In circostanze normali, ognuno di noi mangia almeno tre volte al giorno e quindi trascorre in media circa sei mila ore della sua vita a mangiare.

Mangiare è un atto di sopravvivenza, fisiologico, ma anche un atto sociale, che ci lega all’altro sin dalla nostra nascita, se pensiamo alla vita fetale.  Il bimbo in gestazione che si nutre, attraverso la madre, costituisce il primo contatto fisico con il corpo dell’altro.   La relazione con il cibo è dunque la nostra prima relazione con il mondo, attraverso il corpo materno. Per questa ragione il cibo è simbolo di amore, generosità, fisicità, sin dai nostri primi momenti di vita.

Se la relazione con il cibo è la prima relazione che abbiamo con il mondo, attraverso la fusione con la madre, i disturbi alimentari devono essere intesi come la paura di perdere questo oggetto d’amore, e dunque la paura delle relazioni con gli altri, la paura di non sentirsi accettati o sentirsi respinti dall’altro. Il disturbo alimentare segnala una mancanza d’amore e dunque un rifugio, un modo per allontanarsi dalla realtà, un modo per non affrontare le situazioni temute, fra cui quelle della intimità e della sessualità.

Per questa ragione i disturbi alimentari, la depressione e i disturbi sessuali sono spesso associati. Un recente studio [Pinheiro et al. Sexual functioning in women with eating disorders. International journal of eating disorders 2009] ha dimostrato che più del 66% delle donne con disturbi alimentari si lamenta della perdita della libido, ma non solo: il 60% di questi soggetti prova stati ansiosi relativi alla sessualità (rispetto al 15% che non ha problemi alimentari), vive un rapporto di coppia conflittuale, ha rapporti meno frequenti,  relazioni meno durature.

I disturbi alimentari riguardano in particolare la bulimia e l’anoressia. La bulimia è caratterizzata da grandi abbuffate, durante le quali la persona ingerisce tutto ciò che le capita a tiro, in quantità molto grandi e in un breve periodo di tempo. Questi episodi sono seguiti da una sensazione intensa di vergogna e di colpa, di perdita di controllo di sé. A questa fase seguono comportamenti inappropriati, per evitare di ingrassare, come il vomito, l’uso di lassativi, il digiuno, l’attività fisica eccessiva. La persona bulimica tende a nascondersi per mangiare. Molti soggetti bulimici sono in sovrappeso, ma questo non è sempre riscontrabile. Molti soggetti sono costantemente a dieta, sempre alla ricerca di una ripresa del controllo su quel corpo che non vogliono vedere.

Nell’anoressia la persona vive una intensa paura di aumentare di peso, anche se il suo peso è inferiore al normale. Per questo adotta, attraverso severe restrizioni alimentari,
comportamenti persistenti per evitare di ingrassare. La persona anoressica sperimenta una reale alterazione dell’esperienza del peso e della forma del proprio corpo, negando la gravità del sintomo. Ovviamente questi comportamenti hanno conseguenze dirette sul corpo e soprattutto sulla sessualità. Tra l’altro, rifiutando di mantenere il peso corporeo normale (calcolato con il famoso indice di massa corporea, il BMI), la donna anoressica fra l’altro perde le mestruazioni e dunque la funzione riproduttiva.

Si stima che quasi una donna su dieci soffra di un disturbo alimentare, anche a causa della pressione sociale per avere un corpo perfetto, che spinge le donne ad essere sempre  a dieta, per soddisfare i criteri di bellezza e sentirsi accettate dagli altri. Gli uomini si ammalano di disturbi alimentari con meno frequenza, ma rappresentano circa il 10 – 15% delle persone interessate.

Il legame tra cibo e sessualità è molto stretto. In primo luogo, per ragioni fisiologiche. Nella donna si ha la perdita delle mestruazioni e il calo del desiderio, dovuto a carenze vitaminiche. Seguono poi altri sintomi, come i disturbi della lubrificazione vaginale, il dolore durante il rapporto sessuale, l’anorgasmia. Nell’uomo spesso vi sono disfunzioni erettili.

Anche le componenti psicologiche sono importanti.  Ad esempio, la persona bulimica cerca, attraverso l’ingestione di cibo, di riempire un vuoto. Un tentativo vano e inutile, che mette in evidenza la paura della relazione, dell’abbandono dell’intimità e anche, naturalmente, della sessualità. Inoltre, provando disgusto per il proprio corpo, è difficile lasciarsi andare ad un rapporto d’amore e a una vita sessuale soddisfacente.

Il problema dei disturbi alimentari non deve essere trascurato. Se è sempre più comune nella società dell’immagine in cui operiamo, è però pericoloso. Cure multidisciplinari (psicologi, medici, nutrizionisti, ricoveri in alcuni casi, …) è spesso consigliato per aiutare le persone che ne soffrono. Una volta che questo è impegnato, un miglioramento della qualità della vita sessuale spesso va di pari passo, ma non sempre. Infatti, la persona può, in un certo modo, rimanere “bloccato” in un modello di comportamenti a cui è abituato,
spesso inconsapevolmente. Quindi, anche se il problema alimentare è equilibrato, i disturbi sessuali possono persistere.

Fortunatamente esistono soluzioni, come ad esempio l’ansia sessuale, l’immagine corporea o la fantasia, esistono per aiutarti a riappropriarsi della tua sessualità,
sia individualmente che relazionalmente.

Dr. Walter La Gatta

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Pexels

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Psicoterapeuta Sessuologo Ancona - Terni | Ellepi Associati Ancona - Terni

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Ancona – Terni


– Psicoterapie individuali e di coppia

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