fine di una relazione sentimentale

Una nuova ricerca ha cercato di capire cosa accade quando finisce una relazione d’amore. I ricercatori appartengono alla scuola evoluzionista, e dunque cercano dei significati “adattivi” all’ambiente in tutti i comportamenti umani. In questo caso i dati raccolti, dopo la fine di una storia d’amore dovevano servire per esaminare, dal punto di vista evolutivo, le risposte fisiche ed emozionali dei soggetti.

I ricercatori hanno anche denominato questo periodo che segue la fine di una relazione con l’acronimo PRG, cioè “postrelationship grief”, o “lutto postrelazionale”.

Lo studio, condotto da ricercatori della Binghamton University e dell’University College di Londra, ha riguardato 5.705 soggetti, residenti in 96 Paesi, di età media 27 anni. Lo scopo era valutare il dolore emotivo e fisico che segue la fine di una relazione. Il settantacinque per cento dei partecipanti avevano sperimentato la fine di una relazione e il 75% di questo sottogruppo aveva sperimentato la fine di diverse relazioni. Le risposte differivano molto, in base al genere sessuale dei partecipanti. Le donne infatti tendono a risentire più negativamente della rottura, riportando livelli maggiori sia di dolore fisico, sia di dolore emotivo. Le donne hanno totalizzato una media di 6,84 in termini di angoscia emotiva contro il 6,58 degli uomini. In termini di dolore fisico, le donne hanno raggiunto in media il punteggio di 4,21 contro il punteggio maschile di 3,75.

Le donne tuttavia tendono a recuperare più facilmente e a tornare emotivamente forti in breve tempo; gli uomini invece non si riprendono con facilità e mai completamente.

Secondo Craig Morris, Ricercatore associato presso la Binghamton University e autore principale dello studio, le differenze sono di ordine biologico. Le donne hanno infatti più da perdere in una relazione con la persona sbagliata. Le donne, secondo questa scuola di pensiero, si sono evolute investendo nella relazione molto più di quanto facciano gli uomini. Un breve incontro passionale infatti potrebbe determinare una gravidanza, mentre l’uomo potrebbe passare ad un altro incontro passionale in breve tempo, senza avere ricadute nella sua vita. Per questo il suo investimento biologico nel rapporto sarebbe assai meno intenso.

Va da sé che, stando così le cose, le donne hanno dovuto diventare molto più selettive rispetto agli uomini nella scelta del partner. Quando c’è una rottura, se il partner era considerato di alta qualità, le donne ne risentono di più. In un primo momento gli uomini dunque sentono meno il peso della fine di una relazione, abituati come sono a passare da una donna all’altra senza particolari bisogni di selezionare la partner.

Non appena però l’uomo ricomincia la competizione con altri uomini per conquistare una nuova donna, potrebbe accorgersi della gravità della perdita subita o anche della sua difficile sostituzione.

Altro dato dello studio è che le donne più frequentemente degli uomini lasciano il partner. Chi viene lasciato sperimenta il PRG più dell’altro che ha lasciato, anche se chi lascia non esce indenne da questo particolare momento di stress. La causa più diffusa di rottura è la “mancanza di comunicazione”.

Morris ha scoperto che a 30 anni la maggior parte delle persone ha sperimentato tre rotture, dove almeno una di esse ha contribuito a diminuire la qualità della vita per mesi o anni. Per una rottura sentimentale si possono perdere esami all’università, posti di lavoro, si possono iniziare comportamenti auto-distruttivi. Per questo occorre studiare questi eventi dal punto di vista psicologico e seguire in particolare i soggetti ad alto rischio.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:

Morris, Craig Eric; Reiber, Chris; Roman, Emily, Quantitative Sex Differences in Response to the Dissolution of a Romantic Relationship,
Evolutionary Beha
vioral Sciences, Jul 13 , 2015. Via Psycnet APA
Immagine:
Flickr
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