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Disforia post coitale: tristezza malinconia e ansia dopo il sesso

Disforia post coitale: tristezza malinconia e ansia dopo il sesso

Disforia post-coitale

❤️ Quando dopo il sesso arrivano tristezza, malinconia e ansia. Un caso clinico.

Nell’immaginario comune il rapporto sessuale è associato a sensazioni di piacere, soddisfazione, rilassamento e vicinanza emotiva. Per molte persone, tuttavia, il periodo immediatamente successivo all’attività sessuale può essere caratterizzato da emozioni completamente diverse.

Alcuni individui riferiscono infatti di sentirsi improvvisamente tristi, malinconici, irritabili, ansiosi o emotivamente svuotati subito dopo un rapporto sessuale consensuale e soddisfacente. Questo fenomeno è conosciuto come disforia post-coitale (Postcoital Dysphoria, PCD) e rappresenta una condizione ancora poco conosciuta ma più diffusa di quanto si possa immaginare.

Cerchiamo di saperne di più.

Come viene definita la disforia post-coitale?

La disforia post-coitale viene definita come la comparsa di emozioni negative dopo l’attività sessuale consensuale, indipendentemente dal grado di soddisfazione provato durante il rapporto. Le persone che ne soffrono possono sperimentare tristezza improvvisa, malinconia, agitazione, senso di vuoto, irritabilità o, in alcuni casi, persino aggressività. Ciò che rende particolarmente difficile comprendere questa condizione è il fatto che tali emozioni possono emergere anche quando il rapporto sessuale è stato desiderato, piacevole e vissuto all’interno di una relazione soddisfacente.

Per molto tempo si è pensato che queste reazioni fossero rare o legate esclusivamente a particolari problematiche psicologiche. Le ricerche più recenti suggeriscono invece che la disforia post-coitale rappresenti un’esperienza relativamente frequente, che può manifestarsi occasionalmente in molte persone senza necessariamente indicare la presenza di un disturbo psicologico.

E’ un fenomeno che riguarda sia donne che uomini?

La maggior parte delle prime ricerche si è concentrata sulle donne, ma negli ultimi anni è emerso chiaramente che la disforia post-coitale interessa anche gli uomini. Nella popolazione maschile il fenomeno è stato talvolta confrontato con la cosiddetta sindrome della malattia post-orgasmo (Post Orgasmic Illness Syndrome, POIS), una rara condizione caratterizzata da sintomi fisici e psicologici che compaiono poco dopo l’eiaculazione, tra cui affaticamento, irritabilità, ansia, difficoltà cognitive e cefalea.

Nonostante alcune somiglianze, le due condizioni non sono sovrapponibili. La POIS è strettamente associata all’eiaculazione e presenta una componente fisica particolarmente marcata.

La disforia post-coitale, invece, riguarda soprattutto gli aspetti emotivi e psicologici e può comparire anche in assenza di orgasmo. Questo aspetto appare particolarmente evidente nelle donne, nelle quali i sintomi possono manifestarsi indipendentemente dal raggiungimento dell’orgasmo.

Le differenze tra uomini e donne sembrano riguardare anche la tipologia dei sintomi sperimentati. Secondo lo studio di Burri e Hilpert del 2020, le donne tendono a riferire maggiormente sintomi di natura affettiva, come tristezza, malinconia e sbalzi d’umore, mentre negli uomini risultano più frequenti sensazioni di stanchezza, mancanza di energia e riduzione della vitalità.

 

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Quanto è diffusa la disforia post-coitale?

I dati disponibili suggeriscono che il fenomeno sia tutt’altro che raro. Diversi studi hanno rilevato che circa il 46,2% delle donne ha sperimentato almeno una volta nella vita sintomi riconducibili alla disforia post-coitale. Una percentuale più ridotta, intorno al 2%, riferisce episodi frequenti o ricorrenti.

Anche tra gli uomini i numeri sono significativi. Circa il 41% dichiara di aver sperimentato almeno una volta sintomi di disforia post-coitale, mentre una quota compresa tra il 3 e il 4% riporta manifestazioni regolari.

Questi dati suggeriscono che vivere occasionalmente un momento di tristezza o vulnerabilità dopo il sesso non rappresenti necessariamente un evento patologico, ma possa rientrare nella normale variabilità delle esperienze umane.

Quanto conta il contesto relazionale?

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle ricerche recenti riguarda l’importanza del contesto nel quale si svolge l’attività sessuale. Lo studio di Raftery del 2024 ha mostrato che la prevalenza della disforia post-coitale varia significativamente a seconda delle circostanze in cui avviene il rapporto.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il fenomeno non è limitato alle relazioni di coppia. La disforia post-coitale può comparire anche dopo rapporti occasionali e dopo la masturbazione. Tuttavia, la frequenza e l’intensità dei sintomi sembrano essere influenzate dal tipo di esperienza sessuale vissuta.

Le relazioni stabili sembrano offrire una certa protezione, probabilmente grazie alla presenza di fiducia, sicurezza emotiva e continuità affettiva. Al contrario, nelle situazioni di sesso occasionale la prevalenza della disforia post-coitale risulta significativamente più elevata. Questo dato suggerisce che il significato attribuito all’esperienza sessuale possa svolgere un ruolo importante nella comparsa dei sintomi.

Quali sono le possibili spiegazioni biologiche?

Le cause della disforia post-coitale non sono ancora completamente comprese. Gli studiosi ritengono che si tratti di un fenomeno multifattoriale nel quale interagiscono componenti biologiche, psicologiche e relazionali.

Una delle ipotesi più accreditate riguarda le rapide modificazioni neurochimiche che si verificano durante e dopo l’attività sessuale. L’eccitazione sessuale e l’orgasmo comportano infatti importanti variazioni nei livelli di dopamina, serotonina, ossitocina, prolattina ed endorfine, sostanze che influenzano direttamente il tono dell’umore e il benessere emotivo.

Alcuni autori hanno suggerito che, in soggetti particolarmente sensibili, il brusco cambiamento di questi equilibri neurochimici possa favorire l’insorgenza di emozioni negative transitorie. Gli estrogeni, grazie alla loro capacità di modulare serotonina e beta-endorfine, potrebbero avere un ruolo particolarmente importante. Per certi aspetti, tali fluttuazioni emotive ricordano quelle osservabili nella sindrome premestruale, nella quale cambiamenti ormonali relativamente modesti possono produrre effetti psicologici significativi.

Quanto contano fattori psicologici e storia personale?

Accanto agli aspetti biologici, numerosi studi hanno individuato una serie di fattori psicologici associati alla disforia post-coitale. Le difficoltà relazionali, la mancanza di fiducia nel partner, l’elevato livello di stress e una storia di esperienze traumatiche, inclusi abusi fisici o sessuali, sembrano aumentare il rischio di sviluppare sintomi negativi dopo l’attività sessuale.

Particolare attenzione è stata rivolta al tema dell’attaccamento. Secondo la teoria dell’attaccamento, le modalità con cui gli individui si relazionano affettivamente agli altri derivano in parte dalle prime esperienze relazionali vissute nell’infanzia. Alcune persone sviluppano stili di attaccamento sicuri, mentre altre manifestano modelli più insicuri, caratterizzati da ansia, evitamento o difficoltà nella regolazione emotiva.

Lo studio di Burri e collaboratori del 2014 ha evidenziato che elevati livelli di attaccamento ansioso ed evitante risultano associati a una maggiore probabilità di sperimentare sintomi di disforia post-coitale. In altre parole, le persone che vivono con difficoltà la vicinanza emotiva o che temono l’abbandono sembrano essere più vulnerabili a queste reazioni.

Quale è il ruolo della masturbazione e del senso di colpa?

Uno degli aspetti più innovativi emersi dalla ricerca di Raftery nel 2024 riguarda il rapporto tra disforia post-coitale e masturbazione. Lo studio ha mostrato che gli atteggiamenti negativi verso l’autoerotismo rappresentano un importante fattore predittivo dei sintomi post-coitali nelle donne dopo la masturbazione.

Questo risultato suggerisce che sentimenti di vergogna, colpa o conflitto morale legati alla masturbazione possano influenzare profondamente il vissuto emotivo successivo all’orgasmo. In questi casi, il disagio potrebbe non derivare direttamente dall’attività sessuale in sé, ma dal significato psicologico e culturale attribuito a quell’esperienza.

La scoperta evidenzia l’importanza delle convinzioni personali e delle norme sociali interiorizzate nel modellare le reazioni emotive legate alla sessualità.

 

Approfondimento clinico

Sessualità di coppia

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Quando preoccuparsi?

Sperimentare occasionalmente tristezza, malinconia o vulnerabilità dopo un rapporto sessuale non significa necessariamente soffrire di una condizione patologica. Molte persone vivono episodi isolati nel corso della vita senza che ciò abbia conseguenze significative sul benessere psicologico o sulla qualità della relazione.

Una valutazione specialistica può essere utile quando i sintomi diventano frequenti, intensi o interferiscono con la vita sessuale e relazionale. In questi casi è importante esplorare non soltanto gli aspetti biologici, ma anche le dinamiche emotive, relazionali e culturali che potrebbero contribuire al fenomeno.

La disforia post-coitale è considerata una patologia autonoma nel DSM-5?

No. Nonostante la crescente attenzione da parte della comunità scientifica, la disforia post-coitale non è considerata una patologia autonoma. Gli studiosi la descrivono piuttosto come una particolare risposta emotiva che può manifestarsi dopo l’attività sessuale e che probabilmente nasce dall’interazione tra cambiamenti biologici, vissuti psicologici e dinamiche relazionali. Solo quando questi episodi diventano persistenti o compromettono il benessere della persona possono richiedere un approfondimento clinico.

 

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Un caso clinico

Un giovane di 24 anni, laureato in giurisprudenza, si è presentato al reparto di psichiatria lamentando umore basso, stanchezza generalizzata, irritabilità e crisi di pianto dopo aver avuto rapporti sessuali negli ultimi sei mesi. Questi sintomi erano insorti in modo insidioso, si presentavano in modo episodico e duravano dai 30 ai 90 minuti dopo il rapporto. Le sue condizioni peggioravano con l’aumentare della durata dei sintomi in seguito a successivi rapporti sessuali. A causa di questi sintomi, il paziente affermava che si era verificato un deterioramento delle dinamiche relazionali con la moglie, con conseguente disagio soggettivo per entrambi. Il paziente, tuttavia, dichiarava di non aver mai perso il desiderio di avere rapporti sessuali. 

Ha riferito di aver provato sensazioni simili, come disagio e tristezza dopo la masturbazione all’età di 14-15 anni; tuttavia, i sintomi non erano così gravi. Con l’aumento della frequenza dei rapporti sessuali dopo il matrimonio, i sintomi del paziente sono peggiorati. Il paziente aveva un buon rapporto con i colleghi e non presentava alcuna compromissione lavorativa. Il paziente non era alcolista, non fumava e non faceva uso di droghe illecite.

Non presentava sintomi di disagio psicologico secondo la Kessler Psychological Distress Scale.  L’anamnesi familiare non era significativa per alcun disturbo psichiatrico; tuttavia, il paziente ha riferito di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un membro adulto della famiglia durante l’infanzia. Il paziente era collaborativo, pienamente vigile e orientato. Il giudizio e la consapevolezza del paziente erano intatti, come determinato dal Mental State Examination (MSE).

Il rapporto è stato stabilito con facilità e l’attività psicomotoria era normale. Il suo linguaggio era debole e monotono, pertinente, logico e orientato all’obiettivo, con un tempo di reazione normale. Era assalito da pensieri negativi riguardanti la sua relazione e il suo futuro, ma non presentava ideazioni suicide. A parte i cambiamenti d’umore post-coitali e i pensieri negativi, l’anamnesi del paziente non suggeriva la presenza di disturbi psichiatrici, depressione, ansia o stress. Tuttavia, le sue espressioni facciali apparivano tristi. Gli esami del sangue di routine, i test biochimici, il profilo tiroideo, i test di funzionalità epatica e l’ECG erano nella norma. 

L’anamnesi fornita dal paziente suggeriva una PCD. Altre diagnosi differenziali includevano distimia, depressione, eiaculazione precoce, disfunzione erettile e disturbo del desiderio sessuale ipoattivo (HSDD). Queste condizioni non soddisfacevano i criteri appropriati del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5). La disfunzione sessuale è stata valutata tramite l’ASEX, che ha rivelato un punteggio di 10, indicando l’assenza di disfunzione sessuale.

La diagnosi di PCD è stata formulata sulla base delle domande adottate dallo studio di Bird et al.: “Ci sono stati momenti nella tua vita in cui un pianto o una tristezza inspiegabili dopo un rapporto sessuale consensuale sono stati un problema per te?” e “Ci sono stati momenti nelle ultime quattro settimane in cui un pianto o una tristezza inspiegabili dopo un rapporto sessuale consensuale sono stati un problema per te?Queste domande sono state utilizzate da Bird et al. per valutare la prevalenza di PCD nel corso della vita e nelle ultime quattro settimane.

Al paziente è stata prescritta una compressa di escitalopram da 10 mg una volta al giorno, insieme a un breve percorso di psicoeducazione e a un controllo di follow-up dopo due settimane. Il paziente si è mostrato un po’ apprensivo nella fase iniziale del trattamento, ma in seguito si è abituato. Al controllo successivo, il paziente ha riferito una diminuzione dei livelli di ansia dopo l’attività sessuale. 

Dr. Giuliana Proietti

 

SESSUOLOGIA

CDC

Fonte principale

Sachdeva N, Suresh V, Zeeshan M, Kamaraj B, Mehdi A. A Case Report of Postcoital Dysphoria: A Paradoxical Melancholy. Cureus. 2022 Oct 27;14(10):e30746. doi: 10.7759/cureus.30746. PMID: 36447696; PMCID: PMC9700232.

Immagine

Foto di Ivan S: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-letto-addormentato-stabilire-6788686/

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