omosex

Nel 2010 il sociologo Michael Rosenfeld, della Stanford University, pubblicò uno studio al meeting annuale della American Sociological Association, i cui risultati indicavano che coloro che avevano  accesso ad Internet da casa avevano maggiori probabilità di essere coinvolti in relazioni romantiche rispetto a chi non aveva accesso alla Rete.

Circa l’ 82 per cento delle persone che aveva accesso ad Internet da casa infatti aveva un partner stabile, o almeno una storia d’amore, rispetto a circa il 63 per cento di soggetti adulti che non avevano accesso al web.

Internet, diceva ancora lo studio, stava acquisendo via via un’importanza sempre maggiore come luogo di incontro anche per le coppie dello stesso sesso: visto che il 61 per cento delle coppie omosessuali, affermava lo studio, si erano conosciute online.

Il ricercatore profetizzava che la Rete avrebbe potuto diventare il primo strumento di mediazione sociale, che permetteva a due persone di conoscersi (questa funzione una volta era tradizionalmente svolta dagli amici): e per questo avrebbe potuto ridisegnare completamente il profilo ideale del partner e la tipologia dei rapporti di coppia.

Pochissimi anni dopo, meno di dieci, non possiamo fa altro che dargli ragione. L’avvento di app e social network ha infatti creato una nuova modalità di socializzare ed interagire con gli altri: attraverso le app ed i siti di incontri online, è cambiato il modo di conoscere i potenziali partner.

Eli Finkel psicologo della Northwestern University e professore alla Kellogg School of Management è anche l’autore di “Il matrimonio tutto o niente” (“The All-or-Nothing Marriage).” Ne parliamo perché Finkel e i suoi colleghi studiano da anni i siti di incontri e gli appuntamenti online.

La loro conclusione attuale è che gli algoritmi di corrispondenza che molte aziende dichiarano di utilizzare per trovare la propria anima gemella non funzionano. Il più grande vantaggio degli appuntamenti online, secondo Finkel, è che questi siti permettono di conoscere in poco tempo centinaia di persone.

La ricerca più recente di Finkel sull’argomento è uno studio che ha scritto con Samantha Joel e Paul Eastwick e pubblicato sulla rivista Psychological Science. In questo studio si è visto che facendo incontrare gli studenti sulla base di un modello matematico che stabiliva chi doveva conoscere chi i risultati erano molto deludenti.

Nel 2012, Finkel è stato coautore di una lunga recensione, pubblicata sulla rivista Psychological Science in the Public Interest, su diversi siti di incontri e app, mettendo in evidenza i diversi limiti offerti dai siti di incontri.

Per esempio, molti servizi di appuntamenti chiedevano alle persone ciò che desideravano in un partner e usavano le loro risposte per trovare le persone da proporre. Ma la ricerca suggerisce che la maggior parte di noi sbaglia in merito a ciò che pensa di volere nel partner: le qualità che ci attraggono sulla carta potrebbero infatti non essere per nulla allettanti nella situazione reale…

Anche in quella recensione, Finkel e il suo team concludevano che la cosa migliore degli appuntamenti online era nel fatto che si allargava enormemente il bacino dei potenziali partners. Questo è infatti ciò che offrono app come Tinder e Bumble. A volte tuttavia le scelte possono essere veramente troppe.

Nella recensione del 2012, Finkel e colleghi hanno usato il termine “sovraccarico di scelte” per descrivere cosa succede quando le persone finiscono per fare scelte del partner peggiori, a causa di un troppo elevato numero di opzioni. Nel suo ultimo studio lo studioso, divenuto molto scettico nei confronti dei siti di incontri, ha perfino scritto che per trovare il partner più giusto dovremmo avere un buon algoritmo fra le orecchie, piuttosto che su qualche altro dispositivo.

In realtà non è sempre così facile farsi avanti o prendere il telefono e chiedere un appuntamento a qualcuno: è un atto che richiede coraggio, pianificazione strategica e un considerevole investimento di risorse personali.  Sicuramente i siti di incontri rappresentano una grande comodità, specialmente nel caso di persone che hanno davvero delle difficoltà nel cercare un partner, come nella comunità LGBT.

Le persone LGBT non hanno sempre le stesse opportunità di conoscere i potenziali partner attraverso i tradizionali comportamenti di corteggiamento.  Infatti, le coppie dello stesso sesso sono ancora soggette a attacchi verbali e, a volte, persino fisici: difficile corteggiarsi o baciarsi per strada, davanti a tutti. Ben vengano allora le chat virtuali, purché non diventino un ghetto.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
A psychologist says apps like Tinder and Bumble have become the only dating services worth your time, Business Insider

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● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)

● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it

● Saggista e Blogger

● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale

● Conduzione seminari di sviluppo personale

● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici

● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)

● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.


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Dr. Giuliana Proietti Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa 


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