Sexsomnia: fare l’amore mentre si dorme

Sexsomnia

SEXSOMNIA: FARE L’AMORE MENTRE SI DORME

 

Cosa è la sexsomnia?

La sexsomnia, anche chiamata “sesso nel sonno” è un disturbo del sonno. Una persona con sexsomnia mette in atto comportamenti sessuali, anche se sta dormendo.

In cosa consistono i comportamenti sessuali legati alla sexsomnia?

Lui o lei potrebbe masturbarsi, accarezzare un partner a letto, fare sesso orale, impegnarsi in rapporti sessuali, o raggiungere l’orgasmo durante il sonno e non ricordare questa attività il mattino successivo.

Di quale disturbo del sonno si tratta?

Si tratta di un tipo di parasonnia, un comportamento che normalmente non si verifica durante il sonno. Uno degli esempi più comuni di parasonnia è il sonnambulismo, ma vi sono stati casi di persone capaci di mangiare o perfino guidare durante il sonno.

Quando avvengono gli episodi di sexsomnia durante il sonno?

Gli episodi di sexsomnia di solito avvengono nelle prime ore del sonno e possono presentarsi più volte durante la notte.

Quali sono i fattori di rischio?

Fattori di rischio comuni possono essere apnea ostruttiva del sonno e privazione del sonno, ma anche  l’abuso di droghe e di alcol può innescare episodi di sexsomnia. Il comportamento potrebbe anche essere un effetto collaterale di alcuni farmaci.

A+

E’ più comune negli uomini o nelle donne?

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La sexsomnia è più comune negli uomini che nelle donne.

Una persona con sexsomnia può commettere violenza sessuale?

Si. Nei casi più gravi, una persona con sexsomnia può commettere violenza sessuale o stupro. In un articolo apparso su New Scientist, la sexsomnia viene rappresentata come pericolosa in quanto chi ne soffre potrebbe anche fare qualcosa di pericoloso nei confronti del partner, senza volerlo e senza che il partner possa prendere delle precauzioni per proteggersi, nel caso non si renda conto del problema.

Come viene trattata la sexsomnia in termini giuridici?

Sebbene la neurofisiologia di tale comportamento resti sconosciuta, talvolta è stata citata nelle tesi difensive contro alcuni casi di violenza sessuale. Il primo caso è del 2005, quando un tribunale di Toronto assolse un uomo imputato di violenza sessuale, in quanto sosteneva di soffrire di sexsomnia. Il giudice classificò il suo comportamento come un “automatismo non-folle”: l’atto non era volontario in quanto il soggetto non aveva consapevolezza delle sue azioni. In termini giuridici dunque, la sexsomnia viene trattata come una forma di sonnambulismo.

Quando si è parlato, per la prima volta, di sexsomnia?

La prima volta che si è parlato, in una pubblicazione scientifica, del problema è stato nel 1996 in Sleep Research, ma il disturbo veniva ancora chiamato “il comportamento sessuale nel sonno” ( “sexual behaviour in sleep”, SBS) . Il primo tentativo di definire questo disturbo del sonno apparentemente nuovo fu nel numero di giugno 2003 de The Canadian Journal of Psychiatry. In questo articolo la sexsomnia fu classificata come una delle tante parasonnie, che comprendono comportamenti vari, agiti durante il sonno, come il camminare e il parlare nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno.

Sul piano fisiologico cosa avviene nel cervello durante gli episodi di sexsomnia?

Alcuni casi sono stati studiati con un polisonnigrafo (PSG), che registra il sonno a onde lente (SWS). Durante queste registrazioni si sono notati dei flash inspiegabili di eccitazione prodotta da onde-alfa (caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13.9 hertz: sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti l’addormentamento). Alcuni ricercatori hanno pensato che queste potessero essere lievi scariche epilettiche. Tali intrusioni in un sonno profondo sembrano tuttavia necessarie e comunque non sufficienti a scatenare un episodio di sexsomnia. I soggetti studiati inoltre generalmente avevano sperimentato diversi tipi di parasonnia per tutta la vita, in modo tale che l’aspetto sessuale era solo una delle dimensioni di un problema molto più vasto.

Dr. Giuliana Proietti

“Non si progredisce migliorando ciò che è già stato,
bensì cercando di realizzare ciò che ancora non esiste”.
(Khalil Gibran)
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