aids/hiv

Si è appena concluso a New York il vertice dell’Assemblea generale delle Nazione Unite per scegliere le politiche che gli Stati membri dovranno adottare nei prossimi anni.Gli obiettivi principali sono tre: 1) rafforzare e implementare a livello globale le strategie di riduzione del danno che si sono dimostrate altamente efficaci nel ridurre il numero di nuove infezioni tra i tossicodipendenti; 2) definire obiettivi precisi e ambiziosi in tutti i campi della lotta all’Aids tra cui riduzione del numero di nuove infezioni, riduzione del numero di morti per Aids, e soprattutto allargamento dell’accesso alle terapie antiretrovirali; 3)  impegno per destinare quote di budget adeguate al raggiungimento di questi obiettivi, sia a livello internazionale con il rafforzamento del Fondo Globale per la lotta all’Aids, Tubercolosi e Malaria, sia nelle strategie nazionali e locali.

Il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon ha detto che l’obiettivo da raggiungere entro il 2020 è: <…>.
Secondo le Nazioni Unite, nel mondo 34 milioni di persone hanno l’Aids ma circa la metà di loro non sanno neppure di soffrirne. <<Oggi ci riuniamo per mettere la parola fine all’Aids – ha continuato Ban ki-Moon  – Se vogliamo relegare l’Aids ai libri di storia dobbiamo agire vigorosamente. Questo significa affrontare questioni delicate, come l’omosessualità, l’uso di droga, il commercio del sesso. Dal 2001 i casi di nuove infezioni sono diminuiti del 20%, secondo le stime dell’Onu, ma bisogna fare di più, uno slancio di solidarietà globale per garantire entro il 2015 l’accesso universale ai farmaci anti-Aids>>.

Il vertice è stato organizzato per celebrare il 30° anniversario dell’inizio dell’ epidemia di HIV/AIDS, e si è concluso con una dichiarazione in 105 punti.

Adrienne Germain, la presidente della Women’s Health Coalition (IWHC), che lavora per la parità dei diritti da una vita ed è stata membro attivo nella conferenza del Cairo del 1994 sulle donne (conosciuta anche come la ICPD, Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo) è stata intervistata dall’Huffington Post, insieme ad Alexandra Garita, funzionario internazionale del programma politico IWHC, per commentare come in questo vertice sia stato affrontato l’argomento “sessualità”.

Eccone una sintesi:

Pianificazione familiare, controllo delle nascite

I diritti riproduttivi (nell’accezione ONU sono i diritti a non riprodursi) e i discorsi sulla salute riproduttiva presenti nel documento del Cairo del 1994 sono andati perduti. I diritti riproduttivi, ad esempio, includono anche il diritto di decidere liberamente e responsabilmente sul numero dei figli e sugli intervalli desiderati fra un figlio e l’altro. Se si perde questo, e se non si fa alcun riferimento ai servizi di pianificazione familiare nel documento, di fatto non si fa alcun riferimento alla contraccezione per le donne. Inoltre non si ha una protezione per le donne affette da HIV che sono sterilizzate senza il loro consenso e che sono costrette ad abortire. Questo non è un evento raro nell’Africa del Sud (compreso il Sudafrica).

Diritti degli adolescenti e delle donne

Negli ultimi negoziati CPD (Commissione su Popolazione e Sviluppo, che ha organizzato la conferenza delle donne al Cairo, nel 1994), quest’anno, le ricche e molto conservatrici organizzazioni statunitensi non governative hanno inviato i loro delegati in Arizona per addestrarli alle tecniche dei negoziati, affinché imparassero a contrastare il linguaggio che in questi casi viene utilizzato. In realtà, i delegati conservatori sembrano più preoccupati per la sessualità di quanto lo siano per l’aborto. Sono semplicemente terrorizzati dai discorsi sull’orientamento sessuale e, naturalmente, sul controllo delle nascite, specialmente sul controllo patriarcale.

Posizione dell’Unione europea su questi temi

L’Unione europea e i suoi nuovi Stati membri non sembrano essere così decisi sulla sessualità, l’adolescenza e i diritti delle donne, come lo erano cinque anni fa. Essi parlano con un’unica voce e Malta, in particolare, contribuisce ad abbassare i loro toni.

Educazione sessuale per adolescenti

Citata a mala pena. Quasi il 40 per cento delle infezioni sono tra i giovani, (che nell’accezione dell’ONU sono i soggetti fra i 15 e i 24 anni d’età). Ma nel mondo il maggior numero di giovani ha meno di 19 anni. Se non si lavora con i bambini di 10 anni, sia maschi che femmine, non cambieranno mai le cose. Devono conoscere i loro corpi, la loro sessualità. Devono conoscere i diritti umani, la parità tra i sessi e il modo di relazionarsi tra loro. Se non si fa questo, non si riuscirà a porre fine alla violenza e alla coercizione sessuale. Non saremo in grado di incoraggiare le persone ad usare il preservativo: abbiamo bisogno che le scuole, la comunità e i genitori lavorino insieme. Non si parla inoltre dei matrimoni precoci e forzati, situazioni che rendono sicuramente le ragazze più vulnerabili. Vista la differenza di età tra i partner, l’uomo inizia prima ad essere sessualmente attivo, e dunque è più esposto all’AIDS. (Vedi statistiche)

Innovazioni mediche

Non riteniamo che i metodi più recenti siano necessariamente innovazioni. Ad esempio, la circoncisione maschile viene raccomandata nei paesi con un’alta prevalenza di HIV. Eppure il documento non parla di quanto sia importante non avere rapporti sessuali fino a quando non si è completamente guariti. Non si tiene conto di quanto sia importante il modo in cui questi uomini, prima e dopo l’intervento, abbiano fatto sesso e con chi. La ricerca è stata distorta sin dall’inizio, in quanto non si è voluto guardare a ciò che accade alle donne nel caso si offra questo tipo di intervento agli uomini.

Nuovi studi di intervento precoce di farmaci antiretrovirali (ARV) per ridurre la trasmissione HIV

Un importante sviluppo è il trattamento ARV molto precoce, al fine di ridurre la quantità di virus nel corpo. Pertanto, la persona sarà meno in grado di trasmettere il virus a qualcun altro e si potrà usare il trattamento a scopo preventivo. In questo documento, esso viene considerato come una svolta miracolosa. A noi non sembra. Probabilmente circa la metà delle persone nel mondo che vivono con l’HIV non lo sanno. Si è più contagiosi subito dopo aver contratto l’infezione, ma in quel periodo non si hanno i sintomi: quindi, pensare che un farmaco, una medicina, possa porre fine a questa epidemia, quando non si sa nemmeno come arrivare al maggior numero di persone per sottoporle a delle analisi è davvero sciocco. Ma i dibattiti sul modo migliore per porre fine all’epidemia vanno avanti senza fine. Questo documento si conclude con addirittura quattro punti sulla prevenzione.

Trasmissione madre-figlio

Si sono registrati notevoli progressi nel ridurre la trasmissione verticale dell’infezione: dall’uomo alla donna e quindi al figlio. Ma vengono individuate donne portatrici del virus in molto meno del 50 per cento delle donne incinte. Peggio ancora, la maggior parte di questi programmi fornisce alla donna il medicinale per prevenire l’infezione nel bambino. Non viene fatto uno screening delle donne, per capire se esse stesse hanno bisogno di un trattamento che permetta loro di sopravvivere, in modo da poter occuparsi del figlio che mettono al mondo. Ci sono molti aspetti del problema HIV/AIDS  che questo documento non riconosce e che andrebbero guardati dal punto di vista femminile.

Chi paga ?

L’UNAIDS stima che siano necessari da 22 a 24 miliardi di dollari e che 16 miliardi siano già in cantiere. I paesi più ricchi hanno già messo mano ai fondi nazionali, ma i paesi più poveri hanno ancora bisogno di molti ODA (official development assistance from governments – aiuto pubblico allo sviluppo, finanziato dai governi). Gli Stati Uniti contribuiscono con il 58 per cento di ODA. La loro posizione pubblica è quella di incoraggiare gli altri paesi donatori ad intensificare e a pagare di più della loro quota, per i paesi più poveri.

Omosessuali e prostitute

Sono nel documento per la prima volta. C’era un punto che menziona i tossicodipendenti, gli uomini che fanno sesso con gli altri uomini e le lavoratrici del sesso. Questo va benissimo, ma la citazione è unica, in quanto poi si legge del linguaggio burocratico incomprensibile in altri punti, dove si dovrebbero fare riferimenti specifici al tipo di interventi necessari per raggiungere questa popolazione. Non c’è nulla sui diritti umani di queste persone (nonostante il discorso del segretario generale dell’Onu).

Aggiungiamo, per completezza, questa importante notizia sull’Italia:

L’Italia è fra i maggiori responsabili delle attuali difficoltà economiche del Fondo, visto che non paga la propria quota annuale dal 2009 (per un ammanco di 280 milioni di Euro) e che alla conferenza di rifinanziamento del Fondo per gli anni 2011-13 ha fatto scena muta. Nonostante i ripetuti appelli fatti al governo in questi anni, dalla società civile nazionale e internazionale e dallo stesso Fondo Globale, che non hanno mai ricevuto una qualsiasi risposta. Con la cifra dovuta dall’Italia, secondo lo stesso Fondo Globale, si potrebbero fornire farmaci salvavita a oltre 100mila persone che vivono con l’Hiv, o 284mila persone con tubercolosi, o fornire 8 milioni di zanzariere per proteggere le famiglie dalla malaria.

Dr. Giuliana Proietti

Fonti:

AIDS Summit at the UN: Not Enough Talk About Sex, Huffington Post
Ban ki-Moon: Debelliamo l’Aids entro il 2020, NewNotizie
Italia alle Nazioni Unite su Hiv/Aids: tante belle parole ma zero fatti, Confini online

Link:

Dichiarazione in 105 punti. Scarica qui.

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● Conduzione seminari di sviluppo personale
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● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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