Terapia di coppia: così fan tutti

Un articolo sul Wall Street Journal riporta il fatto che alcuni terapeuti della coppia hanno cominciato ad usare l’IKEA come una sorta di test, per vedere se i due partner riescono a stare insieme. Si è visto, infatti, che fare una visita nel gigantesco negozio di mobili è tutt’altro che un rilassante pomeriggio dedicato allo shopping: spesso le coppie litigano sui mobili componibili da scegliere e, da queste liti apparentemente banali, si manifestano tutti i conflitti irrisolti delle loro storie.

I dati di marzo di CivicScience mostrano che il 17% delle coppie litiga mentre sta scegliendo i mobili, mentre per spese di altro genere litigano solo sei coppie ogni cento. I terapeuti usano dunque la visita all’IKEA per sondare le capacità comunicative dei due partners e per capire se e quanto essi siano compatibili e vadano effettivamente nella stessa direzione.

Le terapie di coppia sono ormai talmente tante e diffuse che il New York Magazine si chiede provocatoriamente se non sia troppo presto fare la terapia di coppia già dopo il primo appuntamento… Nell’articolo si cita il caso di due ragazzi molto giovani, che ancora non hanno l’età per poter bere alcolici secondo le leggi americane, ma che però possono sottoporsi alla terapia di coppia con l’aiuto delle assicurazioni, al modico prezzo di 30 dollari (sicuramente molto meno di quello che costerebbe loro una serata in discoteca o al pub).

E’ allora la terapia di coppia la nuova frontiera delle coppie, il luogo protetto e rilassante dove poter ritrovare sé stessi e il proprio partner e dove permettersi di fare progetti per il futuro, ma anche per il presente, senza incorrere in conflitti e litigi?

Sui giornali americani si parla insistentemente di molte star con matrimoni in crisi che trovano giovamento in questa terapia. Si è parlato ad esempio del caso dell’attrice Kristen Bell e di suo marito Dax Shepard in cui Dax spiega candidamente di aver imparato ad apprezzare i vantaggi della terapia di coppia nel suo precedente matrimonio, quando però ormai era tutto compromesso, perché la terapia era iniziata troppo tardi. Con la nuova compagna, facendo tesoro dell’esperienza precedente, al primo screzio sono andati in terapia e, da come ne parlano, questo trattamento li sta aiutando molto.

Ancora più fresca è la notizia di un’altra coppia famosissima, che si è sposata da solo un anno, dopo nove anni di convivenza e sei figli: Ok! Magazine scrive infatti che Brad Pitt si sente spesso “soffocato”, “privo di tempo libero da dedicare a se stesso” e, secondo la stessa fonte, l’attore avrebbe chiesto alla moglie Angelina Jolie di rallentare con i suoi impegni (il che è stato preso da Angie come un atteggiamento alquanto egoistico da parte del compagno).

Ecco perché la coppia più famosa di Hollywood sembra sia ricorsa alla terapia di coppia, per cercare di far sopravvivere la loro relazione a questo momento di forti incomprensioni. Sembra siano andati dal terapeuta due volte alla settimana, anche a distanza, quando erano lontani per motivi di lavoro. Secondo il Belfast Telegraph sembra che la coppia sia rimasta così contenta del trattamento ricevuto da aver deciso di volerlo continuare addirittura per tutta la vita.

Ma in cosa consiste questo particolare tipo di terapia e come è nata? La terapia di coppia si è evoluta, secondo i ricercatori Gurman e Fraenkel (2002), che hanno studiato approfonditamente questo tema, attraverso quattro fasi.

La prima fase (anni 1929-1932) è stata quella del counseling matrimoniale (si chiamava infatti “marital therapy”) di tipo “ateoretico”: in pratica la consulenza matrimoniale era praticata ai due coniugi da soggetti che oggi non sarebbero certamente considerati degli esperti nel campo della salute mentale. Come affermò brillantemente G. Manus nel 1966, si trattava di “una tecnica in cerca di una teoria” o, per dirla ancor più esplicitamente, di un miscuglio di tecniche, psicologiche o di altra natura, che venivano usate sondandone l’efficacia per prove ed errori. In questo periodo furono aperte in America tre cliniche matrimoniali orientate all’educazione dei partners alla vita di coppia. Non esistevano trattamenti congiunti: i due coniugi venivano trattati individualmente e, quando partecipavano insieme alle sedute, il focus della terapia non era la loro relazione disfunzionale (come accadrebbe oggi), ma le loro singole “nevrosi”.

Nella seconda fase (1931-1966), quella della sperimentazione psicoanalitica, i terapeuti della coppia si concentrarono sul comprendere chi dei due partner avesse torto e compromettesse, con i suoi atteggiamenti e comportamenti, la salute del rapporto di coppia. Anche in questa fase le sedute erano in gran parte individuali: in molti casi, quando si trattava di metter mano ai problemi della coppia, il terapeuta rinunciava al suo ruolo e chiedeva ai due partners di essere “terapeutici” l’uno per l’altro.
Il “couples counseling” iniziò ad entrare nell’uso comune negli Stati Uniti, praticato specialmente nei consultori ecclesiastici di qualsiasi confessione, oltre che da improvvisati personaggi che volevano salvare l’etica della nazione. Il primo articolo pubblicato su una rivista non scientifica ma popolare, come il Ladies’ Home Journal fu “Can This Marriage Be Saved”? (Questo matrimonio può essere salvato?). Era il 1953 ed i casi descritti erano quelli di una clinica per matrimoni aperta dall’eugenista e divorzio-fobico Paul Popenoe (che non aveva alcuna formazione psicologica, ma che credeva fortemente nella costruzione dell’americano di “tipo migliore”).

Nella terza fase (1963 – 1985) si andò diffondendo la Terapia Familiare, dove i terapeuti si occupavano soprattutto di famiglie, anche se vedevano anche delle coppie. E’ in questo periodo che furono creati i concetti di quid pro quo, omeostasi, doppio legame ecc. e si cominciarono ad applicare le teorie dei sistemi anche alla coppia. La psicoterapeuta Virginia Satir coniò le definizioni riferentisi ai ruoli svolti dai partners nella coppia (il pacificatore, l’agitatore, il distrattore…). Il terapeuta doveva abbassare il livello dell’ansia e insegnare ai partners come percepire in modo calmo e razionale le ansie e le paure dell’altro. Cominciò a farsi strada l’idea gestaltica che la coppia fosse qualcosa di più e di diverso della semplice somma dei suoi due componenti.

La quarta fase della terapia di coppia, (1986-oggi) è quella che si è dedicata a rifinire le teorie e le tecniche, ma soprattutto ad integrarle. Sono nate così la Behavioral Couples Therapy, l’Emotionally Focused Therapy, la Solution-Focused Therapy e tantissime altre. Inoltre, la terapia di coppia ha cominciato ad essere usata anche per curare i problemi dei singoli individui, come la depressione, l’ansia, l’alcolismo, la sex addiction, lavorando sulla coppia come forma di integrazione alla psicoterapia individuale. I partner non sono stati più considerati persone “nevrotiche”, ma persone sane, seppure molto stressate, che stanno attraversando un momento critico della propria vita. In questo ultimo periodo sono entrati nella discussione teorica anche le nuove idee e concezioni avanzate da diversi movimenti come il femminismo, il multiculturalismo e il post-modernismo. Attraverso questi apporti si è capito che molte difficoltà vissute dalla coppia derivano da stereotipi e pregiudizi dei quali le persone non sono pienamente consapevoli. Un esempio? Le aspettative riguardo ai diversi ruoli all’interno della vita di coppia.

La terapia di coppia è conosciuta dal vasto pubblico soprattutto grazie alla sua rappresentazione nei film o nelle serie televisive come Couples Therapy che, neanche a dirlo, tendono a dare della terapia rappresentazioni piuttosto distorte e banali, giungendo perfino a renderle ridicole. Riuscire a dare ai due partner gli strumenti per comunicare, per capirsi e per apprendere ad esplorare i modi per ricreare un’intimità fisica ed emozionale può richiedere invece diverso tempo e anche un grande impegno personale, un vero e proprio “investimento” sulla relazione (con momenti di scoraggiamento che inevitabilmente si alternano a momenti di maggiore ottimismo, prima di giungere alla meta).

“Se hai bisogno di una terapia di coppia, questo significa che la vostra relazione è finita, siete alla frutta” potrebbero consigliare gli amici ad una coppia in crisi, vista l’ormai consolidata prassi di chiedere separazione e divorzio al primo ostacolo che si incontra. Perché, ci si domanda, lavorare su una relazione ormai logorata, quando in poco tempo si può trovare un nuovo amore e dare vita ad una nuova e soddisfacente relazione di coppia, ritrovando la serenità perduta?

E’ vero, molte persone la pensano così, ma non bisogna dimenticare che, così come può accadere alla persona di vivere un momento di smarrimento, di incertezza, di perdita della considerazione di sé, allo stesso modo queste situazioni possono riguardare anche i rapporti di coppia, che possono trovarsi a vivere dei momenti di particolare stress (nascita di un figlio, perdita del lavoro, trasloco, preparativi per il matrimonio, perdita di un genitore, tradimento, ecc.), in cui anche due persone innamoratissime perdono alla fine il piacere di stare insieme e si domandano se non sia il caso di lasciarsi, sommerse come sono da continui conflitti, ostilità, rivendicazioni e accuse reciproche. Vale la pena buttare via tutto, senza provare a salvare il salvabile e senza preoccuparsi minimamente della famiglia, nel suo complesso?

Molto si può fare, ad esempio, quando nella coppia si vivono problemi sessuali che appaiono insormontabili: si pensi alla frustrazione di un matrimonio bianco dovuto al vaginismo di lei o alla disfunzione erettile di lui (o ad entrambe le cose). Questo tipo di coppie “scoppia” quando uno dei due incontra una nuova persona, oppure quando cominciano a desiderare un figlio. Il vaginismo e la disfunzione erettile possono però essere curati attraverso una terapia breve e l’ausilio di farmaci efficacissimi: perché non consigliare a queste coppie di provare a salvare la propria relazione, prima di buttare via tutto, nella consumistica pulsione dell’usa-e-getta?

Molti operatori, nel campo della salute e del benessere, non conoscono ancora a fondo le terapie di coppia e le terapie sessuali, non sanno da dove vengano, in cosa consistano, come operino e quali siano i vantaggi che esse producono alla salute delle persone e alla loro qualità della vita: per questa ragione abbiamo organizzato un seminario breve ad Ancona, con l’intento di fornire informazioni di tipo teorico e clinico a chiunque sia interessato e soprattutto a chi, come medici di base, confessori, consulenti, personal trainer, ecc, possa venire a sapere delle difficoltà di una coppia, senza sapere che tipo di intervento consigliare.

Certo, come diceva Dostoevskij, si può portare un cavallo all’abbeveratoio, ma non lo si può certo obbligare a bere: allo stesso modo, fare una terapia di coppia può essere del tutto inutile se i due partner non vogliono cambiare e se hanno già deciso di lasciarsi.

Dr. Giuliana Proietti

Pubblicato anche su Huffington Post

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Psicoterapeuta Sessuologa | Ellepi Associati Ancona - Terni
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale a Ancona - Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

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Dr. Giuliana Proietti Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa - Ancona Terni

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