• 23 Febbraio 2024 7:09

Gli effetti del divorzio sui bambini

Dr. Walter La Gatta

Il Dr. Walter La Gatta presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttore Scientifico e Terapeuta Senior

A quale età i figli soffrono di più il divorzio? Quando una coppia decide di separarsi, se ha figli, una delle principali preoccupazioni riguarda, ovviamente, il loro benessere. La risposta è che il divorzio è sempre doloroso, per i figli di tutte le età, ma del resto per i figli anche due genitori altamente conflittuali e in perenne disaccordo possono essere non meno faticosi da vivere e da sopportare.

Vediamo dunque i problemi che possono affrontare i figli, secondo le varie età.

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Meno di 3 anni

I bambini di meno di tre anni, al di là di quello che comunemente si crede, potrebbero conservare tracce mnestiche delle prime difficoltà familiari, o delle liti dei genitori. In ogni caso, con la separazione, possono avvertire la mancanza del genitore assente e attaccarsi eccessivamente al genitore presente, per la paura di perdere anche questo.

Per dare delle sicurezze al bambino occorre mantenere una routine abbastanza stabile e non cambiare tutto ogni giorno, a seconda della presenza dell’uno, o dell’altro genitore. Sarebbe auspicabile che entrambi i genitori offrissero gli stessi pasti, allo stesso orario, li conducessero a giocare al parco con le stesse modalità, in modo che il bambino non si accorga di vivere in due contesti troppo diversi.

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Scuola materna 

Tra i 3 e i 5 anni, i bambini cominciano a comprendere meglio l’ambiente che li circonda. In questo periodo della vita le liti dei genitori sono devastanti per le sicurezze che il bambino sta cercando di crearsi. La sensazione che vi sia incertezza o pericolo dell’abbandono può portare i bambini a reagire con crisi di pianto, paure ingiustificate e disturbi del sonno o dell’alimentazione.

Il bambino in età prescolare può anche ritenere che le cose che stanno accadendo intorno a lui/lei siano dovuti a qualche suo comportamento sbagliato. Paradossalmente, se la situazione familiare è molto tesa, una volta ottenuta la separazione il bambino può accettare meglio la nuova routine che gli viene proposta e ricominciare a stabilire le sue abitudini in un ambiente meno ostile.

Anche per questa fascia d’età è importante che i genitori si parlino e stabiliscano dei metodi comuni, per alleviare l’impatto dell’allontanamento di una delle due figure genitoriali, cercando di mantenere il rapporto con l’ex il più civile possibile, almeno in presenza del figlio.

Evitare di parlare al figlio degli errori dell’altro genitore, quasi a imporgli di scegliere, già a quell’età, da che parte stare, come se il bambino avesse la possibilità di comprendere le vicende del mondo adulto. Ancora di più evitare che si senta in colpa per il fatto di sentirsi affezionato anche al genitore assente.


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Età della scuola elementare 

Questa è probabilmente l’età più difficile per i bambini per affrontare la separazione dei genitori. Questo perché sono abbastanza grandi da ricordare i bei tempi di quando si era una famiglia unita. Il bambino non può certamente comprendere le ragioni per cui i genitori non vanno più d’accordo e può rimanere colpito da alcune espressioni, atteggiamenti o insulti che un genitore lancia verso l’altro. Il bambino, inoltre, potrebbe sentirsi diverso rispetto agli altri compagni e chiudersi a riccio, per non comunicare agli altri le proprie insicurezze e malinconie.

L’importante, dunque, è mantenere un rapporto civile fra genitori, ridurre tutti i possibili conflitti e parlare della possibile separazione non davanti al bambino, ma quando lui/lei non c’è, magari facendosi aiutare da un consulente per la mediazione.

Naturalmente, lo scenario migliore è che entrambi i genitori rimangano attivamente coinvolti nella vita del bambino e parlino fra loro, in modo da concordare uno stile educativo. Può essere utile pensare a un supporto psicologico per riuscire ad essere genitori migliori, seppur provati dallo stress di una separazione , oppure leggere dei libri di auto-aiuto, dai quali ricavare dei preziosi consigli.



Dr. Walter La Gatta

Adolescenti

E’ molto più probabile che un adolescente sia in grado di rendersi conto del malessere che i due genitori vivono quando sono insieme. Anche l’adolescente desidera una famiglia unita, ma è più disposto, rispetto ai figli più piccoli, ad accettare la separazione dei genitori, anche per riconquistare un suo quieto vivere.

Gli adolescenti tendono spesso ad essere egocentrici e il loro mondo ruota tipicamente intorno alla vita fuori casa e alle importanti relazioni esterne che stabiliscono in questo periodo con il gruppo dei pari. In questo senso la separazione dei genitori potrebbe anche (apparentemente) non interessarli affatto, se non per quanto riguarda le ricadute personali: ad esempio, il dover andare dall’uno o dall’altro quando invece vorrebbe uscire con gli amici. Sono inoltre possibili lamentele e ricerca di giustificazioni imputate alla nuova organizzazione familiare, alla impossibilità di dedicarsi allo studio, al calo del rendimento scolastico, quasi per voler punire i genitori che hanno pensato più a se stessi che al figlio nella scelta di separarsi.

E’ importante parlare approfonditamente con il proprio figlio adolescente dei propri pensieri e sentimenti, stando però bene attenti a non farlo diventare una sorta di confidente, perché per quanto possa sembrare “adulto” nei ragionamenti, l’adolescente per molte cose è ancora un bambino, dal momento che non ha le esperienze di vita che gli permettono di comprendere ciò che sta accadendo fra i suoi genitori e le ragioni dell’uno e dell’altro. Sicuramente sbagliato è rapportarsi al figlio adolescente come se fosse un amico, al quale raccontare la propria vita da single, cercando frivolmente di azzerare gli anni che distanziano genitori e figli, oltre che i rispettivi ruoli all’interno della famiglia.

E’ bene comprendere che, a qualsiasi età, se un figlio ha una relazione stabile e serena con i genitori, tende ad avere nei loro confronti una maggiore fiducia, si sente rassicurato dalla loro vicinanza e sa che queste figure saranno psicologicamente disponibili quando ve ne sarà bisogno.

In particolare va tenuto presente che il rapporto più a rischio è quello con il genitore assente: questo significa che una buona relazione genitore assente-figlio si costruisce attraverso il tempo (possibilmente di qualità) trascorso insieme, anche se si vive da un’altra parte.

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