• 24 Maggio 2024 22:07

Clinica della Coppia

Che l'amore è tutto è tutto quello che sappiamo dell'amore. Emily Dickinson

Quando l’amore finisce : il disorientamento

Quando l'amore finisce : il disorientamento

Quando l’amore finisce: il disorientamento

Terapie Online Giuliana Proietti

Come si evolve l’amore nella relazione di coppia?

L’amore produce il desiderio di formare un “noi” , un’identità comune costituita dalla messa in comune di autonomia, benessere e desideri, da parte di entrambi i membri della relazione. Marilyn Friedman (1998) sostiene che l’amore implichi la creazione di un’identità condivisa: qualcosa di simile a una “federazione di stati”, in cui i due stati diventano alleati, pur mantenendo alcuni poteri individuali (Friedman 1998).

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L’amore cambia l’identità degli innamorati?

Si. A sostenere questa tesi è in particolare Bennet Helm ( 2010 ), il quale afferma che amare qualcuno significhi prendersi cura dei suoi interessi, anche senza la necessità di incorporarli nei propri. Nello specifico, l’amante e l’amato finiscono per condividere un’unica prospettiva valoriale, per ottenere il meglio da entrambi i mondi, in termini di identificazione comune. Il vivere insieme dunque cambia l’identità degli innamorati, cambiando i loro rispettivi interessi e le loro priorità.

Da cosa dipende questa trasformazione?

In genere è un processo spontaneo: ogni partner diventa particolarmente ricettivo/a allo sviluppo di interessi o attività che piacciono al/alla partner, unicamente perché sono gli interessi e le attività che piacciono all’altro.  Sulla base di questa ricettività agli interessi del/della partner, possono cambiare le abitudini, i gusti, gli interessi. L’amore implica dunque una sorta di “formazione reciproca”, che modifica il proprio concetto di sé.

L’amore fa perdere autonomia personale?

Si, perché può portare alla fusione con l’altro/a. Quando la fusione delle identità avviene tra due persone con livelli di potere molto diversi, ciò può minacciare gli interessi e l’autonomia della persona meno potente nella relazione, Friedman (2003).

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Le donne sono più predisposte a questa dipendenza affettiva?

Si. Le donne sono particolarmente predisposte a vedere diminuita la loro autonomia nel rapporto di coppia, per motivi storici e sociali. Simone de Beauvoir (1949) fu la prima a sostenere che le donne si trovano spesso in una situazione di immanenza, in cui viene loro negata dalla famiglia di origine la possibilità di essere un soggetto libero e indipendente. L’amore, afferma la de Beauvoir, offre quindi alle donne l’opportunità di trascendere la propria situazione, permettendo loro di unirsi a un sovrano soggetto maschile, verso il quale, tuttavia, ancora una volta non è ammessa l’uguaglianza. Per questo la donna tenderà a fondersi con il partner, diventando la stessa persona. Il senso di potere acquisito nell’essere anche l’altro la porta a una posizione ugualmente subordinata, che però può apparirle una espressione di libertà, mentre invece rappresenta la propria schiavitù.

La dipendenza affettiva riguarda solo le donne?

Certamente no, anche perché oggi le donne sono molto cambiate dai tempi della Beauvoir. Anche un uomo, dal carattere timido e deferente, potrebbe finire per svolgere un ruolo subordinato in una relazione con una donna assertiva e volitiva.

Cosa significa, per una persona,  affrontare la fine di un amore?

È stato riscontrato che l’uscita da una relazione ha uno speciale effetto negativo sulla chiarezza del concetto di sé: gli ex partner devono rinegoziare il loro senso di sé, senza le sfaccettature definite dalla relazione.  (Slotter et al. 2010).

 

Il processo di disinnamoramento avviene sempre durante la relazione?

No, può avvenire anche dopo l’uscita da una relazione: in entrambi i casi comporta comunque la fine dell’amore, anche se questo non sempre significa ‘smettere di prendersi cura’ dell’altro/a”.

Quale è la differenza fra disinnamoramento e rottura sentimentale?

La differenza tra disinnamoramento e rottura sentimentale è che quest’ultima può essere più direttamente sotto il proprio controllo rispetto al primo. Inoltre, alcune persone si disinnamorano ma non lasciano i loro partner, mentre altre scelgono di rompere con i partner anche senza essersi completamente disinnamorate.

Quale è il primo segno di disinnamoramento?

E’ la perdita della ricettività ad essere plasmati dal partner, e la rivendicazione della propria identità separata. Anche gli interessi dell’amato/a che non sono già propri interessi smettono di essere piacevoli, e non si attribuisce più significato all’interpretazione dell’amato/a sul proprio nuovo modo di pensare e di agire. La persona che si disamora perde un ‘co-formatore’ del proprio concetto di sé e si affida unicamente al proprio giudizio, anche se con inevitabili dubbi e senso di disorientamento.

Cosa si intende per disorientamento dopo la fine dell’innamoramento?

Si tratta di una esperienza di vita che rende difficile alla persona sapere come andare avanti.  Dopo una rottura sentimentale la persona potrebbe dirsi: “non so più chi sono senza di lui/lei” e si chiede “chi dovrei/vorrei essere adesso?” senza sapersi dare una risposta. Per ritrovare la sicurezza di sé è necessario impegnarsi nell’autoriflessione, il che può significare tornare al precedente concetto di sé, prima della formazione della coppia, o selezionare le parti del concetto di sé acquisito nella relazione che possano coesistere con la propria ritrovata autonomia, o anche sviluppare un nuovo concetto di sé.

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In che modo si può usare in positivo il disorientamento dopo la fine di una relazione?

L’esperienza del disorientamento potrebbe aiutare a diventare più consapevoli dei modi in cui si è abbandonata la propria autonomia per subordinarsi a una relazione fusionale.

Il processo di disorientamento c’è anche per chi ha relazioni paritarie?

Si, perché anche in questo caso il proprio concetto di sé è stato comunque co-modellato insieme al/alla proprio/a ex: anche in questo caso si perde un punto di riferimento nella comprensione di sé e nella comprensione del mondo.

E’ giusto fare in modo che il disorientamento duri il meno possibile?

No. Cercare di riorientarsi troppo in fretta priverebbe la persona del valore che può ottenere dal processo di disorientamento. Questo è particolarmente importante se consideriamo il comune consiglio dato alle persone che si stanno disinnamorando: “C’è molto più pesce nel mare”; “chiodo scaccia chiodo”, ecc. Il disorientamento è utile solo in quanto porta all’autoriflessione e alla ricerca di sé: un ri-orientamento troppo rapido potrebbe perpetuare la tendenza a subordinare nuovamente la propria autonomia in una relazione di coppia troppo oppressiva.

Dr. Giuliana Proietti


Problemi di coppia? Chiamaci

Fonte principale: Lopez-Cantero, P., Archer, A. Lost without you: the Value of Falling out of Love. Ethic Theory Moral Prac 23, 515–529 (2020). https://doi.org/10.1007/s10677-020-10067-2

Festival della Coppia - Relazione su Innamoramento




Di Dr. Giuliana Proietti

Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona ● Attività libero professionale, prevalentemente online ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità. Sito personale: www.giulianaproietti.it La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior.

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