C’è una cura per lo scarso desiderio sessuale?
C’è una cura per lo scarso desiderio sessuale?
I problemi legati al desiderio sessuale sono ampiamente considerati tra i disturbi sessuali più diffusi, oltre che tra i più difficili da trattare Parte di questa difficoltà può derivare dalla mancanza di consenso su chi debba essere trattato, quale sia la natura del problema e se si possa davvero parlare di un disturbo da trattare.
Fin dagli esordi della terapia sessuale, introdotta da Masters e Johnson, il trattamento delle difficoltà sessuali ha avuto come obiettivo principale la coppia. Da allora, nella maggior parte dei casi, la coppia è rimasta al centro dell’intervento sia per le disfunzioni sessuali (come l’anorgasmia o l’eiaculazione precoce) sia per i disturbi del desiderio sessuale, identificati successivamente da Kaplan e Lief. Tuttavia, mentre le disfunzioni sessuali sembravano più facilmente trattabili, negli ultimi quarant’anni è mancato un consenso su come concettualizzare e affrontare i disturbi del desiderio.

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Dr. Giuliana Proietti - Dr. Walter La Gatta
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Che cosa si intende per “scarso desiderio sessuale”?
Il basso desiderio sessuale è definito come una riduzione o assenza di interesse verso l’attività sessuale, accompagnata da disagio personale o conflitti di coppia. Non si basa sulla frequenza dei rapporti, ma sul vissuto soggettivo e relazionale di insoddisfazione.
È un problema individuale o di coppia?
Storicamente, la sessuologia, a partire da Masters e Johnson, ha trattato le difficoltà sessuali come problemi di coppia. Tuttavia, dagli anni ’90 in poi, l’attenzione si è spostata sull’individuo, soprattutto sulle donne. Gli approcci relazionali, che considerano il contesto emotivo e comunicativo del rapporto, sono rimasti minoritari anche se sembrano più efficaci nel lungo periodo.
Nei modelli teorici che mantengono l’attenzione focalizzata sulla coppia, il focus non è sul trattamento del soggetto identificato come “paziente” e del suo basso desiderio individuale, ma sulla comprensione delle “discrepanze di desiderio sessuale”, ovvero del contesto relazionale o sistemico in cui una persona desidera, rifiuta o non mostra interesse verso le iniziative sessuali. Gli approcci relazionali considerano il contesto nel quale il sintomo del “disturbo” si origina, chi lo percepisce come problematico, e come, quando e perché esso si manifesta.
Perché la ricerca si è concentrata soprattutto sulle donne, lasciando da parte la coppia?
Perché, dall’introduzione del Viagra nel 1998, gli approcci sistemici e relazionali sono stati in gran parte sostituiti da tentativi di individuare un trattamento farmacologico per il basso desiderio, soprattutto nelle donne. Sull’onda del successo commerciale iniziale del sildenafil, le aziende farmaceutiche hanno cercato di sviluppare farmaci per trattare qualunque forma di “malessere” femminile, anche quando la sua definizione era vaga. Come osservato da Moynahan e Mintzes, si trattava di una “soluzione in cerca di un problema”.
Quanto è comune il basso desiderio sessuale?
Sebbene il basso desiderio sia piuttosto comune (anche se le revisioni della letteratura riportano stime molto divergenti), resta controverso quanto spesso esso rappresenti un problema, e se necessiti effettivamente di trattamento. Le complessità diagnostiche legate alla nosografia del basso desiderio o delle discrepanze del desiderio sessuale rendono difficile anche stabilirne la reale prevalenza.
Come viene diagnosticato il basso desiderio sessuale?
Il basso desiderio non viene diagnosticato in base alla frequenza assoluta dei rapporti, ma sulla base delle lamentele cliniche. Le persone raramente cercano aiuto per il solo basso desiderio, a meno che non vivano o abbiano vissuto una relazione in cui la discrepanza del desiderio ha generato conflitti. È il disagio conseguente, non la mancanza di desiderio, che porta alla consultazione di un professionista.
Perché viene contestato il fatto che avere scarso desiderio sia sintomo di una malattia?
Perché nei problemi di desiderio, occorre prendere in considerazione anche la qualità delle relazioni sessuali stesse. L’attuale assunzione, implicita in molti studi, sembra essere che uomini e donne dovrebbero essere motivati ad avere rapporti sessuali indipendentemente dal fatto che le esperienze siano o meno erotiche e soddisfacenti. Tale idea è, ancora oggi, raramente messa in discussione.
Perché è importante il contesto, ma soprattutto la relazione?
Perché quando una coppia evita rapporti sessuali a causa di conflitti non risolti, la soluzione non è solo il creare “l’atmosfera giusta” , ma piuttosto imparare a gestire il conflitto in modo più efficace.
L’iniziativa sessuale tende ad essere accolta positivamente quando l’atmosfera emotiva è armoniosa, entrambi i partner partecipano con consenso autentico e si aspettano relazioni sessuali piacevoli e reciprocamente gratificanti, basate sulla conoscenza dei desideri reciproci.
Perché sesso mediocre e scarso desiderio si influenzano reciprocamente?
Perché creano un circolo vizioso che porta a ciò che è stato definito la “spirale della morte della relazione sessuale” (Masters WH, Johnson VE.).
Cosa ha comportato la ricerca di una soluzione farmacologica?
La ricerca di una soluzione farmacologica ha comportato la costruzione e la promozione di una nuova categoria di pazienti: donne “affette” da basso desiderio. In questo modo, uomini e coppie con desiderio ridotto sono stati trascurati, così come la natura contestuale del problema, storicamente al centro della terapia sessuale e di coppia. Parallelamente, nel processo di revisione del DSM, il basso desiderio è stato riclassificato come una forma distinta di psicopatologia nelle donne rispetto agli uomini.
Nel DSM-5 infatti, la classificazione del basso desiderio maschile è rimasta invariata come “Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo” (HSDD), come avveniva sin dal DSM-III del 1980. Per le donne, invece, i disturbi di eccitazione e di desiderio sono stati unificati nel “Disturbo da interesse/eccitazione sessuale femminile” (FSIAD), decisione che ha reso ancora più complessa e controversa la questione di cosa trattare.
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Quali sono oggi i trattamenti farmacologici disponibili?
L’unico farmaco approvato dalla FDA per il basso desiderio sessuale è la flibanserina (Addyi), destinata alle donne in età premenopausale. Agisce sul sistema serotoninergico e dopaminergico, ma gli studi mostrano un’efficacia modesta e numerosi effetti collaterali, tanto che le vendite sono rimaste basse. Altri trattamenti sperimentali includono testosterone combinato con sildenafil o buspirone, e iniezioni di bremelanotide, ma nessuno è stato ancora approvato in modo stabile.
I farmaci funzionano davvero?
Le meta-analisi evidenziano risultati poco convincenti e un forte effetto placebo, a volte superiore al 50%. Ciò suggerisce che speranza, contesto relazionale e aspettative influenzino più del principio attivo. Molti ricercatori parlano di “moderno afrodisiaco” più che di terapia clinicamente efficace.
Esistono terapie psicologiche efficaci?
Sì. Tra le più promettenti c’è la Mindfulness-Based Cognitive Behavioral Therapy (MBCBT), ideata da Lori Brotto e collaboratori, che ha mostrato miglioramenti nel desiderio e nella soddisfazione sessuale di donne con basso desiderio. Tuttavia, non riduce in modo significativo la sofferenza associata al problema e non è ancora stata testata su uomini o coppie.

La biblioterapia può essere utile?
Studi di Balzer e Mintz hanno dimostrato che la lettura guidata di libri di auto-aiuto possono migliorare desiderio e soddisfazione nelle donne. È una strategia economica, utile come complemento alla terapia o durante l’attesa di un trattamento specialistico.
E gli approcci naturali o alternativi?
Alcuni rimedi fitoterapici (come maca, trifoglio rosso, luppolo e cimicifuga) mostrano effetti positivi sul desiderio nelle donne in menopausa, ma le evidenze restano limitate e servono ulteriori studi per confermarne la sicurezza.
Come funziona la terapia di coppia per la discrepanza del desiderio?
Vi sono varie opzioni. L’obiettivo non è aumentare la frequenza dei rapporti, ma la qualità dell’intimità, la creatività erotica, la disponibilità reciproca e la connessione emotiva. I risultati preliminari mostrano miglioramenti significativi nella soddisfazione sessuale, anche senza prescrivere attività sessuale specifica.

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Perché è difficile trattare il basso desiderio sessuale?
La difficoltà nasce dalla mancanza di consenso su chi e che cosa trattare. Il desiderio sessuale è influenzato da fattori biologici, psicologici, relazionali e culturali. Trattare solo un aspetto (ad esempio, quello ormonale) significa ignorare la complessità dell’esperienza erotica. Inoltre, molte persone non provano disagio per il basso desiderio in sé, ma per le tensioni che questo crea nel rapporto.
Qual è la direzione più promettente per il futuro?
Gli esperti auspicano un ritorno a una visione integrata e relazionale. Le terapie che promuovono intimità erotica, comunicazione e consapevolezza corporea sembrano più efficaci e sostenibili rispetto alle soluzioni puramente farmacologiche. L’obiettivo non dovrebbe essere aumentare il numero di rapporti, ma la qualità dell’esperienza condivisa.
Dr. Walter La Gatta
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