• 20 Giugno 2024 8:21

Clinica della Coppia

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La sifilide: una malattia del passato?

La sifilide: una malattia del passato?

La sifilide: una malattia del passato?

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La terapia di coppia offre un percorso verso il cambiamento - Clinica della Coppia

Cosa è la sifilide?

La sifilide (detta anche lue, in passato definita “il mal francese”) è un’infezione sessualmente trasmessa causata dal Treponema pallidum, un batterio appartenente all’ordine delle spirochete.

Quanto è diffusa, al giorno d’oggi, questa malattia?

La sifilide è estremamente diffusa in tutto il mondo, particolarmente nei paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’America Latina. Negli Stati Uniti la prevalenza è in aumento, soprattutto negli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, nei Paesi in via di sviluppo la trasmissione è dovuta alle prostitute e ai loro clienti.

La sifilide viene considerata la terza più diffusa malattia a trasmissione sessuale di tipo batterico, dopo la clamidia e la gonorrea.

Guardando i dati, secondo la più recente stima globale dell’OMS, nel 2012 circa 17,7 milioni di adulti di età compresa tra i 15 e i 49 anni erano affetti da sifilide e vi sono stati circa 6,3 milioni di nuovi casi nel 2016.

I dati europei indicano che nel 2021 vi erano 25.270 casi confermati di sifilide in 28 paesi dell’UE/SEE, ovvero
circa 7 casi ogni 100.000 abitanti.

Gli ultimi dati Italiani secondo l’ISS indicano che nel 2018,
vi sono stati 1.526 casi di sifilide, ovvero 2,5 casi ogni 100.000 abitanti. I casi di sifilide negli ultimi anni sono aumentati di circa il 30%, passando da 1060 casi del 2015 a 1.526 casi nel 2018.

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Come si contrae la sifilide?

La sifilide è quasi esclusivamente contratta attraverso i rapporti sessuali (vaginali, anali ed oro-genitali) non protetti. Il contagio può avvenire anche attraverso lo scambio di strumenti sessuali, il contatto tra le mucose e la masturbazione reciproca.

Una madre infetta può trasmettere la sifilide al nascituro?

Si, può accadere durante la gravidanza (via transplacentare), attraverso il passaggio nel canale del parto e con l’allattamento.

Il rischio di trasmissione madre-feto è basso prima del terzo mese, ma aumenta con il progredire della gravidanza.

Il fattore più importante nel determinare la probabilità di trasmissione fra madre e figlio è lo stadio della sifilide nella mamma: c’è una probabilità alta se la madre ha una sifilide primaria o secondaria, una probabilità media in caso di madre con infezione latente, bassa in caso di madre con infezione tardiva.

Dr. Walter La Gatta

 

Quali sono i sintomi della sifilide?

Le manifestazioni cliniche della sifilide si suddividono in tre
stadi:

  • Stadio primario. Tra il contagio e l’insorgenza dei primi sintomi possono passare da 10 a 90 giorni: questo stadio primario è caratterizzato dalla presenza di un’ulcera (sifiloma) che può comparire sui genitali, sull’ano, in bocca o in gola, e che si presenta come una lesione nodulare, rotondeggiante, dura al tatto, indolente, di colore rosso scuro. L’ulcera guarisce spontaneamente senza esiti nel giro 3-6 settimane, ma la malattia continua il suo corso.
  • Stadio secondario. Dopo 2-8 settimane, lo stadio primario lascia il posto allo stadio secondario, che si manifesta con la comparsa sulla pelle di macchie rosate di varia forma, chiamate “roseola sifilitica”, che interessano prima il tronco e successivamente gli arti, risparmiando il volto. Tipiche sono le localizzazioni palmo-plantari. Le manifestazioni cutanee sono spesso accompagnate da una linfoadenopatia generalizzata con linfonodi mobili, duri e indolenti. Sono possibili manifestazioni sistemiche quali febbre, mal di gola, disturbi gastrointestinali, dolori ossei. Anche senza trattamento i segni e i sintomi della sifilide secondaria scompaiono, ma se non trattata l’infezione progredirà verso lo stadio latente.
  • Stadio latente. In questo stadio, che può durare fino a due anni, la sintomatologia è assente ma la persona è ancora malata. La maggior parte delle persone, se trattate correttamente, guarisce.
  • Stadio tardivo. Si presenta molti anni dopo il contagio (10-30 anni), se la malattia non è stata trattata. Può interessare qualsiasi organo. Le manifestazioni più gravi, che possono causare il decesso, sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare e del sistema nervoso centrale, mentre quelle più lievi interessano la cute. In questo stadio possono essere interessati anche le ossa, i tendini, lo stomaco, il fegato, la milza e i polmoni.

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Come si fa la diagnosi?

La diagnosi è sierologica e permette di individuare la risposta anticorpale indotta dall’infezione sin dalle prime fasi: è possibile rilevare gli anticorpi IgM dalla seconda settimana dopo il contagio e gli anticorpi IgG a partire dalla quarta settimana. Al momento della comparsa dei sintomi la maggior parte dei pazienti è positiva sia alle IgM che alle IgG.

Normalmente, i test sierologici vengono distinti in test treponemici e non treponemici: i primi si basano sulla ricerca degli anticorpi diretti contro antigeni specifici del Treponema pallidum e vengono utilizzati a fini diagnostici, i secondi si basano sulla ricerca di anticorpi prodotti contro sostanze liberate dai tessuti per azione patogena del treponema e servono per valutare l’evoluzione della malattia e la risposta terapeutica.

Tra i test treponemici quelli più utilizzati sono TPHA/TPPA, i test immunometrici IgG/IgM e FTA-ABS, tra quelli non treponemici VDRL/RPR.

I test treponemici, ricercano gli anticorpi contro antigeni del treponema e la loro positività di solito persiste per tutta la vita. Questi test presentano un’eccellente specificità (le false positività sono rare). Gli anticorpi rilevati da questi test attraversano la barriera placentare: una loro positività nel siero neonatale, quindi, non indica necessariamente un’infezione in quanto può derivare dalla presenza di IgG materne. Tuttavia un titolo nel siero neonatale superiore di almeno quattro volte rispetto a quello materno indica una sintesi fetale di anticorpi ed è indicativo per infezione neonatale.

I test non treponemici sono diretti contro un antigene lipidico che deriva dal batterio o dalla sua interazione con l’ospite, ma possono dare esito falsamente positivo; pertanto richiedono l’effettuazione di un test treponemico per la conferma. Una falsa positività ai test non treponemici si osserva talvolta in caso di malattie infettive (leptospirosi, malattia di Lyme, malaria, lebbra, tripanosomiasi, mononucleosi, tubercolosi, toxoplasmosi) e in altre condizioni (collagenopatie, gravidanza, età avanzata, tossicodipendenza). Un titolo anticorpale nel siero neonatale superiore di almeno quattro volte rispetto a quello materno indica una sintesi fetale di anticorpi ed è indicativo per infezione neonatale. Questi test non possono essere utilizzati da soli come marker d’infezione, e devono essere eseguiti con metodiche quantitative poiché il titolo è correlato all’attività della malattia e alla risposta alla terapia.

La sequenza test non treponemico – test treponemico è considerata l’algoritmo classico per la diagnosi di sifilide.

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In che cosa consiste la terapia?

La terapia antibiotica di elezione per il trattamento della sifilide è l’uso della penicillina per via parenterale. La preparazione, il dosaggio e la durata del trattamento dipendono dallo stadio della malattia e dalle sue manifestazioni cliniche.

Come si può evitare che le donne trasmettano l’infezione al feto?

Nelle donne in gravidanza affette da sifilide è stato dimostrato che la penicellina è altamente efficace nel prevenire la trasmissione dell’infezione al feto.

E’ necessario astenersi dai rapporti durante la terapia?

Si, la persona infetta deve astenersi da qualunque attività sessuale fino alla completa guarigione delle lesioni.



 

E’ consigliabile effettuare test anche sui partner della persona con sifilide?

Si, è assolutamente necessario effettuare test diagnostici e trattamento anche sui partner sessuali del/della paziente con sifilide.

Una pregressa infezione conferisce un’immunità permanente?

No, anche un soggetto adeguatamente trattato e guarito può nuovamente infettarsi in caso di una nuova esposizione.

Come si fa prevenzione?

La prevenzione è di fondamentale importanza e può esse-
re fatta attraverso l’uso del preservativo. Il preservativo va usato in tutti i rapporti sessuali occasionali, con ogni nuovo partner, con ogni partner di cui non si conosce lo stato di salute.


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Come si identificano i partner sessuali a rischio?

Per identificare i partner sessuali a rischio bisogna considerare i tempi di comparsa dei sintomi nel soggetto affetto da sifilide: in particolare va considerato a rischio ogni partner sessuale di donne con sifilide primaria o secondaria o latente precoce, nel periodo rispettivamente di 3, 6 mesi e due anni precedente le manifestazioni cliniche o la diagnosi sierologica. Tutti i pazienti a cui è stata diagnosticata la sifilide devono sottoporsi al test per il virus HIV.

E’ necessario informare i partners dell’infezione?

Si. Il “Contact Tracing” consiste nell’ avvisare i partners dell’infezione,  in modo da poterli indurre a fare il test e curarsi.

Quando è raccomandato lo screening sierologico per sifilide?

In Italia è raccomandato a tutte le donne alla prima visita in gravidanza e alla fine della gravidanza, secondo quanto indicato dalle linee guida sulla gravidanza fisiologica pubblicate nel novembre 2010 e revisionate a settembre 2011.


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Cosa fare se si ha il dubbio di essersi infettati?

E’ importante ridurre il numero di partner sessuali e rivolgersi subito a un medico di fiducia se si ha il dubbio di essersi infettati. Inoltre, è necessario evitare i rapporti sessuali mentre si sta seguendo la terapia.

Una volta curata la malattia essa si può ancora trasmettere?

No, la malattia non si trasmette più ed il ciclo infettivo si blocca.

E’ consigliabile l’uso di antibiotici prima dei rapporti, per ridurre il rischio di infezione?

No. L’uso di antibiotici è anzi assolutamente sconsigliato, vista
l’elevata probabilità che possano svilupparsi in futuro
resistenze del treponema ai farmaci attualmente in uso per
curare la malattia.

E’ allo studio un vaccino per prevenire la sifilide?

No, siamo ancora molto lontani, anche se sono stati prodotti degli anticorpi da alcune proteine del batterio.

Dr. Walter La Gatta


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Esperienza pluridecennale con 
singoli & coppie

Fonte principale:
Istituto Superiore di Sanità
EpiCentro – L’epidemiologia per la sanità pubblica

Di Dr. Walter La Gatta

PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGO di Ancona - Psicoterapie individuali e di coppia online - Sessuologia (Sessuologia Clinica, individuale e di coppia) - Tecniche di rilassamento e Ipnosi - Disturbi d’ansia, timidezza e fobie sociali Per appuntamenti: 348 – 331 4908 Sito personale: www.walterlagatta.it Altri Siti: www.psicolinea.it www.clinicadellatimidezza.it www.festivaldellacoppia.it ISCRIVITI ALLA PAGINA FACEBOOK! w.lagatta@psicolinea.it Tel. 348 3314908 Il Dr. Walter La Gatta presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttore Scientifico e Terapeuta Senior.

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