infertilità

L’esperienza dell’infertilità, definita da alcuni “crisi da infertilità”, è caratterizzata da un forte stress, che interessa tutti gli aspetti della vita di un individuo: non a caso, la scoperta di avere questo problema è considerato uno fra gli eventi più stressanti della vita (Cousineau TM, Domar AD, 2007;Guerra D, Llobera A, Veiga A, Barri PN, 1998).

La condizione di infertilità e le relative difficoltà psicologiche (dell’individuo e della coppia infertile) sono spesso correlate tra loro, tanto che non si è ancora capito se è lo stress a diminuire la fertilità, o se è l’nfertilità che produce un alto livello di stress.

Alcuni ricercatori ritengono che le difficoltà psicologiche di una persona possano essere una causa di infertilità (“stress hypothesis”), ritenendo l’infertilità un problema psicosomatico. Uno studio condotto da Gallinelli et al. ha dimostrato, ad esempio, che ci sono correlazioni tra stress, sistema immunitario e fertilità, in quanto il livello di cortisolo nel siero e il rilascio della corticotropina (CRH) nelle donne infertili era maggiore di quanto appariva nel gruppo di controllo, composto da donne che non avevano problemi di infertilità (Gallinelli A, Roncaglia R, Matteo ML, Ciaccio I, Volpe A, Facchinetti F., 2001). Studi simili suggeriscono che più è alto il livello di stress, minore sarà il successo nella terapia dell’infertilità (Gourounti K, Anagnostopoulos F, Vaslamatzis G., 2011; Lancastle D, Boivin J. 2005; Cooper BC, Gerber JR, McGettrick AL, Johnson JV., 2007; Karlidere T, Bozkurt A, Ozmenler KN, Ozsahin A, Kucuk T, Yetkin S., 2008). L’infertilità comporta infatti sensazioni di minaccia, di preoccupazione sessuale, sensi di colpa, tristezza e vari problemi coniugali (Edelmann RJ, Connolly KJ., 1986).

Altri autori, che hanno più sostenitori, ritengono invece che lo stress psicologico sia il risultato dell’infertilità e non la sua causa. Secondo questa tesi, l’esperienza dell’ infertilità colpisce la coppia con profonde tensioni emotive ed è fonte di timori psicologici e sociali (Greil AL., 1997). Diversi studi hanno riportato un aumento di ansia e depressione, e anche una diminuzione della fiducia in se stessi (Najmi B, Ahmadi SS, Ghasemi Gh., 2001;Faramarzi M, Alipor A, Esmaelzadeh S, Kheirkhah F, Poladi K, Pash H., 2008; Gibson FL, Ungerer JA, Tennant CC, Saunders DM. 2000; Pasch LA, Dunkel-Schetter C, Christensen A. 2002; Shahbazi L, Salimi T.  2000; Pasha H., 2011).

Le coppie infertili dunque dovrebbero comunque cercare aiuto psicologico, fin dal momento della diagnosi di infertilità o durante la terapia, fino a che non si sia arrivati al successo o al fallimento definitivo del processo terapeutico (Strauss B., 2002). Al momento tuttavia non vi è un accordo generale fra i vari centri di cura dell’infertilità sulla importanza della presa in carico delle problematiche psicologiche della coppia infertile. Alcuni autori ritengono che il ruolo di uno psicologo nella terapia dell’infertilità sia importante sia per quanto riguarda il mantenimento di una buona relazione fra coniugi che per affrontare i problemi sessuali, nonché per rilevare e curare i problemi psicosomatici attraverso l’applicazione della terapia cognitivo-comportamentale (o CBT) (K. Kainz, 2001).

Il supporto psicologico per quanto riguarda il modo di adattarsi al problema è efficace per evitare il senso di fallimento e la depressione, soprattutto nelle donne infertili (Podolska MZ, Bidzan M.,2011). E’ stato dimostrato che le coppie infertili che hanno ricevuto informazioni quotidiane e supporto durante il trattamento hanno più bassi tassi di ansia e depressione e una maggiore soddisfazione di vita rispetto ai gruppi di controllo (Terzioglu F., 2001). Studi simili hanno dimostrato che l’intervento psicologico nelle donne infertili dà luogo ad una maggiore salute mentale e riduce la depressione (Bents H., 1991).

La psicoterapia è ormai considerata un’affidabile alternativa alla terapia farmacologica per diminuire l’ansia e promuovere la salute mentale delle donne infertili (Faramarzi M, Kheirkhah F, Esmaelzadeh S, Alipour A, Hjiahmadi M, Rahnama J., 2008). Tra le varie psicoterapie, la terapia cognitivo comportamentale è considerata una delle più valide, essendo basata su una combinazione di interventi di tipo comportamentale e cognitivo.

In uno studio clinico randomizzato e controllato condotto in Iran (Faramarzi M, Pasha H, Esmailzadeh S, Kheirkhah F, Heidary S, Afshar Z, 2013) per nove mesi, nel corso del 2007, si è osservato che la terapia cognitivo comportamentale migliorava gli aspetti psicologici, sociali, sessuali, relazionali, molto meglio di quanto si poteva fare con un trattamento farmacologico basato sulla fluoxitina, un farmaco generalmente utilizzato per il trattamento della depressione e dei disturbi ossessivo compulsivi.

Le duecento donne che hanno partecipato a questo studio avevano le seguenti caratteristiche: meno di 45 anni di età, più di cinque anni di istruzione, più di due anni di infertilità, almeno una fecondazione in vitro (IVF), nessun trattamento per favorire la fertilità per un intervallo di tre mesi dopo la fecondazione in vitro, non utilizzavano tecniche di rilassamento, non partecipavano a gruppi di sostegno, non seguivano una psicoterapia, né una terapia assistita riproduttiva (ART).

Successivamente alla compilazione del questionario demografico, del Beck Depression Inventory (BDI) ed un colloquio clinico, le donne con un punteggio ≤9 o >47 sul BDI, o con diagnosi clinica di depressione grave sono state escluse dallo studio, per mantenervi solo donne con depressione lieve o moderata (punteggio scala Beck 10-47). Le partecipanti sono state divise in tre gruppi: un primo gruppo seguiva una psicoterapia cognitivo comportamentale, un secondo gruppo veniva trattato con fluoxetina e un terzo gruppo costituiva il gruppo di controllo (nessun trattamento).

Le partecipanti al gruppo di psicoterapia sono state impegnate due ore a settimana per 10 settimane e, oltre alla psicoterapia, hanno svolto tecniche di rilassamento (rilassamento muscolare progressivo). Le prime tre sessioni servivano a dare alle pazienti un orientamento generale sulla terapia cognitivo comportamentale e informazioni sulle cause dell’infertilità. Nelle sedute successive sono state esaminate le credenze irrazionali circa l’infertilità.

Il gruppo trattato con farmacoterapia doveva assumere una capsula di fluoxetina (20 mg) al giorno per 90 giorni, mentre il gruppo di controllo non ha assunto alcun farmaco, né ha partecipato a sedute psicologiche.

Tutti le partecipanti hanno completato il Fertility Problem Inventory (FPI) all’inizio e alla fine dello studio. Il FPI si è mostrato uno strumento affidabile per valutare lo stress da infertilità. Questo strumento contiene 46 affermazioni e 5 sottoscale che riguardano lo stress della coppia infertile, come preoccupazione sociale, preoccupazione sessuale, rapporti coniugali, rifiuto di stile di vita senza figli, e desiderio di diventare genitori. Le partecipanti hanno indicato il loro grado di accordo con ogni affermazione su una scala Likert di sei punti che andava da “fortemente in disaccordo” a “molto d’accordo”.

Nel valutare la media dei punteggi FPI delle donne infertili si è osservato che il rifiuto di uno stile di vita senza figli ha ricevuto il punteggio più alto in tutti e tre i gruppi tra i cinque problemi di fertilità principali (sociali, sessuali, preoccupazioni coniugali, rifiuto di stile di vita senza figli, e desiderio di genitorialità). La fluoxetina ha diminuito i punteggi medi complessivi di FPI ed in particolare, tra i cinque principali problemi dell’infertilità, ha avuto effetto sui problemi sessuali. Dopo le sessioni di psicoterapia cognitivo comportamentale, i punteggi medi complessivi della FPI sono diminuiti in modo significativo rispetto a prima di iniziare la terapia. I risultati hanno mostrato un miglioramento del livello di depressione sia con la CBT (79,3%) sia con la fluoxetina (50%).

In conclusione, i risultati di questo studio hanno dimostrato che i punteggi medi delle donne infertili per tutte le dimensioni dello stress da infertilità (sessuali, preoccupazioni sociali, coniugali, rifiuto di stile di vitasenza figli, e desiderio di diventare genitori) sono molto alti ed in particolare sono collegati alla incapacità di accettare uno stile di vita senza figli.

Fondamentalmente, la necessità di avere un figlio è apparsa una questione fondamentale nella vita della donna, un evento considerato “normale” nel ciclo di vita. La maternità rappresenta anche il simbolo di una evoluzione personale da raggiungere, la dimostrazione di aver raggiunto l’età adulta e la piena identità femminile (Benyamini Y, Gozlan M, Kokia E., 2009; Jedrzejczak P, Luczak-Wawrzyniak J, Szyfter J, Przewoźna J, Taszarek-Hauke G, Pawelczyk L.  2004; Gourounti K, Anagnostopoulos F, Potamianos G, Lykeridou K, Schmidt L, Vaslamatzis G., 2012). 

In tutte le culture infatti, diventare genitori è consideraro un punto di svolta, ed è anche un evento importante nella vita della coppia (Erica MT., 2009). L’incapacità di avere un figlio è per questo una condizione stressante, in quanto sia l’uomo sia la donna si sentono frustrati, danneggiati e troppo sotto pressione. Per questi motivi essi possono anche prestare meno attenzione alle reciproche esigenze, tanto che il loro rapporto, con il tempo, può raffreddarsi e deteriorarsi (Seible MM, Taymor ML. 1982).

La CBT in questo studio è risultata essere non solo una valida alternativa alla farmacoterapia, ma anche un trattamento più efficace rispetto a quello con fluoxetina per risolvere o ridurre depressione e ansia nelle donne infertili. Anche altre indagini hanno dimostrato che l’uso di CBT potrebbe diminuire tutti i sintomi fisici e psicologici, come ansia, depressione, frustrazione, insonnia, ecc (Domar AD, Seibel MM, Benson H. 1990). In particolare, questi interventi sono necessari su donne infertili che hanno scarso sostegno emotivo proveniente dalla famiglia o dal coniuge ( Benyamini Y, Gozlan M, Kokia E., 2009).

Infine, altri studi hanno dimostrato che gli interventi psicologici non sono utili solo perché diminuiscono il carico emotivo derivante dall’infertilità durante il trattamento, ma anche perché diminuiscono anche il tasso di abbandono nel trattamento dell’infertilità (Thorn P., 2009).

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Faramarzi M, Pasha H, Esmailzadeh S, Kheirkhah F, Heidary S, Afshar Z. The Effect of The Cognitive Behavioral Therapy and Pharmacotherapy on Infertility Stress: A Randomized Controlled Trial . International Journal of Fertility & Sterility. 2013;7(3):199-206.
Immagine:
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