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Tumore del colon-retto e sessualità nella coppia

Tumore del colon-retto e sessualità nella coppia

Tumore del colon retto 

❤️ Sessualità e vita intima

Il tumore del colon-retto è uno dei tumori più diffusi al mondo e rappresenta una delle principali cause di morte per cancro. Colpisce il colon e il retto, cioè le ultime porzioni dell’intestino, e interessa ogni anno milioni di persone. Sebbene la maggior parte delle diagnosi riguardi soggetti con più di 50 anni, negli ultimi decenni si è osservato un progressivo aumento dei casi anche tra gli adulti più giovani.

Quando si parla di tumore del colon-retto, l’attenzione viene spesso concentrata sugli aspetti medici, chirurgici e oncologici della malattia. Molto meno spazio viene dedicato a un tema altrettanto importante: l’impatto che il cancro e le sue cure possono avere sulla vita sessuale e sulla relazione di coppia. Eppure la sessualità rappresenta una componente fondamentale della qualità della vita e può essere significativamente influenzata sia dalla malattia sia dai trattamenti necessari per combatterla.

Cerchiamo di saperne di più.

 

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Che cos’è il tumore del colon-retto?

Il tumore del colon-retto si sviluppa nell’intestino crasso e nel retto, generalmente a partire da piccole lesioni chiamate polipi che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in forme tumorali maligne. Si tratta di una patologia molto frequente nei Paesi industrializzati, dove fattori come l’alimentazione, la sedentarietà e l’invecchiamento della popolazione contribuiscono ad aumentarne l’incidenza.

La diagnosi precoce è particolarmente importante perché aumenta significativamente le probabilità di guarigione e permette spesso di utilizzare trattamenti meno invasivi.

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi possono variare da persona a persona e, soprattutto nelle fasi iniziali, possono essere poco evidenti. Tra i segnali più frequenti vi sono alterazioni persistenti dell’alvo, come diarrea o stitichezza, presenza di sangue nelle feci, dolore o fastidio addominale, perdita di peso non intenzionale, stanchezza persistente e anemia da carenza di ferro.

Poiché molti di questi sintomi possono essere confusi con disturbi intestinali meno gravi, è importante non sottovalutarli e consultare il medico in presenza di cambiamenti persistenti.

Quali sono i principali fattori di rischio?

Il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto dipende da una combinazione di fattori genetici e ambientali. L’età avanzata rappresenta uno dei principali fattori di rischio, ma non è l’unico.

Anche una storia familiare di tumore colorettale, la presenza di malattie infiammatorie intestinali, il sovrappeso, la sedentarietà, il consumo eccessivo di carni lavorate, il fumo e l’abuso di alcol possono aumentare la probabilità di sviluppare la malattia.

Negli ultimi anni gli specialisti hanno inoltre osservato un aumento dei casi tra persone sotto i 50 anni, un fenomeno che continua a essere oggetto di studio.

 

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In che modo il tumore del colon-retto può influenzare la sessualità?

La diagnosi di cancro rappresenta spesso un evento traumatico che coinvolge non soltanto il corpo, ma anche l’identità personale, l’autostima e la percezione di sé. Molti pazienti riferiscono una diminuzione del desiderio sessuale già nelle fasi iniziali della malattia, prima ancora dell’inizio delle cure.

La paura, l’ansia per il futuro, le preoccupazioni legate alla salute e l’incertezza riguardo alla propria sopravvivenza possono ridurre l’interesse per l’attività sessuale e rendere più difficile vivere serenamente l’intimità.

Inoltre, numerosi studi hanno evidenziato che sia gli uomini sia le donne affetti da tumore del colon-retto riportano una riduzione della frequenza dei rapporti sessuali, una diminuzione del desiderio e una minore soddisfazione sessuale rispetto alla popolazione generale.

La chirurgia può avere conseguenze sulla vita sessuale?

Sì. La chirurgia rappresenta spesso il trattamento principale del tumore colorettale e può comportare importanti cambiamenti fisici ed emotivi.

In alcuni casi è necessario creare una stomia, cioè un’apertura chirurgica sull’addome collegata a una sacca esterna per la raccolta delle feci. Sebbene questa procedura possa essere temporanea o permanente a seconda delle condizioni cliniche, molte persone sperimentano difficoltà psicologiche nell’accettare il cambiamento della propria immagine corporea.

La presenza della stomia può generare vergogna, imbarazzo e timore di essere rifiutati dal partner, influenzando negativamente il desiderio sessuale e la spontaneità nei rapporti intimi.

Le donne, in particolare, possono sviluppare preoccupazioni riguardanti l’attrattiva fisica e la femminilità, mentre gli uomini possono vivere sentimenti simili legati alla percezione della propria virilità.

 

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Quali conseguenze sessuali possono verificarsi negli uomini?

Alcuni interventi chirurgici che interessano la pelvi possono danneggiare nervi e strutture coinvolte nella risposta sessuale maschile. Quando il tumore coinvolge aree vicine alla prostata o richiede procedure particolarmente estese, possono comparire difficoltà erettili e problemi di eiaculazione.

In alcuni casi si può verificare l’aneiaculazione, cioè l’assenza di emissione di liquido seminale durante l’orgasmo. Inoltre, le alterazioni ormonali e lo stress fisico associato alla malattia possono contribuire a ridurre ulteriormente il desiderio sessuale.

Quali conseguenze sessuali possono verificarsi nelle donne?

Le donne possono sperimentare una riduzione del desiderio sessuale, difficoltà nell’eccitazione e una minore soddisfazione durante i rapporti. Alcune pazienti riferiscono inoltre dolore durante la penetrazione, una condizione nota come dispareunia.

I cambiamenti corporei, le cicatrici chirurgiche, la stanchezza cronica e le preoccupazioni riguardanti la propria immagine possono influenzare profondamente la fiducia in sé stesse e il rapporto con il partner.

In alcuni casi i trattamenti oncologici possono provocare alterazioni ormonali che favoriscono secchezza vaginale e riduzione della lubrificazione naturale.

La radioterapia può influenzare la funzione sessuale?

La radioterapia viene spesso utilizzata nei tumori localizzati nella regione pelvica e può avere effetti collaterali che coinvolgono direttamente la sessualità.

L’irradiazione può infatti danneggiare nervi, vasi sanguigni e tessuti responsabili della risposta sessuale. Negli uomini ciò può tradursi in un aumento del rischio di disfunzione erettile e disturbi dell’eiaculazione. Nelle donne possono comparire secchezza vaginale, dolore durante i rapporti e una riduzione della sensibilità sessuale.

Questi effetti possono comparire gradualmente e persistere anche dopo la conclusione del trattamento.

 

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La chemioterapia può avere effetti sulla sessualità?

Sì. La chemioterapia è spesso associata a una profonda stanchezza fisica che può ridurre significativamente l’interesse verso l’attività sessuale.

Inoltre alcuni farmaci possono interferire con la produzione degli ormoni sessuali, determinando una riduzione del testosterone negli uomini e degli estrogeni nelle donne. In alcune pazienti può comparire una menopausa precoce, con conseguenti vampate di calore, secchezza vaginale e diminuzione del desiderio.

Questi cambiamenti non riguardano soltanto il corpo, ma possono influenzare anche il benessere psicologico e la percezione della propria identità sessuale.

Che ruolo hanno ansia e depressione?

La diagnosi di cancro rappresenta una fonte significativa di stress psicologico. Ansia, depressione e paura della recidiva sono particolarmente frequenti tra i pazienti oncologici e possono influenzare direttamente il funzionamento sessuale.

Molte persone riferiscono una perdita di interesse per il sesso, difficoltà nel lasciarsi andare durante l’intimità o una sensazione di distacco emotivo che rende più difficile vivere il piacere sessuale.

Per questo motivo il benessere psicologico dovrebbe essere considerato parte integrante del percorso di cura.

Come può reagire il/la partner?

Anche il partner può vivere momenti di difficoltà. La paura di fare male alla persona amata, il timore di affrontare argomenti delicati o la preoccupazione per la malattia possono modificare la dinamica sessuale della coppia.

Talvolta si crea un progressivo allontanamento fisico che nasce dalle migliori intenzioni ma finisce per aumentare il senso di isolamento del paziente.

Mantenere una comunicazione aperta e sincera rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare insieme questi cambiamenti.

 

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È possibile recuperare una vita sessuale soddisfacente?

Nella maggior parte dei casi sì. Sebbene alcuni effetti collaterali possano persistere nel tempo, esistono numerose strategie terapeutiche e riabilitative che possono migliorare la qualità della vita sessuale.

Farmaci per la disfunzione erettile, terapie ormonali, lubrificanti vaginali, fisioterapia del pavimento pelvico, consulenza sessuologica e supporto psicologico possono aiutare molte persone a recuperare una vita intima soddisfacente.

È importante ricordare che la sessualità non coincide esclusivamente con il rapporto sessuale penetrativo. Affetto, tenerezza, contatto fisico, intimità emotiva e vicinanza affettiva continuano a svolgere un ruolo fondamentale anche durante il percorso di cura.

Perché è importante parlare di sessualità con il team medico?

Molti pazienti esitano ad affrontare questi argomenti per imbarazzo o perché ritengono che la sessualità sia un problema secondario rispetto alla malattia. In realtà la salute sessuale rappresenta una componente essenziale della qualità della vita.

Parlare apertamente con oncologi, chirurghi, psicologi e sessuologi permette di ricevere informazioni corrette, individuare eventuali problemi precocemente e accedere a interventi specifici che possono migliorare significativamente il benessere personale e di coppia.

Dr. Walter La Gatta

Fonte principale
ISSM, https://www.issm.info/sexual-health-qa/how-does-colorectal-cancer-affect-sexual-health

 

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Approfondimento

Le info del Ministero della Salute

I tumori del colon-retto rappresentano la terza neoplasia negli uomini e la seconda nelle donne. Si stima che nel 2024 siano state fatte circa 48.706 nuove diagnosi (uomini = 27.473; donne = 21.233) e la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi in Italia è pari al 65% negli uomini e 66% nelle donne (I numeri del cancro in Italia 2025).

In Italia sono 442.600 le persone viventi dopo una diagnosi di tumore del colon retto (uomini = 227.600; donne = 215.000).

Il tumore è spesso conseguente ad una evoluzione di lesioni benigne della mucosa dell’intestino, che impiegano un periodo molto lungo per trasformarsi in forme maligne.

I fattori di rischio

I fattori di rischio per lo sviluppo di questa neoplasia sono riconducibili a stili di vita e familiarità. Fattori di rischio sono: l’eccessivo consumo di carni rosse e di insaccati, farine e zuccheri raffinati, sovrappeso e ridotta attività fisica, fumo ed eccesso di alcool. Ulteriori condizioni di rischio sono costituite dalla malattia di Crohn e dalla rettocolite ulcerosa. Suscettibilità ereditarie (2-5%) riconducibili a sindromi in cui sono state identificate mutazioni genetiche sono la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch.

La diagnosi precoce ha lo scopo di intercettare e trattare eventuali lesioni in fase iniziale prima che diventino sintomatiche, consentendo un intervento più efficace e minori complicazioni.

I programmi di screening offerti dal Servizio Sanitario Nazionale prevedono l’invito attivo del cittadino alla scadenza dei periodi stabiliti.
Pertanto, a seconda delle modalità previste dal programma locale, le persone in età di screening riceveranno una lettera di invito per l’esecuzione del test.

Gli esami di screening

Il test di screening utilizzato è il test del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni (in alcune Regioni fino ai 74 anni). L’esame, estremamente semplice, consiste nella raccolta (eseguita a casa) di un piccolo campione di feci e nella ricerca di tracce di sangue non visibili a occhio nudo.

Esistono,diverse modalità per il ritiro delle provette in cui fare la raccolta delle feci. Saranno gli operatori del servizio screening a indicare quella impiegata nella Asl di appartenenza. Il test usato nei programmi di screening italiani non rende necessario seguire restrizioni dietetiche prima della sua esecuzione.

L’obiettivo dello screening è quello di individuare eventuali polipi o adenomi (responsabili del sanguinamento) prima che possano eventualmente degenerare in un cancro, o forme tumorali in una fase precoce in cui è possibile intervenire più efficacemente e con meno complicazioni.

È importante ripetere l’esame di screening ogni due anni, periodicità ritenuta ottimale, anche in relazione al lento sviluppo dei tumori.

Gli esami di approfondimento

Le eventuali tracce di sangue possono essere un indizio della presenza di forme tumorali oppure di polipi che possono, in futuro, degenerare. Nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci, i programmi di screening prevedono, come esame di approfondimento, l’esecuzione di una colonscopia che permette di esaminare l’intero colon retto.

Oltre a essere un efficace strumento diagnostico, la colonscopia è anche uno strumento terapeutico.
Nel caso venisse confermata la presenza di polipi, consente, infatti, di rimuoverli nel corso della stessa seduta.

I polipi rimossi vengono successivamente analizzati e, in base al loro numero, alle loro dimensioni e alle caratteristica delle loro cellule, vengono avviati percorsi terapeutici e di controllo ad hoc.

Fonte Approfondimento

Ministero della Salute

 

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Foto di melis can: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-amore-donna-ospedale-16167393/

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