• 25 Maggio 2024 19:38

Clinica della Coppia

Che l'amore è tutto è tutto quello che sappiamo dell'amore. Emily Dickinson

Erotismo e disfunzione erettile

Erotismo e disfunzione erettile

Terapie Online Giuliana Proietti

Un paziente, dopo aver osservato dei problemi nei rapporti sessuali, decide di parlarne con il medico, il quale gli diagnostica una disfunzione erettile e gli prescrive un farmaco inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5), che si usa normalmente per il trattamento della disfunzione erettile. Il paziente accetta con gratitudine la cura. Qualche mese più tardi, il paziente torna dal medico, il quale gli chiede informazioni sull’efficacia del trattamento. Il paziente conferma di aver preso le pillole regolarmente, ma sostiene che esse non hanno avuto alcun effetto e che tutto va come prima. “Come mai”? Chiede il medico perplesso. Il paziente: “Mia moglie non aveva voglia di fare l’amore”.

Questa storiella anticipa il problema del trattamento della disfunzione erettile: nessun trattamento sarà efficace se la relazione di coppia non funziona. Non tutto ciò che funziona a livello fisiologico funziona poi in camera da letto.

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Salonia et al (2012) consigliano infatti di accompagnare il trattamento medico della D.E. con il trattamento psicosessuale, altri sostengono sia pericoloso separare i due trattamenti (vedi Jannini et al. 2010) ed alcuni mettono addirittura in guardia contro gli effetti potenzialmente nocivi del sildenafil in alcuni rapporti di coppia (vedi Perelman 2001). Un rischio che può essere affrontato ed evitato è la formazione di aspettative non realistiche circa l’efficacia del trattamento, sia da parte del paziente, sia da parte del partner.

Conaglen e Conaglen (2012) hanno recensito la letteratura sulla disfunzione erettile dal punto di vista della coppia osservando che i farmaci prescritti, seppure efficaci da un punto di vista fisiologico, possono avere un tasso di interruzione del 60 %. Questi possono essere dovuti probabilmente agli effetti collaterali indesiderati nell’uomo, ma anche nella riacquisizione della capacità di mantenere naturamente l’erezione.

Fisher et al. ( 2005 ) hanno dimostrato che, in generale, le partner femminili di pazienti che fanno uso di inibitori della PDE5 hanno un’esperienza sessuale più soddisfacente rispetto alle partner di uomini che non ne fanno uso. (Le partners erano a conoscenza del fatto che l’uomo assumeva farmaci per combattere la DE).

Ciò nonostante il farmaco viene facilmente abbandonato. Conaglen e Conaglen (cit.) hanno notato che i due partners spesso danno spiegazioni diverse circa l’abbandono.

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La realtà è che l’adesione ad un trattamento di lungo termine è in genere scarsa e questo è il caso anche della DE. Ci si dovrebbe dunque chiedere perché un farmaco efficace e che migliora i rapporti sessuali della coppia venga poi facilmente abbandonato. C’è un legame critico tra efficacia del trattamento e consapevolezza della partner?

Per dare una risposta a questa domanda non basta ovviamente concentrarsi esclusivamente sulla tempistica dell’efficacia o sulla fisiologia della tumescenza peniena o sulla rigidità, (vedi Jannini et al., 2012) ma occorre guardare l’argomento focalizzandosi sulla psicologia del sesso.

Althof (2002) nel saggio ‘Quando la sola erezione non è sufficiente: gli ostacoli biopsicosociali nel fare l’amore’ suggerisce che l’efficacia a lungo termine degli inibitori della PDE5, come di altri interventi per aiutare a raggiungere l’erezione, può dipendere in modo critico dal contesto in cui essi vengono presentati al paziente.

 

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I trattamenti contro la disfunzione erettile utilizzati segretamente dai pazienti impediscono la costruzione o il mantenimento di una buona intimità di coppia. Coinvolgere la partner al momento della prescrizione del farmaco può essere di aiuto per erotizzare, anziché medicalizzare, il trattamento e migliorare così la sua efficacia nel lungo termine.

Chevret-Méasson et al. (2009) fanno notare che è possibile migliorare la qualità della vita sessuale di coppia impiegando un approccio sinergico che coinvolga la coppia nella consultazione. Questi autori mostrano che il coinvolgimento della partner nel trattamento migliora la compliance anche in termini di durata.

L”ideale sarebbe, come afferma Althof (cit.) che ogni uomo portasse con sé la partner durante la visita medica e che entrambi fossero visitati, contemporaneamente dal medico e dallo psicologo. Dopo aver intervistato gli uomini con disfunzione erettile e le loro partner, per migliorare la motivazione, Gerster et al. (2012) raccomandano che le partner assistano alla visita medica e supportino il partner nel trattamento, per esempio, ricordandogli di assumere il farmaco o cooperando negli esercizi terapeutici.


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Recentemente, la ricerca da Carvalheira (2012) ha confermato questo e ha riferito che la partecipazione delle partners effettivamente può migliorare la terapia in termini di durata.

Ipoteticamente, lo scambio medico-paziente, potrebbe andare in questo modo: il medico invita la coppia nel suo ufficio e dice alla donna: ‘Suo marito / compagno vorrebbe provare un inibitore della PDE5 (es. Viagra o Cialis). Cosa ne pensa? Se la partner risponde che va bene per lei, il medico compila la prescrizione e la consegna direttamente a lei, chiedendole di dare al suo uomo la pillolina del piacere, quando lo ritiene opportuno. Il trattamento in questo modo viene legato in modo particolare alla partner e non solo alla fisiologia del pene del paziente.

Per questo la partner dovrebbe essere coinvolta sin dall’inizio. Questo combatte la medicalizzazione del sesso ed anzi diventa un fattore di erotizzazione.La partner viene in questo modo dotata di un accessorio erotico ulteriore, capace di stimolare l’eccitazione sessuale. E’ fondamentale che il paziente non si senta un malato o un disabile a causa della sua necessità di assumere farmaci per controllare l’erezione.

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Oggi si tende a medicalizzare tutto e anche gli aspetti normali dell’invecchiamento umano vengono trattati come malattie: questo è il caso della funzione erettile ridotta negli uomini più anziani e la menopausa nelle donne. Ci si pone il problema dell’efficacia dal punto di vista organico, ma poco si fa per migliorare la vita sessuale del paziente pensando non solo a lui, ma anche all’oggetto del suo interesse sessuale, ovvero la sua partner.

McCarthy (2001) scrive: “Il Viagra funziona meglio … quando la donna è vista come una partner intima la cui eccitazione favorisca l’eccitazione di lui”. Implicita l’idea che l’eccitazione sessuale quando il trattamento della DE viene resa parte dell’interazione erotica.

Il valore dell’erotizzazione è già stata esplorata per migliorare l’uso del preservativo. Tanner e Pollack ( 1988 ) hanno dimostrato che la conformità all’uso del preservativo è migliorata quando i profilattici sono stati proposti come additivi erotici piuttosto che come necessità di profilassi per prevenire la gravidanza o una malattia a trasmissione sessuale. In modo simile, l’erotizzazione del trattamento della DE può essere più efficace quando entrambi i partner vengono messi di fronte al reciproco interesse di una buona intesa sessuale.

Questo significa che la DE va vista come un problema della coppia e che trattare l’uomo singolarmente può portare ad una diminuzione della soddisfazione sessuale nel rapporto, se non ad una perdita dell’interesse sessuale.

La maggior parte degli uomini trattati per carcinoma prostatico hanno qualche DE residua con conseguente disagio e rischiano una irreversibile atrofia del pene, se non cercano tempestivamente una forma di riabilitazione. Gli uomini sessualmente attivi prima dei trattamenti contro il cancro alla prostata sentono la DE iatrogena come un grave disagio (Steinsvick, 2012). Oltre la metà di questi uomini cerca un trattamento dopo un intervento di questo tipo. Le prescrizioni riguardano i farmaci inibitori della PDE5,oppure l’utilizzo di dispositivi chiamati “vacuum erection device”, e ancora meno persone ricevono informazioni per la cura a base di iniezioni endovenose (per esempio, la papaverina, fentolamina e / o alprostadil).

Le persone che soffrono di disfunzione erettile si dividono generalmente in tre categorie: (1) coloro che desiderano mantenere il segreto, (2) coloro che rivelano alla partner che stanno usando un trattamento contro la DE, ma che lo assumo in segreto (3) coloro che rivelano alla partner che stanno usando un trattamento contro la DE e che la coinvolgono in questa gestione.

Gli uomini della terza categoria (così come le loro partner) sono dunque gli unici ad avere la possibilità di erotizzare il trattamento e probabilmente di trarne anche i maggiori vantaggi.

 

In realtà sono meno del 40 % gli uomini che soffrono di disfunzione erettile moderata o lieve e che parlano con la partner della cura con inibitori della PDE5 (vedi per esempio, Klotz et al. , 32 p.165). Questo spesso riflette una mancanza di comunicazione tra i membri della coppia … (che) … può influenzare il comportamento di ricerca della terapia nell’uomo, e le aspettative riguardo alla cura, ivi compresa la sua accettazione o il suo rifiuto. (vedi Fisher WA, Eardley I, McCabe M, Sand M. 2009)

La ricerca sessuologica sull’argomento tende ad incoraggiare i medici riguardo al consigliare i pazienti di non nascondere o mascherare i trattamenti relativi alla D.E. per il fatto che ‘ i segreti nelle relazioni sono spesso controproducenti’ (vedi Althof, op. cit). Infatti, in uomini e donne con problemi di eccitazione sessuale, l’intimità emotiva risulta essere il maggiore predittore di soddisfazione sessuale. (vedi Pascoal PM, Narciso I, Pereira NM, 2013).  Per consolidare questi risultati, ai pazienti basterebbe ricordare che l’intimità è, per definizione, la condivisione esclusiva di qualcosa con qualcuno, che non è condivisa con altri.

La gravità della disfunzione erettile del paziente può richiedere qualcosa di più invasivo o meccanicamente complesso, come ad esempio iniezioni del pene o il “vacuum erection device”. In questa situazione, l’uomo ha sicuramente molte più difficoltà a nascondere questo suo bisogno di preparazione alla partner. Questi pazienti costituiscono in genere la seconda categoria. Qui, il trattamento è visto come un intervento necessario, ma che si intromette nei loro incontri sessuali. Il trattamento interrompe i preliminari, e potrebbe essere anche scelto di andare addirittura in un’altra stanza per prepararsi. La persona che si comporta così dimostra di avvertire una disabilità, di non essere all’altezza delle aspettative sociali e di essere dunque una persona “impotente”, con una identità maschile fallocentrica fortemente minacciata.

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I terapeuti sessuali, che sono a conoscenza di questo problema, spesso consigliano ai pazienti di applicare il dispositivo al di fuori della camera da letto e prima di qualsiasi preliminare. Questo separa il sesso atto dalla gestione del dispositivo, ma richiede un livello di pianificazione che è difficilmente etichettabile con il termine “erotico”. Infatti, una ricerca condotta (vedi UPI 2011) negli Stati Uniti ha mostrato che più di tre quarti degli intervistati preferiscono una sessualità spontanea. In questo caso è meglio sicuramente rinunciare ad un po’ di spontaneità, manovrando i dispositivi utili per l’erezione fuori della camera da letto, in cambio di una minore sensazione di frustrazione.

Tuttavia, anche in questo caso, se l’erotizzazione è possibile, si possono ottenere i migliori risultati. La partner può partecipare a preparare i farmaci o addirittura a somministrarli, anche attraverso iniezioni, come parte dei giochi sessuali preliminari.

La terza categoria dunque è quella che raggiunge i migliori risultati, mentre le altre due categorie, pur riscontrando miglioramenti fisiologici, tendono ad abbandonare la terapia.

A conferma queste osservazioni, Sato et al. (2013)  hanno scoperto che in un campione di uomini con disfunzione erettile a seguito di  prostatectomia radicale, coloro che avevano delle partners cooperanti avevano mantenuto un maggiore desiderio sessuale e una maggiore motivazione, nonostante la loro funzione sessuale fosse ridotta.

Il paziente ha fiducia nel trattamento perché ha fiducia nel sistema medico: dunque in primis deve essere il medico a proporre la terapia nel modo giusto per aiutare il paziente.

Il trattamento della disfunzione erettile prescritto al solo partner maschile focalizza l’attenzione solo sugli aspetti meccaniciì e fisiologici della DE, ignorando gli aspetti psicologici della relazione. Come notano O’Brien et al. (2011), mentre gli effetti collaterali del trattamento possono essere simili nei vari soggetti di sesso maschile, essi possono avere significati particolari e conseguenze diverse in pazienti di diversa età e nelle diverse fasi di follow -up. Questo afferma l’importanza di affrontare non solo la parte fisiologica, ma anche l’aspetto psicosessuale, quando si prescrivono trattamenti per la disfunzione erettile.

La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia
come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior

Giuliana Proietti

I trattamenti per la DE inoltre non eliminano il peso psicologico sottostante, né promuovono una vera intimità tra il paziente con DE e la sua partner. Il paziente può inconsciamente scegliere di abbandonare la cura sessuale e il sesso stesso per ridurre la vergogna e la difficoltà generata da erezioni medicalizzate e meccanizzate. Troppo spesso non si tiene conto dei bisogni e delle aspettative della partner.

Se il paziente è più concentrato sugli aspetti medici e terapeutici del suo disturbo anziché sul piacere sessuale prodotto dalla partner, il problema è che la medicina è entrata in camera da letto, in modo intrusivo e distraente,ovvero l’antitesi di quella spontaneità che è alla base di una buona sessualità.

La disfunzione erettile correla con la depressione e gli uomini che riacquistano la funzione erettile stanno molto meglio con sé stessi.Anche se sono stati compiuti molti sforzi per cancellare la parola ‘impotenza’ e sostituirlo con ‘DE’,di fatto è vero che gli uomini si sentono più potenti in un senso generale quando sono in grado di raggiungere e mantenere l’erezione. Non a caso l’uso eccessivo di inibitori della PDE5 è stato criticato dalle femministe perché questi farmaci tendono ad alimentare il fallocentrismo maschile. (Vedi Grace V, Potts A, Gavey N, Vares, 2006, Loe M. 2004, Tiefer L. 2006), Vares T, Braun V.2006)

Negli uomini, un certo livello di eccitazione sessuale normalmente precede l’erezione, con questi trattamenti si tratta di invertire l’ordine e mettere al primo posto l’erezione, il che può essere sentito come meccanico e innaturale, ma sicuramente riconquistare la potenza erettile può essere di grande aiuto sul piano psicologico.

Stessa cosa si riscontra nelle partners degli uomini sottoposti a terapia, che sembrano beneficiare anch’esse della riacquisita capacità erettile. (Vedi Moskovic DJ, Gittens P, Avila D, Chandrashekar A, Lipshultz L. 1996–2001, Rubio-Aurioles E, Kim ED, Rosen RC, Porst H, Burns P, Zeigler H et al. 2009, Dean J, de Boer BJ, Graziottin A, Hatzichristou D, Heaton J, Tailor A. 2006)

Sarebbe troppo semplicistico concludere che il rapporto coitale è ciò che avvicina maggiormente  uomini e donne. Le ricadute sulla coppia possono riguardare piuttosto il buon umore riconquistato dal partner di sesso maschile, dal miglioramento della comunicazione, dalla riconquista di una buona intimità di coppia.

Se l’uomo  nasconde l’uso di un trattamento di disfunzione erettile, l’intimità e la reciproca condivisione non saranno del tutto possibili. L’uomo si sentirà continuamente in pericolo e potrebbe sentirsi evirato se la partner scoprisse che le sue erezioni si basano su correzioni farmaceutiche.

I trattamenti per la DE possono dunque fare più male che bene nella vita sessuale di una coppia di lungo termine dal momento che, come sostiene Althof  (cit.), “ci sono una miriade di ragioni biopsicosociali che potrebbero colludere per evitare che la coppia raggiunga l’obiettivo dichiarato”.

Per questo è importante raccomandare la consulenza psicologica, coinvolgendo la partner per spostare l’attenzione del paziente dalla sua sensazione di disabilità percepita al piacere sessuale, migliorando così sia la conformità delle cure, sia la loro efficacia.

Dr. Giuliana Proietti


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Bibliografia

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La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia
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Fonte:

Eroticization as a factor influencing erectile dysfunction treatment effectiveness, International Journal of Impotence Research

Immagine:
Freepik


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Di Dr. Giuliana Proietti

Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona ● Attività libero professionale, prevalentemente online ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità. Sito personale: www.giulianaproietti.it La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior.

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