eiaculazione precoce

L’eiaculazione precoce (EP) è una disfunzione sessuale maschile caratterizzata da bassa latenza eiaculatoria. L’eiaculazione precoce può essere permanente (primaria, presente sin prime esperienze sessuali) o acquisita (secondaria, iniziata in un periodo successivo). L’aggiornamento del 2014 delle Linee Guida della Società Internazionale per la Medicina Sessuale (ISSM) riguardo alla diagnosi ed al trattamento dell’eiaculazione precoce definiscono la EP come una combinazione di questi fattori:

(1) L’eiaculazione di solito si verifica entro circa 1 minuto dalla penetrazione vaginale (nel caso dell’EP primaria) o vi è una riduzione clinicamente significativa dei tempi di latenza, nella EP acquisita, per cui la durata della penetrazione vaginale si riduce a massimo 3 minuti;
(2) Incapacità di ritardare l’eiaculazione;
(3) Si vivono conseguenze personali negative, come ansia, disagio, frustrazione, e / o evitamento dell’intimità sessuale [Althof SE et al., 2014].

L’eiaculazione precoce è analogamente definita dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, 2013) come verificantesi entro circa 1 minuto dalla penetrazione vaginale e comunque prima di quanto l’individuo desideri, causando un disagio clinicamente significativo [Althof SE et al., 2014].

La stima della diffusione della EP fra gli uomini non è semplice a causa della difficoltà di definire ciò che costituisce effettivamente la disfunzione sessuale. Gli studi effettuati hanno stimato una prevalenza 20-30% per la EP così come definita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV), ossia 2 o 3 uomini ogni 10. Queste stime tuttavia potrebbero includere erroneamente anche gli uomini che hanno una certa preoccupazione per la loro funzione eiaculatoria, ma che non soddisfano gli attuali criteri diagnostici per la EP [Althof SE et al., 2014].

Si pensa pertanto che la prevalenza della EP permanente secondo le definizioni dell’ISSM e del DSM-5 (cioè che riguardano una latenza eiaculatoria di circa un minuto) non dovrebbero superare il 4%, valori dunque molto più bassi [Althof SE et al., 2014].

Gli uomini con EP hanno maggiori probabilità di avere relazioni e livelli di soddisfazione sessuali molto più scarsi, con presenza di disagio personale e difficoltà relazionali, rispetto agli uomini che non soffrono di questo disturbo [Rowland DL, Patrick DL, Rothman M, Gagnon DD, 2007]. Essi possono anche valutare la loro qualità della vita come inferiore rispetto a quella percepita dagli uomini senza PE [Rowland DL, Patrick DL, Rothman M, Gagnon DD, 2007] . Inoltre, la soddisfazione del/della partner nel rapporto sessuale appare diminuita con l’aumentare della gravità della condizione [Byers ES, Grenier G, 2003].

La gestione della EP può comportare una serie di interventi: questi includono trattamenti farmacologici sistemici (come gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina, antidepressivi triciclici, inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, e analgesici), creme anestetiche per uso topico e spray, e terapie comportamentali  [Richardson D, Goldmeier D, Green J, Lamba H, Harris JRW, 2006; Wespes E. et al. 2013].

Le terapie comportamentali psicosessuologiche per la EP includono due principali classi di terapie, con elementi che si sovrappongono [Althof SE, 2014]. La prima consiste in psicoterapia (come consulenza psicosessuale o relazionale) per gli uomini e / o coppie, in modo da affrontare le questioni psicologiche e interpersonali che possono contribuire alla EP. La seconda è costituita da tecniche corporee per aiutare gli uomini a sviluppare le abilità sessuali, in modo da ritardare l’eiaculazione e migliorare la fiducia in se stessi.

Le tecniche corporee specifiche sono le seguenti:

1) La tecnica “stop-start”, sviluppata da Semans, che riguarda l’uomo o il/la partner. Si tratta di stimolare il pene fino a che l’uomo non sente il bisogno di eiaculare, poi si cessa la stimolazione fino a quando la sensazione eiaculatoria è superata; questo ciclo viene ripetuto alcune volte prima di consentire che avvenga l’eiaculazione [Melnik T, Althof S, Atallah AN, Puga MEDS, Glina S, Riera R, 2011]. L’obiettivo è quello di imparare a riconoscere la sensazione di eccitazione, al fine di migliorare il controllo dell’eiaculazione.
2) La tecnica dello “squeeze”, proposta da Masters e Johnson, il/la partner dell’uomo stimola il pene fino a che lui non sente il bisogno di eiaculare, poi stringe il glande del pene fino a quando la sensazione passa; questo ciclo deve essere ripetuto più volte prima di permettere l’eiaculazione [Melnik T, Althof S, Atallah AN, Puga MEDS, Glina S, Riera R, 2011].
3) Nelle tecniche di focalizzazione sensoriale [Richardson D, Goldmeier D, Green J, Lamba H, Harris JRW, 2006], l’uomo e il/la partner iniziano concentrandosi sulle carezze, che escludono il seno, i genitali, e il rapporto sessuale, per migliorare la consapevolezza del corpo, riducendo l’ansia da prestazione; dopo un periodo di esercitazioni in tal senso viene eseguita una graduale reintroduzione di toccare i genitali e quindi completare il rapporto [McMahon CG et al., 2004].
4) Gli esercizi di riabilitazione del pavimento pelvico riguardano la muscolatura nell’area del perineo e anche questi possono aiutare nell’acquisire il controllo eiaculatorio [Pastore AL, Palleschi G, Leto A, Pacini L, Iori F, Leonardo C, et al., 2012].

In una review del 2015 (Cooper K, Martyn-St James M,Kaltenthaler E, et al.) è stato osservato che tutte le tecniche sopra descritte mostrano di essere efficaci, sia se usate da sole, sia se usate in aggiunta al trattamento farmacologico. Non sono stati segnalati effetti collaterali avversi per nessuna delle tecniche psico-sessuologiche utilizzate. Gli interventi comportamentali previsti negli studi considerati variava da 2 a 12 settimane. Tre degli studi esaminati hanno documentato che i miglioramenti ottenuti con queste tecniche sono stati mantenuti (per quanto riguarda la latenza intravaginale, o Intravaginal ejaculatory latency time, o IELT) per 3-6 mesi dopo la sospensione del trattamento; tuttavia, in generale, ci sono dati limitati sulla durata degli effetti positivi che seguono il trattamento. Non sempre gli studi sulla EP parlano del metodo utilizzato per valutare la latenza e non tutti valutano, oltre che la latenza, anche altri risultati, come il controllo eiaculatorio, la soddisfazione sessuale, e l’ansia da prestazione per cui non è sempre facile metterli a confronto.

Sarebbe utile che gli studi clinici si occupassero anche di valutare gli aspetti non IELT della EP, cioè si occupassero non solo della durata effettiva della latenza eiaculatoria, ma prendessero in considerazione anche tutte le altre manifestazioni di disagio che questa disfunzione sessuale comporta, come evidenziato nella definizione ISSM recentemente aggiornata della EP, che comprende l’incapacità di ritardare l’eiaculazione e le conseguenze personali negative, oltre al tempo di ridotta latenza.

Nel confronto con il trattamento farmacologico, nella maggior parte delle tecniche psico-sessuali va valutata inoltre la motivazione del paziente e del/della partner nell’impegnarsi nella terapia e nel praticare le tecniche specifiche. Molte persone possono inoltre preferire una scelta di intervento comportamentale, mentre altre potrebbero preferire un approccio farmacologico. Combinazioni di approcci medici e psicologici possono essere utili specialmente nel caso di problematiche che riguardano la relazione di coppia e non solo il problema specifico della EP.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Cooper K, Martyn-St James M, Kaltenthaler E, et al. Behavioral Therapies for Management of Premature Ejaculation: A Systematic Review. Sexual Medicine. 2015;3(3):174-188. doi:10.1002/sm2.65.

Immagine:
Flickr

 

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