Quello che potete vedere nel video è il racconto del rapporto incestuoso fra  Mackenzie Phillips e il padre  John Phillips, leader del gruppo musicale degli anni 60 Mamas and Papas. La donna ha raccontato la drammatica esperienza nel libro “High on Arrival” e in un’intervista rilasciata al programma televisivo di Oprah Winfrey. “Per quasi dieci anni ho fatto sesso con mio padre, – ha detto la Phillips – all’inizio è stato stupro, mi violentò quando ero ancora una teen ager, poi è diventata una relazione consensuale“.

Definizione

La parola incesto deriva dal latino incestum e significa “non casto“, ovvero “impuro“. Questo termine viene usato per indicare un rapporto o una relazione sessuale fra persone consanguinee, parenti o affini.  In una definizione più ampia, l’incesto è un rapporto tra persone con legami formali o informali di parentela, considerati culturalmente come un ostacolo alle relazioni sessuali (ad es., vengono ritenute incestuose le relazioni sessuali tra patrigni e figliastri o tra fratellastri).

La proibizione dell’incesto

Una delle ragioni per cui si è sviluppato il tabù dell’incesto potrebbe essere di ordine biologico: l’accoppiamento fra consanguinei infatti rischia di favorire l’espressione di geni recessivi letali o dannosi, per cui i figli di genitori incestuosi risultano in genere meno sani rispetto alla media.

Dal punto di vista antropologico Lévi-Strauss (1947) ha ipotizzato che il divieto di sposare la propria madre, sorella o figlia deriverebbe dalla necessità di stabilire relazioni con altri popoli o tribù attraverso lo scambio delle donne.

Il sociologo E. Durkheim (1858-1917) ha teorizzato un’istintiva ripugnanza per i rapporti sessuali tra consanguinei, quali, ad esempio, una qualche sostanza in comune nel sangue.

Dal punto di vista psicoanalitico Sigmund Freud in Totem e Tabù (1912) sviluppò il concetto di orda primitiva, in cui i giovani uccidono di comune accordo il patriarca del gruppo che aveva tenuto per sé tutte le donne della tribù. Il tabù dell’incesto sorgerebbe dunque dal bisogno dei colpevoli di liberarsi del senso di colpa dopo l’assassinio, anche per prevenire la ripetizione dell’atto (questa volta ai loro danni). L’interdizione all’incesto è, secondo la psicoanalisi,  il nucleo a partire dal quale nasce il complesso edipico: la prima scelta dell’oggetto sessuale da parte del bambino è sempre incestuosa. La strada verso il superamento dell’attrazione incestuosa passa attraverso lo sviluppo del super-io, cui spetta il compito di sbarrare la strada al ritorno di questo genere di desideri.

Tipologia del rapporto incestuoso

L’incesto si verifica più comunemente fra padri, patrigni, zii e fratelli più anziani e figlie o figliastre, nipoti e sorelle. Problemi di alcol dell’abusante, situazioni di sovraffollamento, maggiore promiscuità fisica e isolamento rurale sono considerate condizioni favorenti. Il tabù dell’incesto fra madre e figlio è più raro e si colloca in un ambito di psicopatologia più grave, così come quella di un padre incestuoso che costringa un figlio dello stesso sesso ad avere rapporti con lui. Non sempre l’incesto riguarda il congiungimento carnale: può essere considerato comportamento incestuoso anche il solo toccamento dei genitali della vittima, baci profondi, penetrazione con le dita.

Dati statistici

E’ difficile raccogliere dati certi sulla diffusione dei rapporti incestuosi, a causa dei  tentativi di copertura messi in atto dall’intera famiglia. L’incidenza più alta della scoperta di comportamenti incestuosi nelle famiglie con basso livello socioeconomico potrebbe essere spiegata con la maggiore possibilità di contatto di tali famiglie con assistenti sociali e personale sanitario. Le famiglie a più alto reddito riescono a tenere meglio nascosto il problema. L’unica certezza che possiamo avere è che le cifre che riguardano questo grave abuso sessuale sono sempre sottostimate, in ogni parte del mondo: le vittime infatti non ne parlano e le famiglie non sporgono denuncia. Secondo Hayes (1990) il 43% dei bambini abusati sessualmente lo sono ad opera di un familiare, il 33% sono abusati da parte di qualcuno che conoscono e di cui hanno fiducia e solo il 24% sono abusati da parte di estranei.

Legislazione italiana

In Italia solamente nel 1996 la violenza sessuale è divenuta un reato contro la persona e non più  contro la morale. L’incesto, se dovuto ad abuso sessuale, costrizione fisica e psicologica a compiere o subire atti contro la propria volontà, si configura come reato penale grazie alla legge del 15 febbraio 1996, n. 66 (Norme contro la violenza sessuale). Questa legge prevede pene e aggravanti quando la violenza è compiuta nei confronti di una persona che non ha compiuto i 14 anni, o nei confronti di una persona che non ha compiuto i 16 anni, della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore (pena aumentata da 6 a 12 anni di reclusione).

Quando invece l’incesto non è dovuto ad una violenza sessuale, si applica l’art. 564 c.p., che prevede una pena solo qualora vi sia “pubblico scandalo” ovvero il fatto diventi noto all’opinione pubblica, anche a causa di una gravidanza o filiazione incestuosa, oppure una semplice confessione e produca una “reazione morale della coscienza pubblica, accompagnata da senso di disgusto e sdegno contro il turpe fatto” (Antolisei).

La vittima

La vittima di un incesto è in genere estremamente riluttante nel rivelare il suo trauma: ha il timore di non essere creduta (anche perché spesso i suoi ricordi sono confusi) e soprattutto teme di essere rimproverata e punita, in quanto si sente responsabile dell’accaduto.

La famiglia della vittima

Solo il 40% delle vittime (M.D. Everson et. al., 1985)  vede la famiglia al suo fianco dopo la rivelazione di un incesto. Secondo i dati del CBM (Centro di aiuto al bambino maltrattato e
alla famiglia
), per i casi trattati tra il 1990 e il 1995, emerge che solo nel 27% dei casi il bambino riceve protezione dalla sua famiglia nei casi di incesto. I familiari evitano di parlarne e non sporgono denuncia, nel tentativo di preservare il buon nome della famiglia, di evitare maldicenze e pettegolezzi, così come separazioni fra coniugi o allontanamenti familiari disposti dai servizi sociali, ecc. Un rapporto incestuoso ha uno sviluppo e una processualità che dura diversi anni: è noto che la vittima invii ai familiari tutta una costellazione di segnali, a volte anche espliciti e facilmente decodificabili,  molto prima della rivelazione, i quali però raramente vengono accolti (P. Mari, 2001).

La madre

La madre è un soggetto affettivamente distante, poco attenta ai bisogni degli altri membri del nucleo familiare. Molto spesso la madre è a conoscenza dell’abuso, ma non fa niente per impedirlo. Se la figlia le rivela l’accaduto, la madre l’accusa di mentire, di essersi inventata tutto, facendo sì che il marito continui a perpetrare l’incesto (J.A. Schakel, 1987). A volte lei stessa ha subito spesso violenze sessuali nell’infanzia, e il ripetersi degli eventi le appare quasi naturale, quasi un diritto da parte del maschio di appropriarsi del corpo di una bambina. Questo accade perché l’abuso subito ha strutturato in lei una personalità fragile, tale da ricercare un partner dominante e prepotente ed inoltre il suo vissuto non elaborato la porta a reiterare, in maniera più o meno inconscia, il proprio trauma, come se nella famiglia che si è formata sia necessario ri-costruire il proprio dramma, rimettere in atto, come regista, il proprio abuso per
poterlo esorcizzare (T. Furniss, 1983).

L’abusante

Nell’ambito dalla famiglia, abusi sessuali possono essere compiuti, oltre che dai genitori, anche da altri parenti, come nonni o zii. Spesso, l’aggressione sessuale viene effettuata da figure sostitutive del padre, come il patrigno o il convivente della madre, o anche un fratello maggiore della vittima.
Quando l’abusante è un padre-padrone siamo spesso di fronte ad un uomo profondamente calato nel modello patriarcale tradizionale, autoritario e dispotico, con personalità fortemente egosintonica, spesso violento e maltrattante verso moglie e figli (R.C. Summit, J. Kryso, 1978).
Quest’uomo è il risultato di una sub-cultura che vede nel maschio l’unico portatore di valori tradizionali, al quale devono essere sacrificate le vite di tutte le donne-oggetto della famiglia (A. Gombia, 2002).  La personalità del padre incestuoso è notevolmente disturbata, principalmente per la grande confusione esistente in sé stesso circa i ruoli, il rispetto dell’altro, la non distinzione tra i propri desideri e quelli degli altri (J.A, Schakel, 1987). Questo soggetto spesso non distingue più nettamente fra tenerezza, legame di cura, protezione, legame d’amore e sessualità.

Conseguenze fisiche e psicologiche nella vittima

L’incesto è una delle peggiori forme di abuso sui minori, perché l’aggressore è sempre presente ed il bambino/ragazzo deve imparare a convivere con richieste sessuali sempre più pressanti, oltre che con un imbarazzante ed inconfessabile segreto, perdendo così ogni senso di sicurezza e di tranquillità personale.

Le conseguenze sul piano fisico possono riguardare: lesioni varie ai genitali e all’ano, gravidanza, malattie a trasmissione sessuale. Per quanto attiene le difficoltà psicologiche vi saranno anzitutto disturbi emotivi nell’area della sessualità e delle relazioni sociali, che di solito accompagnano la vittima per tutta la sua esistenza, oltre ad eventuali compromissioni sul piano cognitivo, in quanto i processi regressivi scatenati dall’esperienza incestuosa possono interferire negativamente sullo sviluppo intellettivo della vittima, tanto più gravemente quanto più bassa è l’età del minore. Numerose ricerche dimostrano inoltre che gli abusati non riescono a ricordare con precisione il trauma subito: si pensa che possano intervenire anche dei cambiamenti endocrini e neurologici, che causano una perdita completa o parziale dei ricordi legati all’evento. (vedi Matsakis, 1991).   Quando non c’è amnesia, possono esservi i tipici disturbi della sindrome post traumatica da stress: flashback, incubi, depressione, perdita dell’autostima, senso di vergogna, con conseguenti comportamenti autodistruttivi nell’uso e l’abuso di sostanze e/o alcol, prostituzione.

L’incesto consenziente

In Francia (come in Belgio), le leggi che condannavano l’incesto furono abolite da Napoleone. Anche in Spagna il matrimonio tra consanguinei non è possibile, ma l’incesto è stato depenalizzato. La Svezia è l’unico Paese d’Europa che permette il matrimonio tra fratelli che condividono un solo genitore (un permesso che però va richiesto alle Autorità locali). Anche in Svizzera stanno considerando la possibilità della depenalizzazione dell’incesto fra adulti consenzienti.

In Italia c’è una proposta di legge per l’abolizione degli articoli 564 e 565 del CPP presentata dalla senatrice radicale Donatella Poretti. Questi articoli “creano una confusione tra peccato e reato, tipica di Stati confessionali e non laici come il nostro” sostiene la senatrice, la quale vorrebbe abolire il reato contro la morale della famiglia. Se nell’incesto non ci fosse violenza e i due partners fossero consenzienti, la legge proposta renderebbe obbligatorio l’intervento dei servizi sociali e/o di un’assistenza psicologica, oltre che l’eventuale separazione del nucleo familiare, ma non prevederebbe più il carcere per i due soggetti incestuosi, dal momento che non vi sarebbe più il reato.

Figli nati da un rapporto incestuoso

I figli nati da un rapporto fra genitori consanguinei, per la legge italiana, non  possono essere riconosciuti dai loro genitori.  L’art. 251 del codice civile infatti così recita:

Riconoscimento di figli incestuosi

I figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, non possono essere riconosciuti dai loro genitori, salvo che questi al tempo del concepimento ignorassero il vincolo esistente tra di loro o che sia stato dichiarato nullo il matrimonio da cui deriva l’affinità. Quando uno solo dei genitori è stato in buona fede, il riconoscimento del figlio può essere fatto solo da lui. Il riconoscimento è autorizzato dal giudice, avuto riguardo all’interesse del figlio ed alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.

Dopo la riforma del diritto di famiglia (1975) qualsiasi coppia non sposata, in Italia, può procedere al riconoscimento dei figli avuti nell’unione, congiuntamente o separatamente, purché i genitori abbiano compiuto i sedici anni di età (art. 250). Questo diritto di riconoscimento dei figli è invece negato se i due genitori sono ad esempio fratello e sorella, padre e figlia, o madre e figlio. Se anche i genitori non possono essere in alcun modo perseguiti per la loro relazione incestuosa, perché non è violenta, perché non c’è abuso di autorità, perché non c’è pubblico scandalo, comunque la “colpa” della loro unione viene fatta ricadere sui figli.
Essi vengono infatti privati della possibilità di assumere uno status filiationis, il che li esclude dal riconoscimento e dalla dichiarazione giudiziale di paternità e maternità naturali.

I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato nel 2008 una proposta di legge per abrogare le norme che impediscono il riconoscimento dei figli nati dalla relazione incestuosa, così come l’on. Mussolini: in entrambi gli schieramenti si ritiene infatti che in uno stato democratico i figli debbano essere tutti uguali, non privati della possibilità di avere un genitore, un determinato nome e una famiglia.

Etica

Il parere ufficiale della Chiesa Cattolica sull’incesto è nel Catechismo, alla voce “altre offese alla dignità del matrimonio”: 2388  L’incesto corrompe le relazioni familiari e segna un regresso verso l’animalità.

Walter La Gatta

Riferimenti bibliografici:

Hayes, Robert. (1990, Summer). “Child Sexual Abuse.” Crime Prevention Journal.

Siti consultati:

Ruzzarin B., Il fenomeno dell’incesto: aspetti psicologici e giuridici
Aduc
Wikipedia
AipsiMed
Studio Celentano
Blog Donatella Poretti
Catechismo della Chiesa Cattolica
 
Voce d’Italia 
Camera dei Deputati – Alessandra Mussolini

Link: Dacia Maraini La “famiglia naturale”? Non esiste, perché la natura è violenza, caos, incesto

Immagine:

Lot e le figlie, Bonifacio de Pitati, Wikimedia

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Dr. Walter La Gatta
Dr. Walter La Gatta
PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA
Ancona - Terni

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