Sud Sudan

 

Dopo la creazione ufficiale del Sudan del Sud, il 9 luglio 2011, la capitale di questo Paese, Juba, si sta sviluppando a gran velocità. Anche le case di appuntamento, nel quartiere di Jebel Market, crescono come funghi, come riporta l’Irin, l’agenzia di stampa dell’ONU.

L’organizzazione locale per la protezione dei bambini Confident Children out of Conflict (CCC) stima che vi siano fra 4.000 e 6.000 prostitute a Juba, solamente nei quartieri dove è presente l’organizzazione.

La maggior parte delle donne in questi «campi del sesso» sono delle ugandesi o delle keniane che hanno attraversato la frontiera del Sudan del Sud, da poco riaperta, dopo più di due decenni di guerra civile.  Sono arrivate a Juba con il miraggio di fare soldi alla svelta, come cameriere o domestiche, per finire poi a lavorare come prostitute.

Racconta una di loro, un’ugandese:

«i clienti ti dicono che vogliono stare con te, poi ti portano in camera, e quando gli chiedi di mettersi il preservativo, tirano fuori un coltello o ti minacciano con un’arma».

Inoltre, il numero crescente di donne che si prostituiscono ha fatto abbassare i prezzi, dai 35 dollari di sei anni fa a 1 dollaro e settantacinque a prestazione. Di conseguenza, gli uomini sono diventati grandi frequentatori di questi bordelli e passano il tempo da una donna all’altra, il che aumenta in modo esponenziale il rischio di contagio da HIV.

L’ONG Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (The Family Health Internation, FHI) stima che nei quattro Stati del Sudan del Sud vi siano quest’anno circa 17.000 prostitute «a rischio», con un tasso dell’ 8%. Nel 2009 in quelle stesse zone il tasso era del 3,1%.

Per Mandisa Mashologo del programma dell’ONU per lo sviluppo, «il budget del governo per la lotta contro l’HIV è insufficiente». Ciò nonostante, le giovani e giovanissime ragazze povere del Paese, preferiscono questo lavoro “sicuro”, rispetto al vivere in strada, dove ugualmente subiscono aggressioni e violenze.

“A volte dopo che il cliente gode con te si rifiutano di pagare”, dice Mary, che con questo lavoro riesce ad inviare a casa 35 dollari al mese ai suoi sei bambini in Uganda.

Mentre il mercato del sesso adulto è in gran parte servito da donne straniere, le minorenni del Sudan del Sud vivono spesso in condizioni ancora peggiori e devono vedere almeno tre clienti al giorno per il cibo e l’affitto giornaliero di 3,50 dollari, per i loro protettori.

Tanto per ricordare a tutti cosa significa essere donna nei Paesi più sfortunati del mondo.

Giuliana Proietti

Fonti:

Soudan du Sud – Les camps du sexe ne désemplissent pas, SlateAfrique
SOUTH SUDAN: Sex workers risk violence, HIV in Juba’s brothels, IRIN

Immagine:

Jenn Warren, Wikimedia

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