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Andare in terapia da soli anche se si è in coppia

Andare in terapia da soli anche se si è in coppia

Andare in terapia da soli anche se si è in coppia

❤️ Quando uno dei due ritiene inutile la terapia

Quando una relazione attraversa un periodo difficile, una delle prime idee che possono venire in mente è quella di rivolgersi a un terapeuta di coppia. Non sempre però entrambi i partner condividono questa scelta.

Può accadere che uno dei due ritenga inutile la terapia, abbia paura di essere giudicato, non creda nella psicologia, oppure semplicemente non senta il bisogno di confrontarsi con uno specialista.

In queste situazioni molte persone si trovano davanti a un dilemma: ha senso iniziare un percorso da soli, anche se il problema riguarda la coppia?

La risposta è sì. Non si tratta di una vera terapia di coppia, perché manca uno dei protagonisti della relazione, ma può comunque essere un’esperienza molto utile.

Vediamo perché.

 

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Perché alcune persone rifiutano la terapia di coppia?

Le ragioni possono essere molteplici. Alcuni temono che il terapeuta dia ragione all’altro partner. Altri vivono la richiesta di una terapia come un’accusa o come la prova che la relazione sta fallendo. Ci sono poi persone che preferiscono affrontare i problemi in modo privato o che sono cresciute in contesti culturali dove chiedere aiuto psicologico è ancora visto con diffidenza.

In molti casi il rifiuto non significa necessariamente mancanza di interesse verso la relazione. Può semplicemente riflettere paure, resistenze o modalità diverse di affrontare le difficoltà.

Ha senso andare da soli?

Molte persone si chiedono se abbia senso parlare di una coppia quando l’altro partner non è presente.

In realtà ogni relazione è composta da due individui e da ciò che accade tra loro. Anche se non possiamo modificare direttamente il comportamento dell’altro, possiamo comprendere meglio il nostro modo di vivere la relazione, di comunicare, di reagire ai conflitti e di interpretare ciò che accade.

Spesso chi arriva in terapia da solo spera che il professionista confermi che il problema è interamente causato dall’altro partner. In realtà il lavoro terapeutico è molto diverso.

Lo scopo non è stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto, ma comprendere le dinamiche relazionali che alimentano il disagio.

 

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Saluto del CIS

Dr. Walter La Gatta

Saluto istituzionale in un Congresso a Macerata.

Il terapeuta non fa l’arbitro

Una delle aspettative più frequenti è quella di ricevere un verdetto: “Chi sbaglia?” oppure “Chi ha ragione?”.

Un terapeuta serio difficilmente si esprimerà in questi termini.

Ascoltando una sola versione dei fatti non sarebbe possibile formulare giudizi attendibili sulla relazione nel suo complesso. Inoltre il lavoro psicologico non consiste nell’emettere sentenze, ma nell’aiutare la persona a comprendere meglio la situazione che sta vivendo.

Anche quando alcuni comportamenti del partner appaiono problematici, il focus rimane sulla persona presente in seduta e sulle possibilità di azione che essa ha concretamente a disposizione.

Cosa può fare concretamente il/la terapeuta?

Anzitutto può offrire uno spazio protetto nel quale esprimere liberamente emozioni, dubbi, rabbia, delusione, paura o senso di impotenza.

Molte persone arrivano in terapia dopo mesi o anni di discussioni inconcludenti e trovano sollievo semplicemente nel poter raccontare la propria esperienza senza essere interrotte o giudicate.

Il/La terapeuta può poi aiutare a osservare la relazione da una prospettiva diversa.

Spesso, quando siamo coinvolti emotivamente, tendiamo a vedere solo una parte della situazione. Alcuni comportamenti del partner possono apparire inspiegabili o intenzionalmente ostili, mentre una lettura più ampia permette di coglierne significati diversi.

Questo non significa giustificare tutto, ma comprendere meglio ciò che sta accadendo.

 

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CDC

Riconoscere i propri schemi relazionali

Un altro aspetto importante riguarda la possibilità di individuare schemi che tendono a ripetersi nel tempo.

Alcune persone scoprono di assumere sempre il ruolo di chi rincorre, mentre altre tendono ad allontanarsi quando emergono i conflitti. Alcuni evitano il confronto, altri diventano eccessivamente controllanti o critici.

Comprendere questi meccanismi può essere molto utile, non solo per la relazione attuale, ma anche per quelle future.

Migliorare la comunicazione

Molte crisi di coppia sono aggravate da problemi comunicativi.

In terapia è possibile imparare modalità più efficaci per esprimere bisogni, emozioni e richieste senza trasformare ogni confronto in uno scontro.

Anche se il/la partner non partecipa agli incontri, il cambiamento di uno dei due membri della coppia può modificare significativamente il clima relazionale.

Le dinamiche di coppia funzionano infatti come un sistema: quando una persona cambia il proprio modo di reagire, spesso anche l’altro è indotto ad adattarsi.

 

Approfondimento clinico

Sessualità di coppia

CDC
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Capire cosa si vuole davvero

Talvolta il problema non riguarda soltanto la relazione, ma la difficoltà di capire cosa si desidera realmente.

Ci sono persone che rimangono per anni in rapporti insoddisfacenti per paura della solitudine, del giudizio degli altri o delle conseguenze pratiche di una separazione.

Altre continuano a sperare in cambiamenti che probabilmente non arriveranno mai.

La terapia può aiutare a fare chiarezza sui propri bisogni, sui propri limiti e sulle proprie aspettative.

Si può migliorare una relazione anche da soli?

In alcuni casi sì.

Quando una persona acquisisce maggiore consapevolezza, migliora la comunicazione, impara a gestire le emozioni e modifica alcuni comportamenti problematici, anche la relazione può trarne beneficio.

Naturalmente esistono situazioni in cui il coinvolgimento di entrambi i partner sarebbe auspicabile, soprattutto quando i problemi riguardano aspetti centrali della vita di coppia.

Tuttavia non bisogna sottovalutare il valore del cambiamento individuale.

 

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Se il/la partner cambiasse idea

Non è raro che una persona inizi un percorso da sola e che, dopo qualche tempo, il/la partner decida spontaneamente di partecipare ad alcuni incontri.

Spesso questo accade quando la terapia non viene più presentata come un tentativo di correggere qualcuno, ma come un’opportunità per comprendere meglio la relazione.

In altri casi il/la partner continua a non essere interessato e il percorso prosegue comunque sul piano individuale.

Un consiglio importante

Se il/la partner non vuole partecipare alla terapia, evitare di vivere questo rifiuto come una sconfitta.

Chiedere aiuto per comprendere meglio una relazione non significa tradire la coppia, né schierarsi contro l’altro/a.

Al contrario, può rappresentare un gesto di responsabilità verso se stessi e verso il rapporto.

Una relazione è fatta di due persone, ma basta che una di esse inizi a guardare le cose in modo diverso perché qualcosa possa cominciare a cambiare.

Dr. Walter La Gatta

 

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