pornografia

La bellezza è negli occhi di chi guarda.
Johann Wolfgang Goethe

Come spiega la sociologia culturale, il valore di un oggetto cambia a seconda delle  competenze culturali di chi lo osserva, per cui gli oggetti in sé non hanno un significato “insito permanentemente in loro al momento della creazione” (Griswold 1987), ma acquisiscono un significato in base al giudizio di chi li osserva: del suo livello culturale, del periodo storico, delle aspettative, dei presupposti che lo guidano.

Gli esperti d’arte, coloro che classificano e valutano un’opera, sono coloro che riescono a decodificare l’oggetto d’arte, in base ad una competenza culturale che permette loro di osservare l’oggetto e di catalogarlo all’interno di una categoria. Queste persone non sempre devono esplicitare i criteri in base ai quali essi compiono questa operazione culturale. Detti criteri peraltro si possono acquisire in vari modi: attraverso una formazione accademica, così come dall’esperienza personale. In realtà questa competenza nel commentare un’opera d’arte ha generalmente valenze fortemente personali, anche se le competenze di base possono essere più o meno comuni all’interno del gruppo sociale. (Gli standard di valutazione sono oggettivi nella misura in cui essi vengono dati per acquisiti all’interno di un gruppo sociale – vedi Berger e Luckmann 1966).

Le comunità di chi si occupa professionalmente dell’interpretazione di un’opera d’arte sono in genere composte da persone che creano, condividono e riproducono sistemi di classificazione e di valutazione (Fish 1980). Nel mondo dell’arte vi sono varie comunità interpretative (Becker 1982), che possono essere suddivise per classe sociale, formazione culturale, professione, razza, etnicità, nazionalità, religione, genere e orientamento sessuale (Devault 1990; Griswold 1987; Lamont 1987; Shively 1992). Ad esempio, l’interpretazione di una fotografia o di un brano musicale possono variare molto a seconda della comunità che giudica, per quanto riguarda la classe sociale e la professione (Bourdieu 1984, 1990).

Le convinzioni delle persone sono fortemente influenzate dai valori della comunità cui esse appartengono  (Griswold 1987; Kaufman 2004) e sono in realtà il prodotto della socializzazione.

Swidler sostiene che la cultura che una persona acquisisce nel suo gruppo sociale può essere considerata come un “kit di strumenti stranamente assortiti, contenente attrezzi di varie forme, che si adattano più o meno bene, non sono sempre facili da usare, e solo a volte fanno bene il loro lavoro ” (1986; 2001). Ogni persona ha questo kit di competenze, questo repertorio culturale, che gli permette di classificare gli oggetti basandosi su alcuni criteri.

Oltre alla cultura del gruppo cui si appartiene però, è altrettanto importante, nell’esprimere un giudizio, l’identità personale. Quando le persone, ad esempio, hanno la possibilità di interpretare un oggetto in modi diversi,  in genere esse scelgono una interpretazione che confermi i tratti salienti della propria identità, sia a se stessi che agli altri.

Le interpretazioni che si danno di un oggetto sono infatti cariche di significato, e vanno molto al di là dell’oggetto che si vuole classificare (Bourdieu 1984). Questo vale anche per l’interpretazione di un oggetto culturale, che permette di costruire un’immagine attraente di sé stessi. (Beisel, 1993)

Un’interpretazione infatti implica non solo una relazione tra un individuo e un oggetto, ma anche una relazione tra l’individuo, la sua immagine di sé, e le altre persone. Le interpretazioni hanno il potere di collegare gli individui ad alcune comunità interpretative, allontanandoli da altre (Erickson 1996).

Naturalmente, chi si trova ad esprimere un giudizio su qualcosa, è perfettamente consapevole degli effetti della sua valutazione, per cui in genere si tenta di controllare anche i propri giudizi (Mead 1934), al fine di esprimere delle valutazioni che siano socialmente accettate o desiderabili.

Così, ad esempio, qualcuno potrebbe classificare nello stesso tempo una sedia come un oggetto vecchio e brutto o come un importante cimelio di famiglia, dimostrando l’identità di un intenditore che nega il valore della sedia ma anche la propria leale appartenenza ad un gruppo familiare, che afferma il valore della sedia.

Lo studio si apre con un esempio famoso: quello dell’artista newyorkese, Robert Mapplethorpe, che ha diviso, soprattutto in passato, i critici e gli spettatori, in quanto le sue opere possono essere classificate come sublimi opere d’arte, che si avvicinano, niente di meno, ai dipinti di Michelangelo, mentre altri ci vedono solo della mera pornografia, per di più omosessuale.

Viene infatti ricordato l’evento che più di ogni altro simboleggia questa controversia sulla qualità della sua opera artistica: nel giugno 1989 la Corcoran Gallery of Art di Washington, D.C., cancellò improvvisamente un’esibizione di arte fotografica dell’artista, dopo aver ricevuto più di 100 proteste da parte di politici conservatori che protestavano contro la concessione di fondi a questo artista, da parte del National Endowment for the Arts (Quigley 2005; Vance 1989). Essi vedevano le foto di Mapplethorpe come “prive di valore artistico” oltre che  “pornografiche e scioccanti, da qualsiasi punto di vista” (Quigley 2005).

Per altri critici Mapplethorpe era visto invece come “uno dei maggiori artisti americani” e “uno dei migliori fotografi di New York”  (Bronski 1989; Danto and Mapplethorpe 1995; Dubin 1992; Eck 2001; Vance 1989).

Si è cercato dunque di studiare le reazioni di un gruppo di studenti 307 universitari del Midwest, auto-identificatisi come “eterosessuali” (87% bianchim 5% afro-americani, 2% ispanici, 6% altre etnie).
Sono state condotte interviste pre-test per raccogliere i dati personali dei partecipanti. Il test consisteva nell’osservare una foto in bianco e nero.
Un’ immagine ritraeva un uomo mentre si stava masturbando,  l’altra immagine una donna nello stesso atteggiamento.
Poiché si voleva prendere nota della risposta sessuale dei partecipanti, a ciascuno è stata mostrata una foto che ritraeva un soggetto del sesso opposto.  La fotografia della donna era dell fotografo francese Jeanloup Sieff, e mostrava una donna nuda sdraiata su un divano vittoriano con un tappeto orientale (Sieff 1992). Non si vede il viso o il seno; le sue natiche sono in piena vista.
Una gamba va verso l’alto, l’altra gamba viene piegata ad angolo sul
divano. Le sue dita sono tra le gambe e toccano la vulva.

La fotografia dell’uomo era della fotografa americana Nan Goldin, e rappresenta
un uomo seduto che tiene in mano il pene eretto (Goldin 1986; Goldin, Armstrong, e Holzwarth 1996). Non ci sono altri oggetti; la testa dell’uomo
è inclinata leggermente di lato, verso il basso. Lo sfondo è scuro.

Quasi tutti i partecipanti dello studio hanno descritto entrambe le fotografie come immagini che rappresentavano la masturbazione, dimostrando che il contenuto sessuale delle immagini era inequivocabile.

I partecipanti sono stati invitati a dire ciò che percepivano nella fotografia. Si è poi chiesto loro di valutare la foto da 0 a 10 riguardo all’arte e alla pornografia in esse rappresentata. Si sono chieste le ragioni della valutazione e se anche i propri amici l’avrebbero valutata in modo simile.

L’immagine mostrata agli studenti è stata selezionata esplicitamente per creare disaccordo nei partecipanti sulla sua valutazione, come “foto artistica” o “foto pornografica”.

Naturalmente, ai partecipanti allo studio non è stato stato detto chi era l’autore della foto e neanche che le foto erano state esposte nei più importanti musei del mondo, per evitare che il giudizio fosse falsato dal desiderio di esprimersi in accordo con alcune comunità interpretative.

Dovendo dare un punteggio sia per la valutazione del livello artistico, sia di quello pornografico, si è anzitutto osservato che i due risultati sono risultati contrastanti: ciò che era considerato pornografia otteneva una scarsa valutazione artistica e viceversa. (Es. E’ troppo pornografico perché possa vare un valore artistico).

Le persone meno tolleranti nei confronti della pornografia hanno giudicato la semplice nudità come pornografia, sebbene alcuni di loro abbiano escluso che  immagini similari, di tipo medico, che appaiono sulle riviste scientifiche, possano essere considerate pornografiche.

Altri hanno detto che l’immagine del corpo nudo non è in sé e per sé pornografica, ma lo diventa se rappresenta un individuo sessualmente eccitato. La masturbazione dunque rappresenterebbe la soglia per la pornografia. Altri ancora hanno sostenuto che dovevano essere almeno due persone nell’immagine, per poterla qualificare come pornografica.

Molti partecipanti hanno spiegato che, a loro avviso, ciò che definisce la pornografia è in particolare l’attenzione data dall’artista alla zona genitale, mentre altri hanno definito pornografica l’immagine che ritrae un atto sessuale in assenza di una relazione. Per altri realmente pornografici sono da considerare i “comportamenti estremi”, come la penetrazione anale, la bestialità, la pedofilia.

Infine, alcuni hanno affermato che nell’immagine non c’è nulla di pornografico.

Non una sola persona, fra i partecipanti, si è identificata sia come “religiosa” sia come “di mentalità aperta sulla sessualità”, come se le due condizioni non potessero naturalmente convivere.

Le persone con mentalità aperta sul sesso sono prevalentemente quelle che si sono distaccate dai valori religiosi, oppure a seguito delle proprie esperienze sessuali o della frequentazione dell’ambiente accademico.

I partecipanti si sono classificati come “liberali” (aperti sulla sessualità) o “conservatori” (chiusura mentale sulla sessualità). Per questi ultimi, la sessualità era vista come un fatto privato, sacro, che genera vergogna. Chi aveva un approccio “aperto”, invece, vedeva la sessualità come qualcosa di normale, di naturale, una cosa che si fa tutti i giorni e alla luce del sole.

Una donna ha descritto il suo approccio “aperto” in questi termini: “La mia formazione, la mia famiglia, sono “aperte”. Posso parlare con mia madre di sesso. Posso dire “pene” o “nudo” a casa mia”.

Come si vede, questa persona afferma la sua identità di persona aperta, discute le sue origini, crea una connessione tra la sua identità e la sua visione delle immagini, e dimostra la consapevolezza che altri possono interpretare la fotografia in modo diverso.

Coloro che hanno visionato molte immagini sessuali, mostrano di avere maggiori sfumature nel decidere se certe immagini siano o meno pornografiche.

Le persone religiose hanno affermato di non avere molta competenza in questo campo e di essere determinate a continuare così. Inoltre, gli individui più anziani hanno fornito giudizi sulla pornografia significativamente minori. Data l’età giovanile dei partecipanti allo studio, questo potrebbe essere correlato al fatto che una maggiore età potrebbe coincidere con una maggiore esposizione alla pornografia.

Per comprendere come l’arte si discosti dalla pornografia, vale anche la pena di definire l’arte: essa è stata definita come qualcosa di piacevole, adatto per la visualizzazione pubblica a tutti gli spettatori, in particolare sulle pareti dei musei e nelle pagine dei libri d’arte. L’arte non dovrebbe provocare pensieri lascivi. Questo approccio considera arte anche le rappresentazioni di oggetti raffinati, eleganti, o “di classe” contro rappresentazioni grossolane, volgari, di cattivo gusto, o di basso livello, che appunto, non sono arte.

Altri hanno considerato “arte” tutti quegli oggetti difficili da creare, che richiedono talento, immaginazione, formazione, per poter dare allo spettatore delle sensazioni particolari. (Es. c’è una certa maestria nel ritrarre questa immagine)

Un oggetto artistico tuttavia dovrebbe essere anche, a suo modo, originale, impegnativo, magari anche offensivo, sicuramente non gradito da tutti, perché in questo caso non sarebbe buona arte.

L’ approccio secondo il quale “arte è bellezza” focalizza l’attenzione sul contenuto o argomento, mentre l’approccio “arte è abilità” focalizza l’attenzione sulla forma o sulla tecnica. In
Avere una disposizione estetica in realtà significa andare al di là dei contenuti letterali (Bourdieu, 1984) imparando ad apprezzare forma e contenuto, con sguardo distaccato dalla morale.

I giudizi estetici sono realizzati in riferimento alle qualità formali dell’oggetto, non devono fare riferimento alla “moralità” o alla “piacevolezza” del contenuto
(Bourdieu 1984).

L’ approccio “arte è bellezza” oppone certamente l’arte e la pornografia
sulla base del valore morale o della attrattiva dell’immagine. Se si ha un cattivo concetto della sessualità, è difficile che si trovi nella foto di un nudo un qualche contenuto edificante; nell’ “arte come tecnica” invece la preoccupazione non è nel contenuto letterale dell’opera, ma si pone in evidenza la maestria tecnica e la creatività. In questa prospettiva il contenuto sessuale non squalifica un oggetto dal suo essere un’opera d’arte.

L’opera pornografica si presume facile da creare: richiede poco tempo, poca
energia, poca cultura, o abilità. Si presume sia ripetitiva, banale e stereotipata nelle sue presentazioni del corpo che evocano la lussuria dello spettatore. Spesso il contenuto illustrativo dell’immagine pornografica coincide con una scarsa qualità tecnica.

I partecipanti che avevano esperienza personale con la fotografia o avevano partecipato a corsi di formazione artistica, erano più aperti nei confronti dell’immagine mostrata, seppure si definivano “conservatori”. (Es. Osservo i contorni, le luci). 

Avere una formazione artistica aiuta nei giudizi (Es. un corso di arte al college mi ha fatto conoscere diversi tipi di arte che non avrei considerato arte prima. Il mio professore di storia dell’arte ci ha mostrato  immagini di corpi nudi e immagini controverse. L’opera deve essere considerata un mezzo di espressione dell’artista e le immagini non devono essere necessariamente belle)

Più che una formazione artistica generale tuttavia, è stata la formazione all’arte fotografica a fare la differenza nella valutazione della fotografia. Questi soggetti riuscivano a valutare forme, abilità, formazione, pensiero creativo, difficoltà. Coloro che non sapevano nulla di fotografia, tendevano a valutare l’immagine in base alla sua bellezza e al buon gusto.

I risultati qualitativi e quantitativi indicano che la formazione può plasmare l’interpretazione, attraverso l’opportunità di acquisire delle capacità interpretative.
Più specificamente, l’esperienza fotografica può modellare profondamente il modo in cui tutte le immagini fotografiche vengono osservate e comprese, anche quelle con contenuto sessuale.

In base alle risposte fornite i partecipanti sono stati suddivisi in questo modo:

. Conservatori non artisti (scarse auto-riferite conoscenze artistiche, bassa soglia  nei confronti della pornografia),
. Conservatori artisti (alte auto-riferite conoscenze artistiche, bassa soglia per la pornografia)
. Liberali non artisti (scarse auto-riferite conoscenze artistiche, alta soglia nei confronti della pornografia
. Liberali artisti (alte auto-riferite conoscenze artistiche, alta soglia per la pornografia)

Il più grande gruppo dei partecipanti allo studio (24 per cento) aveva una limitata
conoscenza sulle convenzioni artistiche o fotografiche e una bassa soglia nei confronti della pornografia (conservatori non artisti).
Questi individui hanno fornito la più prevedibile delle valutazioni, quasi sempre assegnando all’immagine un alto punteggio di pornografia e punteggi bassi per quanto riguarda l’arte. Essi pensavano che l’arte doveva essere sempre bella e piacevole, e vedevano quella fotografia come qualcosa di sporco, brutto e volgare, e, quindi, come non arte. (Ad esempio, una donna evangelica molto religiosa ha detto: Penso che mostrare una persona nudo o qualcosa di sessuale sia pornografia. Il personaggio si masturba in questa fotografia, dunque il punteggio è 10 in pornografia).

Questo gruppo si è concentrato soprattutto sul contenuto della fotografia
nella sua valutazione, non ha riferito nulla circa le caratteristiche tecniche dell’immagine e la sua forma.

Un altro gruppo (19 per cento) dei partecipanti allo studio può essere considerato come “liberali non artisti”. Come i conservatori non artisti, questi soggetti non hanno dimostrato conoscenza artistica o fotografica, e considerano l’arte secondo il paradigma ‘”arte è bellezza”. Si differenziano dal gruppo precedente sul contenuto dell’immagine, con reazioni positive o neutre. (Es. Veniamo al mondo nudi. Io non credo che la nudità sia una una cosa negativa. . . . Credo che il corpo umano sia un’opera d’arte).

I soggetti di questo gruppo hanno considerato la fotografia come appropriata per l’esposizione pubblica. Le loro osservazioni non facevano minimamente riferimento a illuminazione, forma, o tecnica. Hanno solo pensato che la
foto fosse gradevole, mentre altri non ne sono rimasti particolarmente colpiti e le hanno attribuito un punteggio basso, sia in pornografia che in livello artistico.
(Es. Non è pornografica. Non sarei offesa se avessi figli che la vedessero. Masturbarsi è una cosa che gli uomini fanno. Non è possibile nemmeno
dire se il soggetto si masturba, forse ha un prurito. Non è arte, è solo la vita).

Questo è un modo logico di interpretare per chi non ha trovato scioccante il contenuto dell’opera, ma mancava di una formazione adeguata per valutare la tecnica della fotografia. I “Liberali non artisti” hanno valutato il carattere artistico dell’immagine in modo simile ai “conservatori non artisti”, ma che avevano una diversa reazione alla natura sessuale dell’immagine.

In contrasto con i liberali non artisti, i “liberali artisti” non solo avevano verso la pornografia una soglia alta di tolleranza, ma avevano anche un maggiore allenamento alla visione di tali immagini.

Questo gruppo, comprendente, il 20 per cento dei partecipanti, ha sposato la visione per cui l’arte dovrebbe dimostrare abilità e originalità, e potrebbe anche essere difficile o offensiva. (Es. La qualità della stampa è veramente buona… Non è un’immagine pornografica. Questa è più allettante, è presa di spalle. Viene da chiedersi che cosa c’è dall’altro lato, ecc.).

Per questo approccio, tener conto delle sfide tecniche coinvolte nella produzione
dell’immagine ha la precedenza sul soggetto stesso dell’immagine. Nel valutare
se l’immagine è artistica, lo spettatore riflette su come l’immagine è stata scattata, non sul fatto se sia un bene o un male scattare una foto di una persona che si masturba.

La maggior parte dei liberali artisti ha considerato sia le caratteristiche tecniche della fotografia sia il contenuto (che, a loro avviso, non era molto sessuale o offensivo). A ciò aggiungasi una più elaborata discussione sulle proprietà formali dell’immagine, come l’illuminazione, il contrasto, tonalità,  il ritaglio, ecc. Ciò detto, solo poche persone si sono spinte fino ad affermare che il contenuto era del tutto irrilevante per la loro valutazione del livello artistico.

Infine, i “conservatori artisti”. IConservatori Artisti (13 per cento) hanno mostrato conoscenza della fotografia e bassa soglia di tolleranza verso la pornografia. Applicando dei criteri estetici hanno suggerito che l’immagine poteva anche avere valore artistico, ma esso poteva essere annullato dal contenuto sessuale esplicito, che la rendeva pornografica. Questo gruppo ha prodotto le risposte più lunghe e più elaborate del campione. (Es. Non credo che la sessualità
debba essere rappresentata in questo modo. E’ quasi un modo sporco. Il bianco e nero la rende scura, sporca.. Non vedo uno scopo per una foto che riguarda un fatto privato. Non che non si debba parlare di masturbazione, ma non credo che sia una cosa che debba essere fotografata).

Sono reazioni collegate ad una identità “colta,” data l’esperienza nella visualizzazione di opere d’arte, che si trova a disagio con i contenuti, anche se apprezza la qualità degli effetti fotografici.

Quando le persone sono in grado di sviluppare più interpretazioni di un oggetto, il processo di interpretazione si lega principalmente ai tratti salienti della propria identità. L’interpretazione sembra variare non solo in base alle competenze
degli spettatori ma anche in base alle identità che gli spettatori affermano.
Questo dato supera la concezione secondo la quale l’interpretazione viene fornita soprattutto in base a competenze culturali (cfr. Swidler 1986, 2001).

Persone con identità simili, possono differire nel giudizio se hanno competenze diverse, così come persone con medesima competenza artistica possono differire nell’interpretazione se rappresentano delle identità differenti.

L’implicazione pratica di questa conclusione è che si può influenzare l’interpretazione artistica attraverso la formazione e l’esposizione a nuovi generi e criteri di valutazione e, analogamente, si può influenzare l’interpretazione, inquadrandola in modo coerente con l’ identità desiderata.

I partecipanti a questo studio hanno fornito le loro risposte in riferimento a entrambe le dimensioni di valutazione. Questo ha, ad esempio, incuriosito alcuni dei conservatori artisti, a causa delle proprietà formali dell’immagine, nonostante la loro morale fosse contraria al contenuto. Questi partecipanti si sforzavano di non fondere i due giudizi e questo li ha spinti più sulla strada del compromesso che della polarizzazione.

Dr. Walter La Gatta

Adattato da: Elizabeth A. Armstrong, Martin S. Weinberg, Identity and competence: the use of culture in the interpretation of sexual images, Sociological Perspectives,  Vol. 49, Issue 3, pp. 411–432, 2006

Immagine:
Robert Marin, Wikimedia

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