• 24 Maggio 2024 23:40

Clinica della Coppia

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Matrimonio e convivenza: ricerche a confronto

Matrimonio e convivenza

Matrimonio e convivenza: ricerche a confronto

Dr. Walter La Gatta

Il Dr. Walter La Gatta presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttore Scientifico e Terapeuta Senior

Recentemente è stata pubblicata una review che cita un’ampia rassegna di altri studi condotti in precedenza sulla coppia sposata e convivente. Ve ne riportiamo qui di seguito un’ampia sintesi.

Il matrimonio è da tempo riconosciuto come una istituzione sociale fondamentale, ma i cambiamenti della società moderna, in particolare per quanto riguarda l’individualismo, hanno fatto si che molte funzioni, una volta confinate al matrimonio, ora avvengano al di fuori di esso. La sessualità dei non coniugati, le convivenze, i parti fuori dal matrimonio, sono aumentati drasticamente negli ultimi 40 anni e sono ora considerati aspetti comuni della vita familiare, in molti Paesi occidentali industrializzati.

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Questi cambiamenti hanno reso indistinti i confini del matrimonio, tanto da chiedersi che cosa sia oggi realmente il matrimonio e se le sue funzioni tradizionali possano essere organizzate in modo diverso.

A differenza di molti paesi industrializzati, gli Stati Uniti hanno mostrato un forte attaccamento all’ideale del matrimonio, e l’indebolimento del matrimonio tradizionale ha stimolato recentemente un dibattito sul ruolo delle politiche pubbliche nella promozione del matrimonio.

Gli sforzi per incoraggiare il matrimonio sono stati sostenuti dalla ricerca, che lo ha collegato esplicitamente ad un maggiore benessere per entrambi i partners. A seguito di una vasta ricerca su benessere psicologico, salute, reddito, e longevità, hanno ad esempio concluso che: “la scienza tende a confermare la saggezza della nonna: nel complesso, l’uomo non era destinato a vivere da solo, e neanche la donna. Il matrimonio rende le persone più felici”. 

I primi studi sull’argomento si sono focalizzati contemporaneamente su persone sposate e non , il che ha reso difficile analizzare gli effetti del matrimonio, in meglio o in peggio. I lavori più recenti hanno invece mantenuto una distinzione netta fra soggetti sposati e non sposati , il che non ci permette di mettere a confronto il matrimonio con altre relazioni di coppia.

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I progressi nella ricerca hanno spinto più specificamente su questi temi, e gli studiosi hanno cominciato a mettere in discussione l’entità e la portata dei vantaggi consentiti dal matrimonio.

Studi recenti hanno messo in luce quattro meccanismi causali che collegano il matrimonio e il benessere: istituzionalizzazione, ruoli sociali, sostegno sociale, e impegno.

L’istituzionalizzazione evidenzia la prospettiva normativa e le strutture giuridiche che specificano diritti e responsabilità e portano con sé norme di comportamento appropriato, rafforzate dalla famiglia, dagli amici, e dalla società in senso più ampio.

I ruoli sociali riguardano in particolare le aspettative che sul matrimonio si fanno gli individui, uomini e donne. I ruoli coniugali sono al centro della interazione tra gli sposi: essi offrono delle linee-guida su come essere una buona moglie o marito, ivi incluse le aspettative circa la famiglia, la condivisione delle risorse finanziarie, e la divisione di genere del lavoro domestico e del lavoro esterno.

L’importanza del sostegno sociale fra coniugi è ben definita. I coniugi si donano intimità, compagnia, e interazioni quotidiane, anche attraverso le relazioni stabilite dalla coppia con reti di amici, parenti, e comunità più vasta, cui essi possono attingere in caso di necessità.

Infine, vi è la natura pubblica del matrimonio, spesso assunta in presenza di familiari, amici, e comunità religiosa, ciò che Cherlin ha chiamato “fiducia esecutiva” (2000). Il coinvolgimento di altri nel sostenere il contratto di matrimonio rafforza l’impegno e facilita comuni investimenti a lungo termine, come ad esempio gli investimenti finanziari in beni immobili e gli investimenti specifici nei confronti della relazione. Si pensi, ad esempio, al tempo e alle energie spese nella cura dei bambini piccoli e, con il passare del tempo, l’aver creato una storia condivisa con l’altro/a può diventare, di per sé, una fonte di significato, di auto- definizione,  di benessere.

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I conviventi non sposati condividono i benefici tipici del matrimonio. Il matrimonio e la convivenza permettono infatti di vivere con un partner che diventa un potenziale confidente, una persona che ha cura dell’altro/a, ed entrambi rivestono ruoli sociali che sono visti come migliorativi per la salute e il benessere, attraverso informazioni, attenzione alla salute, ecc.  Questi atteggiamenti, che incoraggiano nel/nella partner i comportamenti sani (e scoraggiano quelli non sani) possono favorire un senso di impegno nella relazione, promuovendo ulteriormente la salute e il benessere.

A livello sociale, la convivenza non prevede i vincoli giuridici e le sanzioni tipiche del matrimonio, e le norme sui ruoli sociali dei partner conviventi sono meno chiaramente definite. In questo contesto, ci può essere meno certezza sulle relazioni e maggiore rischio nel fare investimenti comuni, mettendo in comune delle risorse, o  investendo sul benessere dell’altro, attraverso atteggiamenti di cura nei confronti del partner. Visto che la convivenza fornisce una parte del sostegno sociale e dell’impegno che sono presenti anche nel matrimonio, pur senza i supporti istituzionali tipici del matrimonio, in questo senso si può dire che sia il matrimonio che la convivenza possono contribuire ad aumentare il benessere delle persone, anche se il matrimonio potrebbe farlo in misura maggiore.

Il coinvolgimento sociale nel sostenere un matrimonio è generalmente considerato come uno dei maggiori vantaggi del matrimonio, ma un altro punto di vista sottolinea i costi che esso comporta. Le aspettative più strutturate di matrimonio possono infatti imporre obblighi sociali sgraditi e lasciare poco spazio per coltivare le relazioni esterne, l’autonomia e la crescita personale. Alle coppie può essere lasciata minore flessibilità nel definire ruoli e costruire relazioni e far si che i partners scelgano come meglio credono.  La convivenza dunque può essere un modo per ottenere alcuni dei benefici del matrimonio, senza doverne sostenere i costi associati con i ruoli più definiti e il carattere pubblico del matrimonio formale.

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Il Dr. Walter La Gatta presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttore Scientifico e Terapeuta Senior

Le persone sposate differiscono infatti, nei confronti dei conviventi, anche per le loro aspettative e gli orientamenti, riportando un desiderio maggiore di allargare la famiglia, di assumere ruoli familiari più tradizionali, di prendere meno in considerazione la possibilità di lasciarsi ed avere un coinvolgimento anche di tipo religioso, rispetto a chi semplicemente convive.  Gli sposati, ad esempio, dedicano un maggiore impegno alle loro relazioni ed hanno relazioni di migliore qualità.

Le prime ricerche che mettono a confronto il matrimonio e la convivenza sono in gran parte incentrate sul legame durante la convivenza prima del matrimonio e la successiva unione coniugale.

Questi studi condotti su matrimonio e convivenza hanno finora mostrato più vantaggi nel matrimonio, rispetto alla convivenza, pur con eccezioni e incongruenze.

Gli studi di Horwitz e White (1998) ad esempio, non hanno riportato alcuna differenza nel livello di depressione tra le persone sposate e conviventi. Lo studio di Ross era basato su una sezione trasversale dell’indagine condotta sulle famiglie americane, mentre Horwitz ha utilizzato un campione di giovani adulti non sposati del New Jersey. Questi risultati  sulla depressione sono in contrasto con i dati sui problemi di alcol, che risultano maggiori tra conviventi, così come con i risultati sul benessere psicologico del National Survey of Families and Households (NSFH). Gli sposati della “wave 1” del NSFH sono ad esempio risultati godere di un maggiore benessere rispetto ai conviventi quanto a felicità complessiva e depressione, differenze dovute in gran parte alla maggiore instabilità percepita nel rapporto di convivenza.

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Kim e McHenry (2002) e Lamb e colleghi (2003) utilizzando i dati del NSFH hanno scoperto che gli sposati mostrano una minore depressione. Essi sono seguiti dai conviventi che poi si sono sposati, e, infine, da coloro che hanno semplicemente convissuto, o sono rimasti single. Tuttavia, nessuno di questi studi ha studiato gli effetti del tempo sulla formazione della coppia oppure l’effetto di aver escluso i separati dal campione considerato, cosicché vi potrebbe essere una sovrastima degli effetti positivi legati al matrimonio.

La ricerca condotta su matrimonio e convivenze ha dimostrato inoltre che i conviventi non tendono a cercare la casa vicino a quella dei loro genitori come fanno gli sposati e hanno meno probabilità di scambiarsi dei favori con i genitori. I conviventi sono risultati anche anche meno propensi a partecipare ad eventi formali: essi tendono piuttosto ad interagire in modo informale con la famiglia, gli amici, i vicini e i colleghi di lavoro.

Sarkisian e Gerstel (2008) hanno dimostrato, in contrasto con quanto sopra, che gli uomini e le donne coniugati sono meno coinvolti nel rapporto con i genitori, i fratelli, i vicini di casa, e gli amici rispetto ai non-sposati e agli ex sposati. Poiché però Sarkisian e Gerstel non hanno esplorato le differenze tra matrimonio e convivenza, è difficile conciliare questi risultati incongruenti.

Si sa invece che la qualità del matrimonio tende a diminuire con la durata,  così come del resto accade per la qualità dei rapporti di convivenza. Queste riduzioni suggeriscono che i benefici del matrimonio non devono essere valutate solamente in un certo periodo, ma che occorre tenere conto dello stato di benessere mentre il matrimonio o la convivenza sono in corso.

Un’eccezione è quella di Williams and Umberson (2004), i quali hanno esaminato i cambiamenti auto-valutati nella salute, tenendo conto anche della durata del matrimonio, trovando migliori stati di salute tra gli uomini nei primi anni di matrimonio.  Zimmermann e Easterlin (2006) hanno studiato in Germania il benessere soggettivo, trovando una crescita iniziale del benessere dopo il matrimonio e poi un successivo declino, con livelli tuttavia ancora un po’ al di sopra dei risultati raggiunti dai “mai sposati”. Lucas, Georgellis, Clark, Diener, 2003, hanno mostrato che il benessere soggettivo torna velocemente ai valori di base dopo una breve  “luna di miele”). Soons, Liefbroer, e Kalmijn (2009) hanno riportato un aumento iniziale e poi un lento declino nel benessere soggettivo, nelle unioni sia informali che formali, nei Paesi Bassi.

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È stato inoltre a lungo ipotizzato che l’unione matrimoniale sia più vantaggiosa per gli uomini che per le donne, anche se studi recenti hanno dimostrato che sia gli uomini che le donne ne traggono salute e benessere psicologico, con qualche variazione in particolare per quanto attiene la risposta emotiva.

Si è visto inoltre che il legame di coppia è influenzato dalla storia precedente dei due partners. Può essere infatti che un divorzio avvenuto in precedenza o modelli negativi di interazione e stress relativi a relazioni passate possano aumentare la possibilità di insoddisfazione e di dissoluzione del matrimonio, o che tale unione possa apparire più debole nelle seconde nozze, riducendo i vantaggi.

Il matrimonio è associato anche ad altri importanti eventi della vita, e questi possono influire sugli effetti stimati dell’unione matrimoniale. In particolare, nonostante l’indebolimento che spesso creano nel legame di coppia, i bambini tendono ad essere considerati come parte del “pacchetto” del matrimonio.

La transizione alla genitorialità è stato collegata ai livelli più bassi di benessere soggettivo e di rapporto coniugale di qualità; anche se questo legame sembra dipendere da fattori quali la parità nella coppia, la situazione generale che i due partners vivono,  il genere sessuale, che possono smorzare completamente le associazioni positive tra  legame matrimoniale e benessere.

Infine, il matrimonio e la convivenza sono stati osservati anche nelle loro valenze economiche, visto che permettono una vita più agiata, data l’unione dei due stipendi o redditi.

Dr. Walter La Gatta


Ipnosi clinica

Il Dr. Walter La Gatta presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia
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Fonte:
Kelly Musick, Larry Bumpass, Reexamining the Case for Marriage: Union Formation and Changes in Well-being, Journal of Marriage and Family

Immagine:
Unsplash

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Di Dr. Walter La Gatta

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