sessuologia

 

Nel 1929 Berlino era considerata la capitale mondiale della sessuologia e della liberazione sessuale, con una reputazione decennale di “Babilonia sulla Sprea”. Nel suo romanzo del 1939, Addio a Berlino, Christopher Isherwood descrisse l’atmosfera decadente di sperimentazione sessuale della Repubblica di Weimar, accentuata da un senso di crisi incombente. La città era stata colpita in modo particolarmente duro dalla recessione: c’era disoccupazione di massa, malnutrizione, panico economico e una violenza politica che si stava organizzando.
Si percepiva che le fondamenta del vivere sociale erano messe a dura prova.

A Berlino, Isherwood visse in un appartamento di proprietà dell’Istituto per la Scienza sessuale di Magnus Hirschfeld, che occupava il grande palazzo della ex ambasciata francese. L’istituto era decorato più come una ricca residenza privata che come un istituto scientifico, con tappeti persiani, un pianoforte a coda e vetrine piene di porcellane. In questi luoghi veniva fornita consulenza sessuale gratuita tramite corsi di formazione e ambulatori privati. C’era anche una biblioteca che conteneva la più grande collezione di letteratura sessuale del mondo. In questo istituto si curavano le malattie veneree e altri problemi sessuali, ma c’era anche un laboratorio di ricerca in cui il corpulento Hirschfeld – conosciuto anche come l’ “Einstein del sesso” – formulava terapie a base di afrodisiaci e farmaci anti-impotenza di dubbia efficacia. Supervisionò anche il primo intervento chirurgico di cambiamento di sesso.

L’Istituto vantava anche un museo di patologia sessuale, che era diventato una sorta di attrazione turistica, dal momento che metteva in mostra oggetti per la sessualità sado-maso e feticista: fruste, catene, stivali con tacco alto, dispositivi meccanici per la masturbazione, ecc. Isherwood descrisse l’istituto con ammirazione, come se fosse un “santuario … dove il sesso veniva preso sul serio”.

Ora, The Institute of Sexology è diventato una mostra presso la Wellcome Collection, nella quale si vuole cerlebrare lo studio scientifico della sessualità che Hirschfeld, insieme a Richard von Krafft-Ebing e Havelock Ellis, ha contribuito a fondare.  La maggior parte di questi oggetti sono stati raccolti da Henry Wellcome, che era interessato ad accumulare prove di “culto fallico”, per spiegare l’origine della religiosità: tra essi un amuleto fallico con le ali di rame, un dispositivo anti-masturbazione, un vibratore di fine secolo con il nome infelice di Veedee (un gioco di parole sulla frase latina, “Veni, vidi, vici”). Nella scatola, questo oggetto viene proposto come la panacea di tutti i mali: in grado di curare tutto, dai raffreddori alla nevrosi, grazie alla sua “vibrazione curativa”. Il dispositivo assomiglia ad un ingombrante asciugacapelli, ma una volta era uno strumento medico serio, utilizzato dai medici per indurre gli orgasmi (pensando così di riposizionare l’utero errante per il corpo che provocava l’isteria; teoria risalente ai tempi di Ippocrate, ma ancora tenuta evidentemente in considerazione).

Sigmund Freud viene ricordato per aver messo la sessualità al centro della vita psichica e per aver distinto l’orgasmo clitorideo da quello vaginale (considerando il primo inferiore e infantile, cosa che dette molto fastidio alle femministe degli anni sessanta/settanta).

I pionieri della sessuologia furono anche degli attivisti politici.

Hirschfeld, che era omosessuale, si batté con forza per ottenere leggi contro la sodomia e il divieto di abortire; sostenne che il sesso consensuale tra adulti fosse da considerare al di fuori della sfera di competenza del sistema giuridico. Wilhelm Reich, che si era trasferito a Berlino per collaborare con Hirschfeld, credeva che la liberazione sessuale fosse la chiave per la rivoluzione sociale. Influenzato dall’antropologo polacco Bronislaw Malinowski, autore de La vita sessuale dei selvaggi (1929), Reich credeva che i legami della famiglia e del matrimonio fossero catene borghesi, e che, seguendo l’esempio degli isolani delle Trobriand di Papua Nuova Guinea, i bambini dovessero essere allevati nelle comunità, incoraggiandoli poi, da adolescenti, a perseguire comportamenti di sessualità libera. Per Reich, l’atteggiamento rilassato e liberale dei trobriandesi  nei confronti della sessualità faceva di loro un popolo pacifico: esattamente come avrebbe potuto diventare tutta la terra, nella sua utopia.

Tuttavia, la rivoluzione sessuale che Hirschfeld e Reich sostenevano perse lentamente di vigore. Questi personaggi erano infatti ebrei, sessuologi e comunisti e Hitler non vedeva di buon occhio nessuna delle tre categorie… Hirschfeld subì una frattura del cranio quando fu avvicinato in strada e picchiato dai nazisti. Nel 1933, dopo che Hitler assunse il potere, l’Istituto della Ricerca Sessuale fu assalito e vandalizzato dai nazisti, che versarono inchiostro su foto, documenti e file di archivio, giocando al calcio con i manufatti erotici conservati al suo interno. Un busto in gesso di Hirschfeld, allora in esilio a Parigi, fu bruciato in un enorme rogo insieme a 100.000 libri “non-tedeschi”. Hirschfeld era seduto in un cinema, quando gli capitò di vedere questi roghi in un cinegiornale, esperienza che assimilò alla partecipazione al suo funerale.  Le opere di Reich – tra cui La funzione dell’orgasmo (1927) furono ugualmente bruciate ed il suo autore fu costretto a fuggire da Berlino e ad emigrare negli USA, dove si unì a Malinowski presso la New School of Social Research, allora conosciuta come l’Università dell’esilio. Lì costruì un Orgone Energy Accumulator, una scatola che pensava potesse incanalare l’energia cosmica (i visitatori della mostra possono provare l’orgasmatron di Reich).

In quegli anni anche Alfred Kinsey, un professore di di zoologia presso l’Indiana University, di 44 anni, aveva appena iniziato a raccogliere interviste per il suo monumentale studio sulla sessualità americana. Kinsey insegnò in ciò che viene curiosamente ricordato come il “corso di matrimonio” presso l’università (soprannominato dagli studenti il “corso di copula”). “In una società disinibita” – disse Kinsey iniziando il suo corso (facendo riferimento agli studi di antropologia delle isole Trobriand) “un dodicenne potrebbe conoscere la maggior parte della biologia che dovrò spiegare nelle mie lezioni”. Deluso dalla mancanza di letteratura scientifica sul sesso – dove la morale prendeva il nome di “scienza” – iniziò a intervistare le persone per conoscere le loro esperienze sessuali, nell’ambizioso tentativo di riempire questo vuoto.

Kinsey volutamente non fece valutazioni morali sui suoi soggetti e garantì loro la massima riservatezza: evitò ogni eufemismo, e pose loro tra 350 e 521 domande dirette, mantenendo il contatto visivo per tutto il tempo. Ogni intervista durava in media da una a tre ore, a seconda dell’esperienza del soggetto (la più lunga durò 17 ore).  Il Sexual Behavior in the Human Male (1948) e il Sexual Behavior in the Human Female (1953) sono stati conservati in armadi ignifughi presso l’Istituto per la ricerca sessuale. Kinsey si vantò di aver raccolto 18.000 storie, da parte di politici e pedofili (a volte entrambi) che potevano “far saltare in aria l’America”.

L’Istituto di Kinsey, che si occupa di ricerca sessuale, è stato modellato sulla clinica pionieristica di Hirschfeld a Berlino. Kinsey era un collezionista ossessivo e accumulò vari oggetti sessuali, alcuni dei quali saranno presenti nella mostra Wellcome. Anche se pubblicamente respinse il lavoro di Hirschfeld, che aveva condotto la propria indagine sessuale più come un patrocinante speciale che come uno scienziato obiettivo, Kinsey stesso fu molto più prescrittivo di quanto non volesse ammettere. Sotto il suo freddo distacco scientifico vi era, come disse la moglie Clara Kinsey “un appello afono per la tolleranza (sessuale)”. Sulla dottrina di Hirschfeld della “indeterminatezza sessuale”, Kinsey sviluppò una scala che fece dell’orientamento sessuale una questione di grado: mentre solo il 4% degli uomini erano esclusivamente omosessuali, il 37% aveva avuto un esperienza omosessuale (“più di un maschio su tre “, sottolineò).

Kinsey usò le sue statistiche per mettere in ridicolo le leggi esistenti sul sesso (la sodomia, per esempio, era illegale in Indiana, come lo era il sesso orale): il 90% degli uomini della nazione e l’80% delle donne, egli amava dire, potrebbe teoricamente essere mandato in prigione per quello che avevano fatto in campo sessuale. I conservatori lo attaccarono perché ritenevano che volesse minare l’istituzione della famiglia; i Maccartisti lo accusarono di essere a capo di un complotto comunista per indebolire la morale americana e J. Edgar Hoover, politico e investigatore legato all’FBI, avviò un’indagine su Kinsey, nel tentativo di fermare la sua attività. Tuttavia, nel 1955, un anno prima della morte di Kinsey, il Law Institute redasse un influente modello di codice penale. Questo si basava sugli studi di Kinsey e rifiutava il concetto di “comportamenti sessuali devianti” riformando così le leggi sulla sessualità.

Gli studi di Kinsey hanno contribuito a gettare le basi per la rivoluzione sessuale degli anni sessanta. In seguito William Masters e Virginia Johnson continuarono il lavoro di Kinsey, concentrandosi non solo su storie personali, ma sulla biologia sessuale. (Pochi sapevano che Kinsey aveva condotto una ricerca simile, riprendendo alcuni suoi ricercatori che facevano sesso con vari volontari.) Nel loro laboratorio segreto alla Washington University, Masters e Johnson utilizzarono attrezzature specialistiche, tra cui una telecamera nascosta in un dildo trasparente, soprannominato Ulisse, per registrare la fisiologia del coito. La Wellcome mostra gli elettrocardiogrammi di queste ricerche, alla base del libro La risposta sessuale umana (1966).

Masters e Johnson, che si sposarono nel 1971, aprirono la strada alla “terapia sessuale” per il trattamento della disfunzione sessuale, sostenendo, in un libro del 1978 di aver “curato” anche diversi omosessuali. Negli anni ottanta contribuirono ad alimentare l’isteria sull’Aids, sostenendo che si trattava di una malattia di proporzioni bibliche e che poteva essere trasmessa dalle zanzare o dai sedili dei bagni pubblici.

La mostra Wellcome si conclude in questa epoca, che Hugh Hefner ha definito “la grande repressione”, per il clima di paura che ha seguito la fine della retorica ottimistica sulla liberazione sessuale.

La mostra The Institute of Sexology inizierà presso la Wellcome Collection il prossimo 20 Novembre 2014. Indirizzo: 183 Euston Road, London NW1, sito: wellcomecollection.org.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
The rise and rise of sexology, The Guardian

Video: https://www.youtube.com/watch?v=xneFJRTrsRc#t=91

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