La vita privata delle prostitute

prostitute

Le persone che svolgono un lavoro sessuale (prostitute o prostituti) offrono rapporti sessuali in cambio di beni o denaro [Burnes TR, Long SL, Schept RA., 2012]. I lavoratori del sesso, tuttavia, non sono un gruppo omogeneo [Bernstein E., 1999;  Shaver FM, 2005]. Dove la prostituzione è legalizzata, ad esempio, le persone che lavorano in strada sono generalmente illegali ed incontrano i loro clienti in strada o nelle automobili dei clienti, ma ci sono anche persone regolarmente assunte nei bordelli, nei saloni per massaggi, ecc. e ci sono anche le ragazze a chiamata [De Schampheleire D, 1990].

Precedenti ricerche hanno dimostrato che tutte le tipologie dei lavoratori sessuali hanno generalmente sperimentato alti livelli di abuso durante l’infanzia e l’età adulta [McClanahan SF, McClelland GM, Abram KM, Teplin LA. 1999; Cusick L. 2002; Cusick L. 2006; Rekart ML. 2005; O’Doherty T. 2011; Surratt HL, Kurtz SP]. Le percentuali di abuso e i traumi sono minori per i lavoratori del sesso che lavorano in luoghi chiusi rispetto ai lavoratori del sesso in strada, ma sicuramente sono ancora più elevati rispetto alla popolazione generale [Farley M, Barkan H. 1998; Surratt HL, Kurtz SP, Weaver JC, Iniardi JA. 2005; Cwikel J, Ilan K, Chudakov B. 2003].

I lavoratori del sesso devono affrontare significative barriere legate allo stigma sociale, indipendentemente da dove essi lavorano, in quanto vengono percepiti come persone che violano le norme morali facendo sesso con più partner e con persone sconosciute, prendendo l’iniziativa e il controllo sessuale e ricevendo soldi per queste prestazioni sessuali [Scrambler G. 2007; Scrambler G, Paoli F. 2008; Cornish F. 2006].

In Australia, la legislazione che riguarda il lavoro sessuale varia a seconda delle zone e in un certo numero di regioni alcune forme di lavoro sessuale sono legali [Quadara A. 2008]. Nell’area di Victoria, con la legge sulla prostituzione del 1994, il lavoro sessuale può essere regolarmente svolto nei bordelli autorizzati e si può svolgere il lavoro come escort in ambienti privati; il lavoro sessuale in strada è invece rimasto illegale [Prostitution Control Act. State of Victoria1994]. Come dispone la legge, i lavoratori del sesso non possono consapevolmente lavorare con persone che hanno una malattia a trasmissione sessuale e sono tenuti a sottoporsi a tre test mensili contro le MTS [Public Health and Wellbeing Act. In: Victoria So, editor. 2008].

In Australia sembra che, dei 20.000 soggetti che si prostituiscono, la maggior parte lavori nell’industria del sesso legale, ma si stima che tra il 2 e il 10% lavorino come illegali in strada [Woodward C, Fischer J, Najman J, Dunne M. 2003; Donovan B, Harcourt C, Egger S, Smith LW, Schneider K, Kaldor J, et al. 2012].

E’ comunque difficile fornire stime sul numero effettivo dei lavoratori del sesso a causa della natura transitoria del lavoro sessuale e della riluttanza che hanno queste persone a riferire di svolgere questo lavoro. Ciò è spesso dovuto a sensi di colpa o alla paura di ricevere critiche per il proprio comportamento.

Lo stigma che circonda il settore fa si che le persone dedite alla prostituzione siano riluttanti a rivelare il loro lavoro anche ai familiari e agli amici. Peraltro in Australia, una volta che ci si è registrati nella categoria il proprio nome resterà elencato nel database, indipendentemente dal fatto che si continui o meno a lavorare nel settore [Quadara A. 2008].

Tra chi si prostituisce in strada e chi si prostituisce in un luogo chiuso vi sono similitudini e differenze.  [O’Doherty T. V. 2011; Surratt HL, Kurtz SP, Chen M, Mooss A. 2012; Murphy AK, Venkatesh SA. 2006]. I lavoratori del sesso “al chiuso” hanno molte meno probabilità di entrare in relazione con il consumo di stupefacenti o con problemi che riguardano le cattive condizioni di salute dei clienti rispetto ai lavoratori di strada. Essi hanno anche minori probabilità di avere preoccupazioni per la propria sicurezza personale o di subire violenza rispetto ai lavoratori “all’aperto”, a causa dei regolamenti e dei controlli in atto nell’industria del sesso legale [Quadara A. 2008].

Molta ricerca è stata condotta sui lavoratori del sesso in strada: meno dati sono invece disponibili sui lavoratori del sesso che svolgono il loro lavoro al chiuso. Fra le ricerche effettute sulle persone che lavorano in appartamento si è scoperto che esse usano sempre il preservativo con i clienti, ma che lo usano molto meno nei loro rapporti privati  [Bilardi JE, Miller A, Hocking JS, Keogh L, Cummings R, Chen MY, et al. 2011; Dalla RL, Xia Y, Kennedy H. 2003; Murray L, Moreno L, Rosario S, Ellen J, Sweat M, Kerrigan D. 2006; Sanders T. 2002; Wolffers I, Triyoga RS, Basuki E, Yudhi D, Deville W, Hargono R. 1999].

L’assenza del preservativo nei rapporti sessuali privati sembra indicare la sicurezza, l’intimità e la fiducia che vi è tra la persona dedita alla prostituzione e il partner personale. L’intimità percepita è il più forte predittore di un non uso del preservativo, dato che esso viene ritneuto una sorta di barriera emozionale, fisica e simbolica tra lavoro e vita personale [Rhodes T, Cusick L. 2000; Warr DJ, Pyett PM. 1999].

In uno studio condotto da Warr e Pyett [1999] sull’uso del preservativo nei rapporti personali delle prostitute dei bordelli e di strada nella zona di Victoria, in Australia, i ricercatori hanno scoperto che quasi tutte le 24 donne esaminate non usavano il preservativo nei rapporti privati, al fine di mantenere una distinzione tra il sesso con i clienti e il sesso con il partner romantico. Tutte le donne hanno comunque riferito stress dovuto al tipo di lavoro svolto e alle sue influenze sulla propria relazione privata. I problemi riguardano anzitutto questioni di gelosia, risentimento, disapprovazione e mancanza di rispetto da parte dei partner a causa della natura del lavoro sessuale.

Un recente studio condotto da Bilardi et al. [2011] con sede a Melbourne, in Australia, ha esaminato la soddisfazione sul lavoro delle prostitute, osservando che le donne che lavorano nell’industria del sesso hanno problemi nelle loro relazioni personali, che derivavano dal loro lavoro. La maggior parte delle partecipanti ha riferito che il lavoro sessuale interferisce negativamente con le proprie relazioni sentimentali a causa dei problemi di gelosia del partner, del senso di colpa e delle pratiche di sesso sicuro. Il settantacinque per cento delle donne ha dichiarato che il lavoro che svolge ha reso difficile avere una relazione privata e l’80% ha riferito che il lavoro sessuale interferiva con le loro relazioni sentimentali.

In uno studio condotto da Sanders [2004], che ha esaminato il lavoro sessuale dal punto di vista della gestione del rischio in Inghilterra, si è constatato che le emozioni negative generate dalla mercificazione del corpo delle donne attraverso il lavoro sessuale colpisce le loro identità sociali e le loro relazioni. Le donne fanno di tutto per separare il sesso svolto sul posto di lavoro con il sesso svolto per piacere. In un ulteriore studio di Rossler et al. [2010], che esaminava la salute mentale delle prostitute svizzere, le donne hanno parlato di relazioni fallite perché i loro partner non riuscivano a separare il sesso sul posto di lavoro con il sesso a casa, anche se le donne facevano di tutto per normalizzare la situazione..

La teoria sesso per lavoro / sesso privato proposta da Clark [2000] sostiene che l’atto sessuale differisce soprattutto in termini di finalità, con atteggiamenti e comportamenti diversi per i due casi. Un certo livello di integrazione è necessario per bilanciare le due sfere della vita di un individuo, ma il grado in cui ciò si verifica varia tra le differenti persone. Secondo la teoria del confine lavoro / famiglia, i confini sono linee di separazione tra i due domini che definiscono con chiarezza i comportamenti di una persona. Questi confini riguardano aspetti fisici, temporali e psicologici. Quando i domini sono molto diversi fra loro può essere più difficile destreggiarsi tra le esigenze contrastanti di ciascuno di essi e un individuo può sperimentare un senso di confusione [Clark SC.2000].

In uno studio di Wolffers et al. [1999] sulle prostitute indonesiane, si è osservato che la maggior parte di loro erano sposate o erano state precedentemente sposate, mantenendo lavoro e vita personale come aspetti separati. La cosa più importante, hanno dichiarato queste prostitute, era mantenere la distanza emotiva al lavoro, anche se si sperimenta un coinvolgimento emotivo nel rapporto privato. Strategie comunemente usate per riuscirci sono prendersi pause regolari dal lavoro, stabilire confini fisici tra lavoro e casa, evitare relazioni affettive con i clienti [Fick N. 2005; Murphy AK, Venkatesh SA. 2006]. Questo può però portare a problemi di dissociazione e  influenzare la salute psicologica delle donne [Brody S, Potterat JJ, Muth SQ, Woodhouse D. 2005; Vanwesenbeeck I. B, 2005]. Allo stesso modo, Sanders [2005] ha scoperto che le prostitute  si costruiscono un’identità fittizia per mantenere un senso di sé, limitando alcune sensazioni al lavoro, e altre sensazioni alla loro vita personale. Le donne avevano alcuni rituali relativi all’abbigliamento, ai comportamenti, ecc. per separare le loro diverse identità. Alcune donne pensavano al lavoro svolto rappresentandosi in terza persona.

Si potrebbe sostenere che sul piano psicologico le attività sessuali sul lavoro e a casa siano molto diverse per queste prostitute e che i confini fra i due mondi siano molto rigidi, in modo di riuscire a far fronte ad esigenze molto differenti.

Uno studio del 2015 [Bellhouse C, Crebbin S, Fairley CK, Bilardi JE.] partendo dai risultati precedentemente ottenuti da Bilardi et al. [2011] ha esplorato l’impatto del lavoro sessuale sulle relazioni romantiche delle prostitute e l’uso della separazione mentale fra i due mondi come meccanismo di coping per bilanciare i due aspetti della propria vita.

Le donne studiate avevano età superiore ai 18 anni, una buona conoscenza della lingua inglese, e lavoravano in un bordello o in una sala massaggi legale, o come escort private nella zona di Victoria, Australia. Le partecipanti sono state reclutate tra giugno e agosto 2014 presso il Melbourne Sexual Health Centre (MSHC), la più grande clinica di salute sessuale a Victoria, in Australia, dove le prostitute si erano recate per i test mensili.

A queste donne è stato chiesto di compilare un questionario composto da 54 domande sulle caratteristiche del lavoro, gli abusi, la personalità, i livelli di separazione mentale tra il lavoro del sesso e le relazioni personali, i livelli di autostima, i livelli di resilienza, i livelli percepiti di sostegno sociale da amici, familiari e la comunità più ampia, e l’intimità con il proprio partner. E’ poi seguita un’intervista.

Tra gli aspetti qualitativi raccolti vi sono dichiarazioni come la seguente:

Il lavoro non aiuta quando si ha un rapporto di coppia stabile. E’ molto più facile essere single, ma io sono umana, ho sentimenti.

Tra le donne con un rapporto di coppia stabile, solo la metà aveva detto al partner di lavorare come prostituta. Queste donne erano addolorate per il dover mentire ai loro partner e provavano senso di colpa. C’era poi la preoccupazione di poter essere scoperte dal partner e di essere considerate infedeli. La maggior parte delle donne che avevano riferito al partner il proprio lavoro avevano riscontrato un impatto negativo sul loro rapporto, piuttosto che positivo. Il problema principale che avevano affrontato, fonte di litigi, era la gelosia:

Il mio ragazzo ha cercato di accettare, ma era difficile, non riusciva a vederlo semplicemente come un lavoro.

Altri problemi erano più pratici: le donne che avevano avuto rapporti sessuali con i clienti tutto il giorno, alla sera erano stanche e non volevano avere rapporti sessuali con il partner:

Quando sei troppo stanca dal lavoro e, a volte fare l’amore con il partner è come essere con un cliente.

Alcune donne tuttavia hanno riferito un impatto positivo sulla relazione, dopo la rivelazione del proprio lavoro. Secondo queste donne lavorare con il sesso aveva migliorato la loro vita sessuale privata, la loro autostima e la fiducia in se stesse:

Essere una dominatrice mi ha dato tanta fiducia e mi rende orgogliosa di fare il lavoro che faccio. Sono più sensibile verso gli altri e la vita è migliorata in senso generale.

Le donne che hanno riferito di un impatto positivo sui loro rapporti tendono ad avere una visione olistica del lavoro sessuale, considerandolo come una parte importante della loro vita. Queste donne erano meno inclini a sentire la necessità di separare il loro lavoro dalla vita privata, e questo aveva un impatto positivo sulla loro vita personale e sulle loro relazioni:

Non separo le due cose. E’ la mia vita e tutte le parti sono importanti.

Alcune donne allo stesso modo hanno ritenuto che la loro professione sia stata meglio compresa:

Ho incontrato il mio attuale compagno attraverso il lavoro, era un cliente. Per certi versi questo ha reso più facile continuare a fare il mio lavoro perché il partner sa quello che faccio.

Oltre la metà delle donne dello studio erano single, soprattutto per scelta, e per lo più a causa della natura del loro lavoro. È interessante notare che, non poche donne hanno detto che non avrebbero voluto stare insieme con qualcuno contento di avere una prostituta come compagna.

Altre donne hanno riferito di aver sentito il bisogno di mentire a molte persone nella loro vita circa la natura del proprio lavoro e per questo non volevano mentire anche a un partner stabile, motivo per cui preferivano rimanere da sole.

Un certo numero di donne ha parlato anche di una incapacità di fidarsi degli uomini a causa di abusi fisici o sessuali vissuti nell’infanzia o come conseguenza del lavoro sessuale. Tutto questo incide pesantemente sul loro desiderio di avere un rapporto sessuale anche in privato. La fiducia negli uomini per alcune donne diventa un problema a causa della loro esposizione agli uomini come clienti:

Ora penso che l’85% degli uomini siano psicopatici.

Sono abbastanza brava a mantenere i due ruoli separati. Tuttavia, prendo anti-depressivi, il che aiuta molto.

Un certo numero di prostitute ha riferito che l’uso del condom era il modo principale con cui separavano il sesso sul posto di lavoro dal sesso casalingo. Le prostitute generalmente utilizzano i preservativi con i loro clienti, ma non con i loro partner personali.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Bellhouse C, Crebbin S, Fairley CK, Bilardi JE. The Impact of Sex Work on Women’s Personal Romantic Relationships and the Mental Separation of Their Work and Personal Lives: A Mixed-Methods Study. Dalal K, ed. PLoS ONE. 2015;10(10):e0141575. doi:10.1371/journal.pone.0141575.

Immagine:
Flickr

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