donne anziane

A partire dagli studi di Masters e Johnson fino ai giorni nostri, molte ricerche hanno ormai dimostrato che l’attività sessuale continua anche negli anni d’argento, come si usa dire con un eufemismo.

Nel 1966, Masters e Johnson studiarono l’attività sessuale di 34 donne e 39 uomini di più di 50 anni, per un periodo di quattro anni. In considerazione delle dimensioni ridotte del campione, i ricercatori specificarono che erano solo in grado di “suggerire una impressione clinica, piuttosto che chiarire un fattore biologico”. L’impressione clinica più importante che essi offrirono è che i processi di invecchiamento fisiologico non precludono l’attività sessuale nella vita più anziana, e perfino che l’invecchiamento può anche portare benefici potenziali alla risposta sessuale.

Il desiderio sessuale nelle donne si mantiene nel tempo: Thompson et al (2011) infatti hanno scoperto che l’autopercezione della qualità della vita e della soddisfazione sessuale si mantengono inalterate anche se vi sono cedimenti per quanto riguarda la salute fisica ed alcune abilità cognitive nel campione di donne esaminato, che va dai 60 agli 89 anni. Molti altri studi su donne anziane hanno confermato questi risultati (per esempio, Heiman et al., 2011; Trompeter, Bettencourt & Barrett-Connor, 2012).

Naturalmente, problemi di salute legati all’invecchiamento, come l’artrite o altre malattie che deformano l’immagine del corpo, possono produrre nella donna anziana effetti simili a quelli vissuti dalla donna più giovane dopo una mastectomia. Per la donna in post-menopausa può essere sicuramente consigliabile usare dei lubrificanti anche se la secchezza vaginale non è l’unico problema: alcune donne possono avere assottigliamento o addirittura atrofia delle pareti vaginali.

Bachmann e Nevadunsky (2000) hanno scoperto che fino al 40% delle donne in postmenopausa hanno sintomi di vaginite atrofica.
Queste donne corrono anche un maggior rischio di sviluppare una condizione chiamata Lichen sclerosus genitale, un disturbo dermatologico cronico che colpisce in particolare la zona genitale e anale. La patologia di solito si presenta con chiazze bianche, pruriginose, dolenti sulla pelle delle zone interessate. Le donne affette da lichen sclerosus grave possono avere cicatrici che restringono la vagina, provocando dolore e sanguinamento durante i rapporti: tuttavia anche questo disturbo può essere rimosso con una terapia a base di creme o unguenti o, nei casi più gravi, un intervento chirurgico, da eseguirsi dopo una terapia farmacologica.

Anche se il trattamento di patologie come il Lichen sclerosus genitale non è redditizio, le aziende farmaceutiche hanno comunque sviluppato un interesse economico nel target delle donne anziane sessualmente attive, identificando potenziali mercati per il trattamento medico del calo del desiderio, della ridotta frequenza dell’orgasmo e della secchezza vaginale.

Kuzmarov e Bain (2008) hanno affrontato il tema dell’eccitazione femminile e della risposta sessuale, raccomandando la terapia ormonale per correggere gli scarsi livelli di desiderio. Dopo aver dedicato alcune pagine alla terapia del testoterone, questi autori ammettono brevemente che potrebbero esserci anche problemi psicosociali nella definizione della risposta sessuale femminile e che i livelli della lubrificazione e degli androgeni non necessariamente correlano con il grado di interesse sessuale o con l’eccitazione della donna.

Per quanto riguarda la medicalizzazione della disfunzione sessuale femminile, le aziende farmaceutiche hanno cercato un trattamento magico equivalente a quello delle pillole blu per gli uomini. Probabilmente in questa ricerca essi hanno trascurato qualcosa di fondamentale, vale a dire le famose “questioni psicosessuali”, che non hanno nulla a che fare con gli aspetti medici. (Tiefer, 2001).

Le donne anziane che trovano un nuovo partner possono essere piacevolmente sorprese dalla loro risposta fisica. Una donna che viveva da anni un rapporto senza passione, con mancanza di lubrificazione (e desiderio), può ritrovarsi lubrificata senza sforzo con un nuovo partner, dimenticandosi il lubrificante e, caso più grave, il preservativo (molte donne anziane si ammalano di malattie a trasmissione sessuale perché pensano al preservativo unicamente come ad uno strumento per il controllo delle nascite).

Fang, Oliver, Jayaraman e Wong (2010) hanno riferito che tra il 1997 e il 2007, le malattie a trasmissione sessuale in Canada sono aumentate con tassi più elevati tra persone di 40-59 anni di età rispetto a gruppi di popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Von Simson e Kulasegaram (2012) citano studi che mostrano un aumento dei casi di sifilide, clamidia e gonorrea in Gran Bretagna, USA e Canada nella fascia d’età 45-64 anni. Essi segnalano che “c’è stato anche un aumento di casi di HIV fra gli over 50, con il 20% di persone in più che hanno avuto accesso alle terapie per l’HIV e un aumento dell’82% rispetto ai valori del 2001…” e che “nuove diagnosi di HIV per le persone sopra i 50 anni sono più che raddoppiate tra il 2000 e il 2009”. Allo stesso modo, Bodley Tickell et al (2008) hanno scoperto che in meno di 10 anni, raddoppierà il tasso di malattie sessualmente trasmissibili in persone con più di 45 anni. Tutto questo per la mancata abitudine di usare il preservativo.

I ricercatori che lavorano presso il Sexual Health Promotion, National Survey of Sexual Health and Behavior presso l’Indiana University hanno scoperto che (Reece et al., 2010, pp. 266-276) “una su cinque fra le persone single sessualmente attive utilizza regolarmente il preservativo e solo il 12 per cento degli uomini e il 32 per cento delle donne riferisce di averlo usato in ogni rapporto”. Le persone di 45 anni e più hanno mostrato il più basso tasso di utilizzo del preservativo (Reece et al., 2010).

Nello stesso anno Jena, Goldman, Kamdar, Lakdawalla e Yang (2010) hanno scoperto che gli uomini che usano la fosfodiesterasi di tipo 5 (inibitori PDE5, come il Viagra) hanno avuto alti tassi di malattie sessualmente trasmissibili negli anni precedenti e successi all’utilizzo di questi farmaci.

Non sorprende tuttavia il fatto che le persone anziane non utilizzino metodi di di protezione contro le MTS, in particolare le donne: quando queste donne erano più giovani ed erano sessualmente attive, il virus dell’immunodeficienza umana/immuno deficienza sindrome acquisita (HIV/AIDS) non si conosceva e dunque anche le protezioni per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili non erano ampiamente divulgate come viene fatto oggi con i più giovani. (Le donne a quel tempo si documentavano soprattutto sui metodi anticoncezionali, come i dispositivi intrauterini o il diaframma).

I medici di base possono essere riluttanti a sollevare questioni di salute sessuale con persone anziane o incoraggiare i test di routine per le malattie sessualmente trasmissibili e anche quando le donne anziane si sottopongono al pap-test non sempre vengono esaminate le possibilità di essere colpite da malattie come la clamidia, che è considerata una patologia che riguarda le donne più giovani.

Indubbiamente non è facile, a prescindere dall’età, negoziare le pratiche sessuali più sicure con dei nuovi partner. È già imbarazzante per alcune donne chiedere ad un nuovo partner ciò che desiderano sessualmente, figurarsi il parlare di sesso sicuro: hai usato una protezione con tutte le tue partner ? Quante volte ti sei sottoposto al test? Quando è stata l’ultima volta che hai fatto il test e per quali malattie sessualmente trasmissibili? La cosa è sicuramente ancora più difficile per le donne anziane, specialmente in presenza di un partner più giovane.

A una conferenza sull’HIV nel 2009, una gerontologa, Kathleen Mairs, ha riferito di aver intervistato 299 canadesi con più di 50 anni, che erano andata in vacanza in Florida durante i mesi invernali  (Mairs, 2009) scoprendo che la maggior parte di loro erano sessualmente attive, e quasi la metà aveva avuto almeno un nuovo partner nel periodo di vacanza. Secondo il “Senior HIV Intervention Project” di Fort Lauderdale, Florida le donne con più di 60 anni rappresentano uno dei gruppi più a rischio per le malattie a trasmissione sessuale (Agate, Mullins, Prudent, & Liberti, 2003).

La secchezza vaginale inoltre aumenta il rischio di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili. Un esempio è quello dell’HIV, che attacca i globuli bianchi. Con un maggior numero di globuli bianchi nel luogo dell’infezione, la vagina irritata e infiammata  facilita l’accesso diretto del virus al flusso sanguigno.

Il problema è che la maggior parte delle persone non sono consapevoli di avere un’infezione. Ad esempio, il 75% delle donne con infezione da clamidia sono asintomatiche. Ciò suggerisce che chiedere alle potenziali partner se sono “sane” è del tutto inutile.

Le difficoltà che incontrano le donne anziane che vivono in modo indipendente sono significative, ma questi problemi sono aggravati quando esse vivono in strutture di assistenza a lungo termine. Gli operatori sanitari spesso ricevono una formazione insufficiente o inadeguata per quanto riguarda la salute sessuale delle persone anziane. Le richieste per la formazione sono spesso motivate dalla paura che i caregivers possano infettarsi attraverso i fluidi corporei dei pazienti. Con l’invecchiamento della popolazione, un numero crescente di persone anziane con epatite B e HIV/AIDS entrerà in strutture di assistenza a lungo termine. Ciò suggerisce che l’esigenza di formazione degli operatori sanitari sulla salute sessuale necessariamente aumenterà.

La formazione iniziale dovrebbe concentrarsi su questione relative alla salute e alla sicurezza, per poi concentrarsi sullo sviluppo delle abilità di comunicazione dei caregivers, per consentire loro di sentirsi a proprio agio nel parlare di sessualità con i pazienti anziani.

Quanto alla gestione delle attività sessuali dei residenti in un ospizio, in genere si opta per il lassez faire, essendo tutte le persone abbastanza mature e consapevoli di quello che stanno facendo. Giustamente, essi hanno bisogno di mantenere una loro privacy riguardo alla vita sessuale. Il problema si pone quando la vita sessuale riguarda persone con funzioni cognitive compromesse: il consenso all’attività sessuale è dato volontariamente o attraverso una coercizione? Questo è quello che fondamentalmente gli operatori devono cercare di comprendere, per riconoscere e segnalare eventuali abusi, che sono tutt’altro che infrequenti.

L’Advocacy Centre for the Elderly in Canada ha scoperto casi in cui le donne affette da demenza subivano aggressioni a sfondo sessuale, anche da parte del coniuge. Che dire poi del comportamento da tenere con le donne lesbiche o transgender? Una maggiore formazione degli operatori sulla sessualità delle persone anziane è quanto mai necessaria.

Dr. Giuliana Proietti

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● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)

● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.


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One thought on “La salute sessuale delle donne anziane”

  1. Sono sposato da 40 anni, ho 77 anni mia moglie 73 sono anni che soffro dal desiderio di amoreggiare con mia moglie ma lei non ne vuole più sapere, non so se riuscirò a finire la vita insieme, li non capisce ragione, dice che alla nostra età è superfuo parlare di amore, ho detto amore non sesso, nneppure sesso orale. Io sento un rande desiderio di carezzarla a letto con dei massaggi ssu tutto il suo corpo il proleema sta nel fatto che quando viene a letto si veste mettendosi un pigiama con i pantaloni, il giorno in casa porta sempre i pantaloni , cosi io non ho nessuna possibilità di sentire il piacere dell’amore, è possibile trovare qualche soluzione per fergli cambiare idea? Vi saluto e vi ringrazio.

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