Quando le famiglie non vanno d’accordo:
❤️Come proteggere la coppia nelle diverse fasi della vita
Quando nasce una relazione importante, insieme ai due partner entrano inevitabilmente in scena anche le rispettive famiglie. Genitori, fratelli, suoceri e, con il matrimonio, consuoceri possono diventare una preziosa rete affettiva, ma anche una fonte di tensioni.
Non è infatti necessario che le due famiglie si piacciano, diventino amiche o condividano lo stesso modo di vivere. Il problema nasce quando antipatie, rivalità, critiche o conflitti fra le famiglie cominciano a condizionare la relazione di coppia.
Come comportarsi allora? Molto dipende dalla fase della vita che la coppia sta attraversando.
Durante il fidanzamento: quanto devono entrare le famiglie nella relazione?
All’inizio di una relazione è normale cercare l’approvazione della propria famiglia. Per molte persone il giudizio dei genitori continua ad avere un peso importante anche nell’età adulta.
Tuttavia, se la relazione diventa seria, è necessario cominciare a costruire una certa autonomia psicologica dalla famiglia d’origine.
I genitori possono esprimere opinioni, dubbi o preoccupazioni, ma la scelta del partner appartiene alla persona adulta che sta costruendo la relazione.
Un errore frequente consiste nel riferire continuamente al partner tutte le critiche espresse dai propri familiari o, al contrario, raccontare alla famiglia ogni litigio avvenuto nella coppia. In questo modo si creano facilmente alleanze e risentimenti che possono durare molto più a lungo del problema originario.
Un buon principio è questo: i problemi della coppia dovrebbero essere affrontati anzitutto dalla coppia.
BENESSERE RELAZIONALE
Non servono grandi crisi per stare male in una relazione...
Dare spazio a queste difficoltà non significa che la relazione sia finita. Significa scegliere di comprenderla prima che il silenzio diventi distanza.
Prenota uno spazio di ascoltoÈ necessario che i genitori approvino il fidanzato o la fidanzata?
No. Naturalmente è piacevole quando esiste una buona relazione, ma l’approvazione familiare non può diventare una condizione indispensabile per poter amare qualcuno.
È però utile distinguere tra semplice antipatia e preoccupazioni fondate. Se più persone segnalano comportamenti realmente aggressivi, manipolatori o pericolosi, può essere sensato ascoltare ciò che stanno osservando.
Molto diverso è il caso in cui un genitore rifiuti il/la partner perché non corrisponde alle proprie aspettative sociali, culturali o personali.
Prima del matrimonio: quali confini è importante stabilire?
Il periodo che precede il matrimonio è spesso quello in cui i rapporti tra le famiglie diventano più intensi. Bisogna prendere decisioni sulla cerimonia, sugli invitati, sulle spese, sulla casa e sull’organizzazione della nuova vita.
È anche il momento nel quale possono emergere più chiaramente rivalità e differenze.
La coppia dovrebbe quindi chiarire alcune questioni fondamentali:
- chi prende le decisioni importanti;
- quanto possono intervenire i genitori;
- come saranno gestiti eventuali aiuti economici;
- come comportarsi di fronte alle critiche delle rispettive famiglie;
- quali informazioni della vita di coppia devono rimanere private.
Queste conversazioni possono sembrare poco romantiche, ma possono evitare molti conflitti futuri.
Che cosa fare se i consuoceri non si sopportano?
Una delle idee più utili è accettare che i consuoceri non hanno alcun obbligo di volersi bene.
Possono essere molto diversi per carattere, stile di vita, valori o sensibilità. Pretendere che diventino amici può creare più problemi di quanti ne risolva.
Ciò che si può ragionevolmente chiedere è un comportamento civile e rispettoso.
Non è necessario trascorrere insieme vacanze, festività o domeniche se ogni incontro diventa fonte di tensione. In alcuni casi mantenere una certa distanza può essere una scelta molto più sana.
La coppia deve prendere posizione quando le due famiglie litigano?
Dipende dalla situazione. Essere neutrali non significa accettare qualsiasi comportamento.
Se un familiare insulta, umilia o aggredisce il partner, è importante stabilire un limite chiaro. Difendere il proprio compagno o la propria compagna non significa necessariamente interrompere i rapporti con la famiglia d’origine, ma comunicare che alcuni comportamenti non sono accettabili.
Allo stesso tempo è meglio evitare di trasformarsi in ambasciatori permanenti del conflitto:
“Tua madre ha detto questo di mia madre”, “mio padre pensa questo di tuo padre”, “tuo fratello ha risposto così…”.
Se ogni frase viene riportata da una famiglia all’altra, il conflitto rischia di alimentarsi indefinitamente.
Che cosa cambia con il matrimonio?
Con il matrimonio, o con una convivenza stabile, la coppia forma una nuova unità familiare.
Questo non significa abbandonare i genitori, ma modificare le priorità. Le decisioni principali sulla casa, sul denaro, sul lavoro, sulle vacanze e sull’organizzazione della vita quotidiana dovrebbero essere prese anzitutto dai partner.
Una relazione adulta richiede infatti un passaggio psicologico importante: la famiglia d’origine rimane importante, ma non dovrebbe governare la nuova famiglia.
Gli aiuti economici dei genitori possono complicare i rapporti?
Molto spesso sì. Una casa, un prestito, un contributo per il matrimonio o un aiuto economico possono essere preziosi, ma talvolta diventano anche strumenti di pressione.
Può accadere che il genitore che offre un aiuto ritenga di acquisire, implicitamente, il diritto di intervenire nelle decisioni della coppia.
Per questo motivo è importante capire fin dall’inizio se un aiuto è davvero un regalo oppure se comporta aspettative e condizioni.
In alcune situazioni rinunciare a un vantaggio economico può significare acquistare una maggiore libertà.
Come gestire Natale, compleanni e festività?
Le festività sono uno dei terreni classici di conflitto tra famiglie.
“Natale da noi”, “Pasqua dai tuoi”, “l’anno scorso siete stati più tempo con loro” possono trasformare rapidamente occasioni affettive in una contabilità delle presenze.
La coppia dovrebbe stabilire una propria organizzazione, cercando un equilibrio ragionevole ma evitando di inseguire una perfetta simmetria.
Si può alternare, dividere le giornate, organizzare incontri separati oppure decidere, qualche volta, di trascorrere una festività semplicemente come coppia.
L’importante è che la decisione venga presa insieme e non sotto la pressione di una delle due famiglie.
Cosa cambia quando arrivano i figli?
La nascita di un bambino può riavvicinare due famiglie, ma può anche aumentare enormemente i conflitti.
I nonni possono avere opinioni molto precise sull’allattamento, il sonno, l’alimentazione, l’educazione, i regali o il tempo da trascorrere con il bambino.
In questa fase è particolarmente importante ricordare che i genitori del bambino sono i responsabili delle decisioni educative.
I nonni possono essere una risorsa preziosa, ma non dovrebbero trasformarsi in una seconda autorità genitoriale.
Come comportarsi se i nonni criticano continuamente l’altro genitore?
È importante intervenire soprattutto quando le critiche vengono espresse davanti ai figli.
Un bambino non dovrebbe essere coinvolto nelle rivalità tra adulti né sentirsi costretto a scegliere fra mamma, papà, nonni materni o nonni paterni.
Commenti svalutanti come “tuo padre è fatto così” o “tua madre non capisce niente” possono creare confusione e conflitti di lealtà.
Il limite dovrebbe quindi essere molto chiaro: i problemi tra adulti devono rimanere tra adulti.
È giusto interrompere i rapporti con la propria famiglia per difendere il/la partner?
Non dovrebbe essere la prima soluzione. Nella maggior parte dei casi è preferibile cercare di costruire confini più chiari, ridurre le occasioni di conflitto e limitare gli argomenti che generano discussioni.
Esistono però situazioni più gravi, caratterizzate da aggressività, minacce, umiliazioni, violenza o continue intrusioni nella vita della coppia. In questi casi può essere necessario aumentare significativamente la distanza e, se occorre, chiedere un aiuto professionale.
È meglio che ciascuno gestisca i propri genitori?
Spesso questa è una buona regola. Quando nasce un problema con la famiglia di uno dei partner, può essere più efficace che sia proprio quel partner a porre i limiti.
Ad esempio, anziché lasciare alla nuora il compito di affrontare direttamente una suocera invadente, può essere il figlio a dire alla propria madre: “Questa decisione riguarda noi due e preferiamo fare così”.
In questo modo si riduce il rischio che il conflitto venga interpretato come una guerra tra genero, nuora e suoceri.
Qual è l’errore più pericoloso per la coppia?
Uno degli errori più dannosi è costringere continuamente il/la partner a scegliere:
“O me o tua madre”, “se mi amassi non vedresti più tuo padre”, “devi dimostrarmi che sto prima io”.
Naturalmente esistono situazioni nelle quali è necessario prendere una posizione netta, soprattutto quando sono presenti comportamenti abusivi o violenti. Ma nelle normali difficoltà familiari, trasformare ogni conflitto in una prova d’amore tende a logorare la relazione.
Qual è invece la strategia più utile?
La coppia dovrebbe cercare di costruire nel tempo una sorta di confine comune.
Questo significa poter dire:
- “Le nostre famiglie possono avere opinioni diverse dalle nostre”;
- “non dobbiamo convincerle a piacersi”;
- “non permettiamo però che si insultino o interferiscano continuamente nella nostra relazione”;
- “le decisioni che riguardano la nostra vita spettano principalmente a noi”.
E se uno dei partner rimane troppo legato alla famiglia d’origine?
Questo è spesso il vero problema nascosto dietro molti conflitti con i suoceri.
La difficoltà non consiste necessariamente nel comportamento della madre o del padre, ma nell’incapacità del partner di stabilire un confine.
Se ogni decisione deve essere approvata dai genitori, se qualsiasi critica familiare determina una crisi nella coppia oppure se uno dei partner non riesce mai a dire “no” alla propria famiglia, può essere utile interrogarsi sul livello di autonomia raggiunto.
In questi casi una consulenza psicologica o una terapia di coppia può aiutare a comprendere meglio le dinamiche familiari e a costruire confini più equilibrati.
Dr. Walter La Gatta
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Image by Ivonne Nöhren from Pixabay

Dr. Walter La Gatta
Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo clinico. Si occupa di psicoterapia individuale e di coppia, sessuologia clinica, disturbi d’ansia, timidezza, fobie sociali, tecniche di rilassamento e ipnosi.
Riceve ad Ancona, Terni, Fabriano, Civitanova Marche Milano e online.
Svolge attività clinica come terapeuta senior e collaboratore scientifico di Clinica della Coppia.
Per appuntamenti: 348 3314908
Email: w.lagatta@psicolinea.it
Sito personale:
www.walterlagatta.it
Altri progetti online:
www.psicolinea.it
www.clinicadellatimidezza.it
www.festivaldellacoppia.it










