Un miliardo di cattivi pensieri: occasione sprecata?

Un miliardo di cattivi pensieri: occasione sprecata?

Un miliardo di cattivi pensieri: occasione sprecata?

Dr.ssa Giuliana Proietti
TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
Tel. 347 0375949

 

 


Nei Paesi anglofoni si discute moltissimo di un libro ancora non uscito in Italia, Un miliardo di cattivi pensieri, (A Billion Wicked Thoughts), di cui abbiamo parlato anche noi, qui. Ora, su un giornale canadese, è uscita un’interessante recensione al libro, da parte di Peter Tupper, autore di numerosi libri e giornalista, che abbiamo pensato di offrire in un’ampia sintesi ai lettori, in quanto contiene non solo una critica al metodo di ricerca utilizzato dai due autori (Internet), ma anche all’abitudine di molti ricercatori nel campo della sessualità, di fare ricorso a categorie pre-esistenti di codifica dei comportamenti, senza tentare spiegazioni nuove e originali. Vengono inoltre fatti interessanti riferimenti agli studi più importanti condotti in campo sessuologico.

A33/A12

Alfred Kinsey, autore de Il comportamento sessuale dell’uomo, era un entomologo. Alex Comfort, autore di La gioia del sesso, era un gerontologo. Shere Hite aveva una laurea in storia quando ha scritto Il rapporto Hite sulla sessualità femminile. E Ogi Ogas e Sai Gaddam, autori di una nuova indagine della sessualità su Internet, A Billion Wicked Thoughts, hanno un dottorato di ricerca presso l’Università di Boston, nel Dipartimento di sistemi cognitivi e neurali.

Questo non invalida necessariamente il loro lavoro. Forse il sesso è un tema così carico di tabù e inibizioni, che sessuologi ed esperti designati preferiscono non scriverne, visto che sono troppo preoccupati a mantenere la rispettabilità del loro campo. Per parlarne ci vuole dunque un outsider anticonformista, che si proponga di esplorare dei nuovi territori. Detta meno caritatevolmente, il sesso è anche un argomento che attira una buona quantità di ideologi e ciarlatani.

Uno dei problemi che ostacolano gli studi sulla sessualità è la mancanza di informazioni tratte da una vasta indagine. Il Progetto Kinsey ha riguardato 18.000 uomini e donne negli Stati Uniti, con risultati che furono sorprendenti, come la scoperta che gli omosessuali fossero molti più di quanto si riteneva allora, o che più della metà delle donne praticasse l’autoerotismo. Tuttavia, da allora, non c’è stata una ricerca sulla sessualità umana paragonabile a quella di Kinsey.

Ogas e Gaddam hanno utilizzato uno dei metodi più moderni: Internet. Hanno tratto i dati di ricerca da siti come Dogpile (quasi 400 milioni di ricerche oltre un anno) e AOL. Anche se i dati sono anonimi, si possono comunque conoscere i profili degli utenti dal tipo di visite fatte sul web, e dai loro nick, da “Mr. Bikini” a “Mr. Playstation”.

Gli autori sostengono che questo metodo è altamente sicuro, e permette di comprendere meglio la sessualità di chi non è “WEIRD“, cioè “occidentale, educato, industrializzato, ricco e democratico” (da “Western, Educated, Industrialized, Rich and Democratic”).

In realtà, anche se Internet non è più l’enclave del maschio, bianco, anglofono, di ceto medio, è ancora fortemente rappresentato da questo tipo di popolazione. Cosa ne è, ad esempio, delle persone che non parlano inglese nella ricerca? Ci sono inoltre milioni di utenti Internet che non sono rappresentati nei dati della ricerca: si pensi agli utenti della Cina o alle persone residenti in Paesi dove sono ancora presenti grandi sistemi di censura. Ciò compromette seriamente l’idea che una ricerca compiuta su Internet possa essere universale. 

Eppure, Ogas e Gaddam hanno una vasta raccolta di dati  su cui lavorare. Solo una scansione superficiale delle categorie più popolari di ricerca sessuale su Dogpile appare incredibile. Chi avrebbe detto che le “MILF”(donne mature piacenti, Mother I’d Like to F***, ovvero “madre che mi vorrei sco***”) fossero così richieste, classificandosi al 3 posto dopo “giovane” e “gay”? O che argomenti tabù, come “Incesto” e “bestialità” fossero nella top 15, anche se entrambi battuti da “Mogli che tradiscono”?

Gli autori rivelano la teoria alla base del loro lavoro in solo due pagine. Essi citano ampiamente The Evolution of Human Sexuality (1979), di Donald Symons. Symons peraltro non solo è frequentemente citato nelle e-mail personali, ma ha anche scritto la fascetta pubblicitaria del libro.

La psicologia evoluzionista afferma che ogni comportamento umano può essere spiegato come un adattamento per potenziare le capacità riproduttive. Ciò si riflette ad ogni livello, dai geni alla struttura del cervello, dalle scelte individuali ai comportamenti su larga scala.

Terapia sessuale e di coppia

LGBT friendly

 

Secondo questo libro, maschi e femmine umani si sono evoluti, creando due differenti strategie nella competizione riproduttiva, che si riflettono in tutto, dai mass media alla struttura cerebrale individuale. Gli uomini seguono il modello del desiderio alla “Elmer Fudd, lo sfigatissimo cacciatore di Bugs Bunny” (Taddeo) : ha una sola idea in testa e ricerca all’infinito donne che abbiano segni visibili di salute e fertilità. Le donne seguono il modello del desiderio di “Agenzia di detective Miss Marple” : un vario, mai completo, processo di valutazione del potenziale partner, quanto a ricchezza, status sociale e competenze genitoriali. Il primo desiderio produce pornografia, un ampio catalogo di donne sessualmente attive, mentre l’altro produce romanzi rosa, reiterazioni senza fine di guerrieri maschi alfa che finiscono per soccombere al fascino della protagonista e a trovare una sistemazione in un contesto monogamico domestico.

Leggi anche:  Alcol e sesso: un mix pericoloso

Se tutto questo suona familiare, lo è. Appartiene alle spiegazioni per cui “tutti lo sanno”, “è così”, che vengono eternamente riciclate nelle riviste, da Maxim a Cosmopolitan.

C’è anche una lunga storia ignominiosa di ricercatori che studiano il comportamento animale ignorando o negando i dati che non si adattano alle loro tesi. Ciò è particolarmente evidente negli studi sessuali, in cui vengono prese in esame tutte le varie razze, per supportare teorie sulla promiscuità universale maschile e sulla monogamia femminile. Che hanno a che fare le pratiche riproduttive dei ragni lupo, che non sono neppure dei mammiferi, con gli esseri umani? Citando gli studi sugli animali, quando si discute del comportamento umano, è facile che qualche strano animale abbia un comportamento che venga a sostegno di una propria ipotesi.

La teoria psicologica evoluzionista è particolarmente incline ad aggiungere ipotesi ad hoc alla luce delle nuove informazioni. Se gli esseri umani competono, ciò deve servire per migliorare il fitness riproduttivo;  se collaborano, lo fanno per la stessa ragione. Anche se gli esseri umani fanno qualcosa che non ha nulla a che fare con il coito e la fecondazione, la teoria evoluzionista lo spiega comunque in termini di riproduzione.

Un po’ come dire che i tacchi servono a far sembrare la donna più alta, con gambe più lunghe e vita più sottile, enfatizzando la sua maggiore capacità riproduttiva. Dire che i tacchi alti sono sexy perché rendono le donne più desiderabili trascura il fatto che le scarpe e gli stivali con tacchi erano originariamente indossati da uomini. E’ solo molti secoli dopo che i tacchi hanno cominciato a far parte dell’abbigliamento femminile, insieme a diversi altri capi di abbigliamento, indossati in origine dagli uomini, che le donne hanno copiato e modificato, in un lungo processo che ha riguardato la storia della moda nel mondo occidentale. Un oggetto feticcio porta con sé una storia ricca di simbolismo e di associazioni, sia individuali che culturali.

Il corpo umano stesso è tanto un prodotto della natura come della cultura. La figura ideale femminile (e maschile) cambia continuamente, con modelli che rimbalzano avanti e indietro nel tempo (si pensi al look “alla maschietta”, degli anni Venti o al vitino di vespa del New Look di Dior nel dopoguerra). Anche se la bellezza umana può essere descritta matematicamente, con il presunto rapporto ideale femminile vita-fianchi di 0,7, questo non spiega le variazioni che ci sono state.

I dati degli autori stessi vanno contro questa teoria evolutiva. Nei dati Dogpile, “giovane” è la parola più cercata nella sua categoria, e questo si adatta alla teoria, ma la seconda parola è “gay”, seguita da “MILFs”.”Nonne”, cioè una categoria di persone che non hanno molto in comune con i significati di salute e fertilità, sono in questa classifica al numero 20, davanti a “celebrità” e “asiatici”. Le “mogli che tradiscono” si classificano al quinto posto, il che dovrebbe creare allarmi per la gelosia maschile, invece che eccitazione…

Quindi, come possiamo spiegare la grande diffusione del desiderio sessuale, che non ha nulla a che fare con il fitness riproduttivo? Se lo scopo del sesso è quello di propagare la specie, perché così poco sesso va nella direzione di stabilire una possibile gravidanza?

Già nel 19° secolo, lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing dovette confrontarsi con comportamenti aberranti che non potevano essere categorizzati. Un uomo che ripetutamente avvicina le donne per tagliare loro i capelli è un violento criminale che deve essere punito, o è un malato di mente che ha bisogno di essere curato?

Il libro di Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis, elenca numerosi casi clinici che riguardano sessualità insolite, che vanno da quelle più innocue (un uomo che pagava le prostitute per poter loro radere il viso, dopo averlo coperto di schiuma da barba) alle più terrificanti (un uomo che compulsivamente mutilava i cadaveri). Secondo la sua teoria, lo scopo del desiderio è la procreazione umana: tutto ciò che non porta in quella direzione è una perversione. Il suo concetto chiave per spiegare la devianza sessuale era “parestesia”, ovvero “perversione dell’istinto sessuale, cioè eccitabilità delle funzioni sessuali in presenza di stimoli inadeguati.” Il sadismo sessuale, per esempio, era lontano dall’idea di riproduzione. Il masochismo, un termine da lui stesso coniato, riguardava il desiderio passivo (naturale nelle donne) esposte al desiderio sessuale degli uomini. Se però le donne mostravano un’estrema sottomissione sessuale, Krafft-Ebing le riteneva affette da “schiavitù sessuale”.

Il libro di Krafft-Ebing era destinato a medici ed avvocati, e molte parti sono state scritte in latino per non divulgarle al grande pubblico. Nonostante questo, il libro è stato ormai letto da molte persone e resta un utile strumento per comprendere gli studi compiuti sul sesso, fino ad oggi.

DR. GIULIANA PROIETTI
Psicoterapeuta Sessuologa


Terapie online,
individuali e di coppia
Tel. 347 0375949

Ogas e Gaddam hanno lo stesso problema del loro antenato intellettuale Krafft-Ebing, e fanno lo stesso errore: classificano i desideri come “allineati” o “non allineati” dove questi ultimi sono il risultato di fattori ambientali che interferiscono con l’imprinting sessuale. Questo dipende più dalla classificazione di sessualità “normale” o “anormale”, che dai loro desideri. Una persona gay o una persona che si eccita con un feticcio ad un certo punto della loro vita vivono un momento di consapevolezza in cui si rendono conto che il loro desiderio sessuale non è considerato “normale” dalla loro cultura di appartenenza. Eppure il loro desiderio non nasce da un processo diverso rispetto al desiderio considerato “normale”.

Intenzionalmente o no, la teoria di Ogas e Gaddam ritiene normale l’eterosessualità e patologica l’omosessualità. In realtà, nel libro non c’è discussione sull’omosessualità fino a pagina 125, a partire da un passaggio sulla “versatilità sessuale femminile”. Il capitolo dedicato all’omosessualità maschile inizia in modo bizzarro, sostenendo che i gay hanno il pene più lungo e più largo, in media, rispetto agli uomini etero, e da questo si arriva a discutere delle strutture cerebrali gay ed etero. I gay vengono definiti “ermafroditi neurali”, visto che mettono insieme l’attrazione verso alcune specifiche parti del corpo, tipica dei maschi eterosessuali, con la ricerca delle femmine eterosessuali di “maschi alfa”, cioè dominanti. Questo è attribuito alla teoria controversa delle influenze ormonali prenatali.

Ci si potrebbe chiedere come gli autori applichino questa teoria alle lesbiche. La risposta è che semplicemente non lo fanno. Un miliardo di pensieri malvagi ha più da dire sulla sessualità dei ratti talpa che sulle lesbiche. E’ come se ci fosse un intero capitolo mancante in questo libro. C’è il silenzio pressoché totale su questo quadrante del desiderio umano: perché gli autori non potevano adattare alle lesbiche le loro tesi? Perché non le considerano degne di essere studiate? O perché non hanno trovato nessun amore lesbico da studiare ? Questo è comunque un chiaro limite del libro.

Quando si tratta di argomenti controversi, come le fantasie di stupro delle donne o le fantasie degli uomini gay verso gli uomini eterosessuali o delle tentazioni bisex negli eterosessuali, la spiegazione viene sempre attribuita ai circuiti cerebrali malfunzionanti. L’applicazione della psicologia evoluzionista diventa tautologica: gli uomini agiscono in questo modo, le donne in questo modo, tranne quando non è così.

Quando si esaminano le frontiere più lontane della sessualità umana, si incontrano nuovi continenti pieni di soggetti sconosciuti. Perché tanti uomini sono attratti da transessuali non operati? Perché le scrittrici di fanfiction amano descrivere i loro personaggi maschili come se fossero incinti? Perché i seni grandi piacciono agli uomini? Queste espressioni del desiderio devono essere valutate in termini propri, invece di attribuirle a categorie preesistenti.

Altri scrittori sul sesso, come Robert J. Stoller e Michael J. Bader, sottolineano che un feticcio o una fantasia devono essere intesi non solo come una caratteristica mentale o come un impulso istintivo, ma come una narrazione, una storia. Sono piccole storie che ci raccontiamo per placare le nostre ansie e le paure del rifiuto personale, il fallimento dei ruoli di genere, la disapprovazione di figure autorevoli e simili.

Cercare di comprendere un feticcio comune, come la preferenza di un uomo per le donne dai seni enormi, fa scoprire una narrazione personale che vede questo tipo di donna come più sexy o più accomodante rispetto alle altre donne, e quindi meno passibile di respingere le sue avances. Che sia vero o no, l’ansia maschile svanisce e così l’uomo può liberamente eccitarsi.

Le fantasie sessuali rivelano la complessità della natura umana: siamo gli unici animali che raccontano storie.

A parte i gravi problemi di metodologia e teoria, disturba nel libro anche il tono scherzoso ed inquietante che prende a prestito citazioni sul maschio dagli spettacoli di cabaret, come dalle celebrities e dall’attualità.

 

Più preoccupante è la sfumatura di etero-centrismo e una trascuratezza diffusa sulle persone omosessuali, oltre al silenzio “imperdonabile” nei confronti del desiderio lesbico.

Un miliardo di cattivi pensieri sarebbe dunque niente più che un’occasione sprecata. Anche se con metodi e qualifiche discutibili, cani sciolti come Alfred Kinsey e Shere Hite ci hanno detto cose su noi stessi che non conoscevamo. Ogas e Gaddam hanno solo ripetuto quello che già si sapeva.

Dr. Giuliana Proietti

“Non si progredisce migliorando ciò che è già stato,
bensì cercando di realizzare ciò che ancora non esiste”.
(Khalil Gibran)
Clinica della Coppia Online Therapy

Fonte:

Sex on their brains, The Tyee

Immagine:

Pexels

 

 

Please follow and like us:
Un miliardo di cattivi pensieri: occasione sprecata?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su