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L’eiaculazione femminile: esiste davvero?

DiDr. Giuliana Proietti

Ago 16, 2020
Eiaculazione Femminile

L’eiaculazione femminile: esiste davvero?

Terapie Online Giuliana Proietti

Cosa si intende per “eiaculazione femminile”?

Si intende l’emissione di un liquido biancastro dai genitali femminili dopo l’orgasmo. Sarebbe più corretto, tuttavia, definire il fenomeno come “emissione” piuttosto che “eiaculazione”, dal momento che il liquido emesso non contiene sperma e non è utile alla riproduzione.

Da quanto tempo se ne parla?

Erofilo di Calcedonia fece la prima descrizione scientifica di quella che in seguito sarebbe stata chiamata “prostata femminile” nel 300 a.C.. Altre descrizioni si trovano in Ippocrate, nel Kama Sutra e in Galeno.

Non sappiamo, in realtà, se questi antichi testi si riferivano a ciò che oggi intendiamo per “eiaculazione femminile”, oppure se parlassero genericamente delle normali secrezioni vaginali durante il rapporto sessuale. Probabilmente essi si riferivano alle secrezioni vaginali, abbondanti durante l’eccitazione sessuale, per favorire la penetrazione. Niente tuttavia esclude che si possa trattare delle prime osservazioni di un fenomeno raro, ma ormai abbastanza conosciuto, come è l’eiaculazione femminile.

Nel 1642 un ricercatore olandese, Regnier De Graaf, fece una descrizione clinica della prostata femminile utilizzando metodi scientifici moderni. Lo definì “liquido, come quello che di solito sgorga dalle pudenda”. Nel 1800, Alexander Skene caratterizzò ulteriormente l’organo e ne sostituì il nome con il proprio, chiamandolo ghiandole di Skene .

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Quando sono cominciati gli studi scientifici sull’argomento?

Negli anni ’50 del secolo scorso, Ernst Grafenberg, un medico tedesco, introdusse un’idea controversa: postulò infatti che la stimolazione del punto G fosse responsabile dell’eiaculazione del fluido femminile, attraverso le ghiandole di Skene, o ghiandole parauretrali. Grafenberg individuò quello che chiamò Punto G nella parete anteriore della vagina, a metà strada fra la parte posteriore dell’osso pubico e la cervice, lungo l’uretra. (Se la donna fosse distesa sulla schiena, questa zona sarebbe proprio sopra il punto più alto della sua vagina). Questa zona, secondo il medico, poteva essere all’origine dell’emissione di una particolare sostanza liquida, rilasciata dopo l’orgasmo, che però non somigliava né all’urina, né allo sperma.

Gräfenberg, quando parlava di quantità ingenti di liquido, emesso dalla donna dopo l’orgasmo (tanto da richiedere l’uso di un assorbente, per non bagnare il letto), non fu preso molto sul serio: si pensò in sostanza che stesse parlando di una forma di incontinenza urinaria, come accade a molte donne che soffrono di questo problema, il quale può accentuarsi dopo il rapporto sessuale.

Nonostante il suo status di ricercatore rispettato, dunque, le sue descrizioni approfondite dell’eiaculazione femminile furono viste dal mondo accademico come “aneddotiche” nella migliore delle ipotesi e false nel peggiore.

Dopo Grafenberg sono arrivati numerosi studi che rifiutavano apertamente l’idea di eiaculazione femminile. In particolare, anche Alfred Kinsey, famoso per aver inventato la scala Kinsey sull’omosessualità, e per molti versi padre della sessuologia moderna, studiò il tema dell’eiaculazione femminile, sostenendo che erano le contrazioni della vagina che spingevano fuori del fluido dalle pareti vaginali, e quindi non si trattava di una “eiaculazione reale”.

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pochi documenti a sostegno dell’eiaculazione femminile che sono stati pubblicati sostenevano che l’eiaculazione femminile potesse provenire da piccole ghiandole situate appena sotto l’uretra. Allo stesso tempo, un’altra teoria iniziò a fare presa: che l’eiaculazione femminile fosse solo incontinenza urinaria.

Ma, per tutti gli articoli pubblicati, non sono stati eseguiti studi effettivi. Solo a partire dagli anni ’80 gli studi sull’eiaculazione femminile hanno iniziato a considerare seriamente il tema. Un paio di revisioni della letteratura su questo argomento a metà degli anni ’80 hanno considerato lo studio di Addiego et al. (1981)  la prima ricerca “vera” fatta su questo argomento. Si tratta di un caso clinico che “fornisce prove oggettive a sostegno dell’ipotesi che l’eiaculazione femminile, un omologo parziale e sterile dell’eiaculazione maschile, esiste realmente” e che era, almeno in parte, una sostanza chimicamente distinta dall’urina.

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Il panorama della ricerca è leggermente cambiato dopo questo studio, poiché l’obiettivo non era più quello di dimostrare o confutare l’esistenza dell’eiaculazione femminile, ma di classificarne la composizione e l’origine.

Per fare ciò, negli anni ’80 sono stati condotti molti altri studi che hanno classificato definitivamente l’urina e l’eiaculato come due fluidi distinti, o non sono giunti ad alcuna conclusione (Vedasi in particolare Goldberg et al. nel 1983 e Alzate nel 1985).

L’analisi scientifica dei fluidi espulsi condotta dalla sessuologa americana Beverly Whipple nei primi anni ’80 (e poi studi successivi di altri) ha scoperto che l’urea e la creatina – costituenti chimici dell’urina – erano presenti solo a livelli molto bassi. Ha anche rilevato sostanze aggiuntive, come ad esempio l’antigene prostatico specifico, o PSA. (Negli uomini, il PSA è prodotto dalla prostata.  Anche i corpi delle donne, si è sostenuto, contengono tessuto prostatico , nelle ghiandole di Skene).

Negli anni ’80 e ’90 vi sono stati molti altri studi che hanno ulteriormente dimostrato la natura non urinaria dell’eiaculato femminile.

 

Ma le donne hanno davvero una prostata?

De Graaf aveva inizialmente coniato il termine “prostata femminile” per l’organo eiaculatorio femminile, ma questa terminologia fu rifiutata e rielaborata  poiché non si pensava che la prostata femminile (nel caso fosse esistita realmente) fosse analoga alla prostata maschile. Alla fine degli anni ’80 invece vi fu la rinascita del nome di “prostata femminile” per questo organo, poiché erano aumentate le prove che mostravano un’analogia fra la ghiandola prostatica maschile e le ghiandole di Skene della donna.

Il dottor Zaviacic , eseguendo centinaia di autopsie, esperimenti chimici e clinici, riferì che “la prostata femminile è stata osservata in autopsia in due terzi delle donne in età riproduttiva”. Scrisse anche che vi era una notevole variazione nelle dimensioni di questo organo fra donna e donna. Queste variazioni potevano spiegare perché solo alcune donne mostravano questa sorta di emissione dopo l’orgasmo e perché il volume e il colore di quell’eiaculato erano così variabili tra loro.

Giuliana Proietti

Quale differenza c’è fra prostata maschile e femminile?

La prostata degli uomini è un organo  grande come una noce e del peso di 23 grammi, che circonda l’uretra come una ciambella ed è racchiusa in uno strato di sostanza fibromuscolare che si contrae durante l’eiaculazione, per permettere la fuoriuscita del liquido prostatico nell’uretra, dove si mescola con gli altri componenti dello sperma.

La così detta prostata femminile invece varia in misura e forma, anche se molte donne, come si è detto, non l’hanno affatto. Se questo tessuto è presente, esso circonda l’uretra, ed è adiacente alla vagina.

I ricercatori hanno discusso sui piccoli punti anatomici considerati, precisando tuttavia che l’eiaculato femminile, poiché non svolgeva alcuna funzione riproduttiva, non avrebbe dovuto essere chiamato così, per non ingenerare confusioni. (Si è infatti molto discusso sulla definizione stessa di eiaculato : l’eiaculato, per essere tale, deve contenere sperma?)

La ricerca a sostegno dell’eiaculazione femminile è continuata e revisioni sistematiche, come quella di Pastor, hanno ulteriormente evidenziato che l’eiaculazione femminile non era dovuta all’incontinenza urinaria.

Così, il lungo dibattito sembrava essere terminato. In realtà c’è stato un altro studio, nel 2009, che ha negato l’eiaculazione femminile.

Alcuni studi hanno dimostrato che questo organo femminile può soffrire delle stesse malattie della prostata maschile, come il carcinoma, la prostatite e il cancro alla prostata. L’ infiammazione delle ghiandole di Skene può essere implicata nelle UTI croniche (infezioni del tratto urinario) e che queste ghiandole possono sviluppare cisti dolorose .

Uno degli ultimi misteri rimasti è stato evidenziato in uno studio del 2015 che ha eseguito ecografie pelviche di sette donne che dicevano di aver sperimentato l’eiaculazione. Si è scoperto che prima e dopo l’orgasmo la vescica delle donne era vuota, ma durante l’eccitazione, fino all’orgasmo, la vescica si riempiva rapidamente per poi svuotarsi rapidamente dopo l’eiaculazione. Questo eiaculato di grande volume è risultato chimicamente simile all’urina delle donne (sebbene non identico).

Si è parlato anche di due tipi di eiaculazioni : un eiaculato di scarso volume che è lattiginoso e che ha origine principalmente dalla prostata, e uno chiaro, di più ampio volume, originato soprattutto dalla vescica.


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Perché alcune donne hanno questa eiaculazione ed altre no?

Si suppone che i diversi livelli di sviluppo e le dimensioni delle ghiandole di Skene possono parzialmente spiegare perché alcune donne sperimentano emissioni di liquido simili a eiaculazioni ed altre no. Si tratta del resto di un fenomeno molto raro (forse un’anomalia genetica?): le donne che riferiscono di avere una eiaculazione dopo il rapporto sessuale sono pochissime (e questo spiega la difficoltà di osservare e studiare il fenomeno). Esse descrivono il tipo e il colore del liquido prodotto in modo molto variabile: da bianchissimo a più scuro, da poche gocce a un quarto del contenuto di una tazza.

Perché lo “squirting”, il termine popolare per questo tipo di emissione corporea femminile è così popolare?

Perché è spesso rappresentato nei film pornografici: questo ha ingenerato una certa curiosità, specialmente nelle donne (Le donne hanno il 44% di probabilità in più di cercare tale materiale rispetto ai maschi). Nella pornografia le pornostar in realtà urinano, o usano docce vaginali:  si riempono di liquido e poi, contraendo i muscoli vaginali, lo fanno uscire fuori teatralmente. Quindi ciò che gli spettatori vedono nel film porno non è affatto la realtà di uno squirting.

Cosa cambia, sul piano erotico?

Si potrebbe pensare che nelle donne in cui la così detta prostata femminile fosse presente, la zona del punto G potrebbe essere capace di garantire una maggiore eccitazione sessuale. Ciò porterebbe a pensare che le donne che hanno queste ghiandole e dunque questa emissione di liquidi possano provare orgasmi più intensi: anche questo però non è provato e pertanto sarebbe del tutto sbagliato convincersi che le donne più sensuali siano quelle con un apparato genitale in qualche modo simile a quello maschile…

Cosa si può dire in conclusione?

Concludendo, le donne non dovrebbero sentirsi menomate se non raggiungono l’orgasmo vaginale e se non sentono di avere il famoso punto G: la maggior parte delle donne, è bene ripeterlo, non ha la prostata femminile, né il punto G, né il così detto squirting e solo tre donne su dieci raggiungono l’orgasmo durante la penetrazione.

Allo stesso modo però è giusto vi sia informazione su questo punto, affinché né le donne direttamente interessate, né i loro partners, di fronte a queste particolari manifestazioni, non pensino ad una patologia.

Dr. Giuliana Proietti


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Fonti:

Everything you always wanted to know about female ejaculation (but were afraid to ask) NewScientist
https://guardian.ng/life/five-myths-about-female-orgasm-you-need-to-stop-believing/
Ultrasound nails location of the elusive G spot, New Scientist
https://www.bbc.co.uk/bbcthree/article/544c5686-e3bc-4ac2-b4ca-f91eccefe441
https://www.mcgill.ca/oss/article/health-history/can-women-ejaculate-depends-who-you-ask

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Di Dr. Giuliana Proietti

Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona ● Attività libero professionale, prevalentemente online ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità. Sito personale: www.giulianaproietti.it La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior.

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