• 24 Maggio 2024 22:45

Clinica della Coppia

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La ninfomania: ancora di attualità?

La ninfomania

La ninfomania

Terapie Online Giuliana Proietti

Nonostante la rivoluzione sessuale e il femminismo, l’immagine del desiderio femminile e soprattutto gli eventuali eccessi di desiderio sessuale femminile, subiscono ancora un forte stigma sociale. Ancora oggi per “ninfomane” si intende colei che “consuma” il sesso, che non si impegna nella relazione, che rifiuta di stabilire rapporti duraturi con i suoi partners. In altre parole, una donna “malata” in quanto incapace di innamorarsi di un solo uomo. Per questo la ninfomane è allo stesso tempo oggetto di fantasie e stereotipi negativi legati ai comportamenti femminili.

Sul piano medico tuttavia la definizione di ninfomania è completamente decaduta, in quanto gli eventuali eccessi sessuali vengono ormai contemplati nei “disturbi del desiderio”, che riguardano uomini e donne, e si usano ormai termini più appropriati, come “dipendenza da sesso” o, meglio,  “ipersessualità”.

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Come è nato il concetto di “ninfomania”?

Per molti anni la donna è stata una persona sessualmente passiva, poco interessata al piacere dei sensi, che rifiutava di prendere iniziative riguardo al sesso, a meno che non fosse una prostituta.

E’ per questo che, quando una donna mostra interesse e gradimento verso l’aspetto sessuale, viene considerata, ancora oggi, o una prostituta o una persona “malata”.

I termini “ninfomania” e “ninfomane” furono coniati nel 1771 , dal medico francese J. D. T. de Bienville, il quale li utilizzò nel trattato La Nymphomanie, Traité de la fureur utérine.

Il ‘furore uterino’ cui alludeva il medico era sicuramente considerato molto pericoloso per la società del tempo: l’interesse della donna verso il sesso  avrebbe infatti potuto mettere in crisi una sua eventuale unione matrimoniale, a causa dei continui tradimenti, rendendo incerta la paternità dei figli da lei partoriti.

Sostanzialmente dunque, l’eccessiva vivacità sessuale della donna poteva renderla inaffidabile come partner ed una mina vagante per la società intera, dal momento che metteva sicuramente in crisi tutte le convenzioni sociali del periodo.

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Per questo si tentò di “medicalizzare” l’atteggiamento troppo libero della donna verso il sesso, considerando questa propensione come una vera e propria malattia, una ‘deviazione sessuale’ (come era ancora indicata nel DSM, manuale diagnostico degli psichiatri, nel 1951).

Solo negli anni ottanta si è alleggerita la gravità della patologia, definendo la ninfomania come un ‘disturbo sessuale’ (DSM III, 1980),  fino ad associarla in seguito alle ‘dipendenze sessuali’ (DSM III R).

Oggi, che le immagini di donne sessualmente disponibili permeano la nostra cultura e la nostra società, sembra decisamente superato il bisogno di “medicalizzare” un comportamento sessuale che nell’altro sesso non solo non è mai stato considerato patologico, ma anzi è sempre stato esaltato come segno di scaltrezza, intelligenza sociale, curiosità: doti che in una donna, evidentemente, destano più paura che ammirazione.

Grazie sulla spinta dei movimenti femministi degli anni settanta,  la pratica medica si è trovata costretta a fare un passo indietro sull’argomento, facendo sparire la “ninfomania” dalle patologie elencate nel DSM IV.


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Possiamo dunque concludere che la ninfomania non esiste più: è scomparsa dai testi che parlano di patologie o disfunzioni sessuali, anche se è largamente rimasta nelle fantasie degli uomini o nella lista degli insulti, per le donne che hanno un comportamento sessuale anticonvenzionale.

Evitare di dare della ninfomane a una donna che può essere “ipersessuale” nei suoi comportamenti può essere dunque un atto di civiltà, dal momento che è il linguaggio che veicola i pregiudizi, dai quali poi nascono la violenza sulle donne, le molestie, gli abusi.

Per le donne che si chiedono se hanno una dipendenza da sesso o, meglio, un problema di ipersessualità, una sola domanda: i bisogni sessuali sono ossessivi, stressanti o vissuti con senso di colpa? Se la risposta è si, è il caso di parlarne con uno specialista. Se la risposta è no il problema può essere morale, ma non riguarda la patologia sessuale.

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Quando si tratta di patologia?

La persona ipersessuale non sceglie il/la partner, ma accetta incontri sessuali casuali e, quando questi non sono presenti, insiste con chiunque,  arrivando anche alla molestia sessuale. Quando non ha un partner sessuale disponibile, ricorre compulsivamente alla masturbazione. Il comportamento ricorda quello di un tossicodipendente o di un alcolista.

Queste compulsioni sono quotidiane e molto intrusive nella vita provata, tanto che possono danneggiare le relazioni affettive e familiari. Il soggetto ipersessuale non è in grado di innamorarsi e di essere fedele a un partner ed inoltre è attratto da comportamenti sessuali a rischio: non esita a fare sesso non protetto dimenticando tutti i pericoli.

La cura della ipersessualità è fondamentalmente psicologica, ma nei casi più gravi necessita anche di un approccio farmacologico.

Dr. Giuliana Proietti


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La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia
come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior

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Di Dr. Giuliana Proietti

Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona ● Attività libero professionale, prevalentemente online ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità. Sito personale: www.giulianaproietti.it La Dr.ssa Giuliana Proietti presta la sua attività professionale su Clinica della Coppia come Direttrice Scientifica e Terapeuta Senior.

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