Disfunzione erettile e rapporto di coppia

La disfunzione erettile (DE) è una patologia molto comune, in quanto colpisce il 34,8% degli uomini di età compresa tra i 40 e i 70 anni e il 19% degli uomini sopra i 18 anni (Laumann 2005 [1] ). Si stima che siano 189 milioni gli uomini che soffrono di questa disfunzione in tutto il mondo, con 600.000 nuovi casi ogni anno. [2]

In una meta-analisi del 2001 [3], Grazia Dorey trovò, in tutta la letteratura scientifica internazionale dal 1986, solo 26 articoli in cui si fa menzione della partner nella DE. E ci vorranno molti anni affinché la medicina cominci a considerare la DE come una patologia multifattoriale complessa, che coinvolge diversi parametri, tra cui la relazione con la partner. Per quanto riguarda questo ultimo punto, fu solo nel 1999 che venne pubblicata una scala di valutazione che ne teneva conto (EDITS, S. Althof [4] ).

Per quanto riguarda i pazienti, la disfunzione erettile spesso viene considerato un conflitto personale dell’uomo, fra la parte che desidera la sessualitàà e la parte di sé che sembra non voler reagire nei tempi e nei modi desiderati. Gli uomini che cercano un trattamento per la disfunzione erettile spesso dicono che la loro partner non c’entra e che la DE riguarda solo loro.

Le donne non la pensano allo stesso modo e molte di loro cercano consigli dal loro medico anche all’insaputa del partner. Altre volte possono essere loro stesse, anche involontariamente, a creare o mantenere un problema di DE.

Esiste infatti una correlazione significativa tra la presenza di disfunzioni sessuali femminili e DE maschile (nel 56% dei casi, secondo Fugl-Meyer – 1997 [5] ). Può trattarsi di problemi di anorgasmia nel 35% dei casi, come riporta Greenstein nel 2006 [6], ma Lorraine Dennerstein, che ha studiato a lungo una coorte di donne australiane con disturbi del desiderio, ha scoperto un numero significativo di problemi sessuali maschili nei partner di queste donne [7] . Renshaw sostiene che nel 62% dei casi vi siano delle correlazioni tra disfunzione erettile e disfunzione sessuale femminile, di cui l’8% precedenti l’insorgenza della DE [8] . Castello Branco ha messo in evidenza che il rischio relativo di insorgenza di disfunzione erettile è 2,9 volte superiore per gli uomini, se la loro partner ha una disfunzione sessuale [9]. Alcuni studi hanno inoltre messo in evidenza l’alta incidenza di insorgenza di disfunzione erettile quando le partners soffrono di vaginismo (Pereira 2006 [10]).

Tutti questi studi suggeriscono che non è raro che la sessualità femminile possa generare delle difficoltà anche nell’uomo. Alcuni studi evidenziano il ruolo negativo svolto da alcune partner nell’affrontare il trattamento della disfunzione erettile, e quindi nel mantenimento della disfunzione. A volte, come ad esempio il rifiuto di stimolare il proprio compagno in difficoltà, è citato come causa di fallimento del trattamento di un farmaco per l’erezione (nel 50% dei casi – vedi Intili, 1998 [11] per le iniezioni endovenose o anche per inibitori del PDE5, 41% dei casi – vedi Atiemo – 2003 [12] ). Nella ricerca australiana condotta da Lording [13], il 22% delle donne riconosce di aver avuto un comportamento negativo nel gestire il problema del partner con DE. In una ricerca del 2005, il 24% delle donne afferma che la DE del marito è causa per loro di disagio, al punto di scegliere di non fare sesso. In questi studio però il 44% degli uomini ammette di essersi rifiutato di ricevere qualsiasi stimolo, quando si trovava in difficoltà di erezione (Colson, 2005) [14].

Può anche accadere che l’atteggiamento del partner sia responsabile della mancanza di efficacia del trattamento attuato. L’abbandono, per esempio, del trattamento, su decisione della partner è tutt’altro che raro (34% nello studio PISTES di Desvaux e Corman del 2004 [15], e 24 % per Colson, 1995 [16] ). A volte può accadere che un paziente lasci un trattamento perfettamente efficace per la DE perché la partner non si sente soddisfatta (9% nel 1991, in uno studio di Virag [17] o di Armstrong, del 1994 [18] ). Mac Cullough ha riportato nel 2002 il 37% di interruzione del trattamento per via orale a causa della decisione della partner [19] . Colpo [20], nel frattempo, aveva già notato il gran numero di coppie per le quali il farmaco prescritto senza che fosse presente la partner non venisse mai utilizzato. Anche K. Wylie ha scoperto che molti trattamenti sono stati sospesi a causa della discordia coniugale [21] .

La patologia sessuale non è mai semplice, e se la partner può essere coinvolta nell’insorgenza della DE, molti studi mostrano anche perfettamente che lei non sia meno colpita di come lo è il suo compagno.

E’ sempre più chiaro che la DE colpisce profondamente la vita delle partner di uomini con questa disfunzione. Fischer, nel 2005 [22] mette in evidenza il forte aumento dei disturbi sessuali femminili dopo l’insorgenza di una DE. E’ stata dimostrata una elevata incidenza di disturbi del desiderio (26%), nell’eccitazione e nell’orgasmo (31% per entrambi i parametri), dopo l’insorgenza di una DE. Questo accade nella coppia, indifferentemente dall’origine della DE, sia essa psicogena o organica, come evidenziato da alcuni studi sulla sessualità delle coppie dopo il cancro alla prostata. Per Crowe nel 2003, il 49% delle donne riferisce minore piacere nei rapporti sessuali [23] . Schindel nota da parte sua, nel 2005, su un campione di 1.134 donne, che il 70% di loro mostrano disturbi del desiderio, particolarmente significativi nel 52% dei casi [24] .

In uno studio del 2006 che coinvolge 500 francesi (Colson [25] ), le donne intervistate hanno riferito di considerare la DE del marito come un ostacolo alla loro qualità della vita (32%), e al loro equilibrio personale (25%), così come nel loro rapporto di coppia (25%). Negli anziani, gli effetti sembrano ancora più importanti, perché dopo i 60 anni, le cifre salgono rispettivamente al 62%, 60% e 39%. Le donne affermano di sentirsi colpite nella loro fiducia in sé stesse (20%), e aggiungono che spesso la DE può essere alla base di un atteggiamento negativo nei confronti del partner (44%)

Sono state osservate maggiori sindromi depressive nelle donne che vivono in coppia con DE rispetto a coppie di controllo (44% Shabsig [26] – 2006). Nelle coppie con DE vi sono più conflitti tra i partner (25% Hawton e Catalan, 1992 [27] ), e più desideri di infedeltà (Speckens 1995 [28] ). Inoltre, la DE è spesso invocata come motivo di rottura (17%) o di divorzio (12%), dagli uomini con DE (Lording, 2000 [13]).

La maggior parte delle coppie con DE vive una grande distanza fisica. L’uomo in difficoltà nella sua sessualità ripiega spesso su sé stesso, rifiutando progressivamente tutte le forme di comunicazione. Riley & Riley, che hanno studiato il comportamento sessuale di 128 coppie in cui gli uomini soffrivano di disfunzione erettile, hanno osservato che il 50% di loro non aveva fatto sesso da due anni e mezzo, anche se l’80% degli uomini dicevano che la sessualità era ancora importante per loro. Solo il 3,9% di queste coppie continuavano a praticare altri giochi sessuali (1,6% cunnilingus / fellatio 2,3%). Nel 90% di queste coppie, c’è tenerezza uno scambio più emotivo che fisico [29] . Dopo il cancro alla prostata, diminuisce la sensibilmente la frequenza dei rapporti sessuali (Perez [30] ) e la maggior parte delle partner dice di soffrire la mancanza di contatto fisico, di cui sentono ancora un grande bisogno (Glasdam 1996 [ 31] ).

In uno studio del 2005 su 501 donne francesi (Colson, [32] ), il 44% di loro afferma di essere particolarmente colpita dalla sofferenza del loro partner, e dal suo disagio, il 14% soffre della mancanza di abbracci e giochi sessuali per compensare il rapporto penetrativo; il 14% soffre per l’impossibilità di qualsiasi forma di comunicazione con lui. Il 7% afferma che il proprio partner non si sente abbastanza preoccupato per il proprio problema e si lamenta del fatto che lui non si prenda cura di sé. Il 6% soffre per la mancanza di affetto e per la solitudine. Solo il 6% delle donne lamenta la mancanza di rapporto penetrativo.

Tre tipi di atteggiamenti femminili, modulati dai vari comportamenti maschili, sessuali e in relazione alla DE sembrano emergere nello studio di Colson, 2007 [33]:

1)Partner ostile. Quando la mancanza di erezione negli uomini provoca rabbia e dispetto nella partner (14% dei casi), che abbandona rapidamente il sesso senza preoccuparsi del piacere del suo partner, e risponde con un atteggiamento di aperta ostilità, frustrazione (73%), rimprovero (60%), e rifiuto di nuovi rapporti sessuali (35%). Se lui diventa aggressivo nella vita quotidiana (14%) o si isola e si rifugia nel silenzio (19%), la partner non cercherà di tranquillizzarlo (70% ), ma tenderà a rimproverarlo (73%), e a mostrare una marcata sofferenza nella sua vita (55%).

2) Partner passiva. Se l’uomo tende a scoraggiarsi e a rinunciare al sesso senza cercare di mantenerlo in altro modo (34% degli uomini), lei potrebbe diventare passiva, abbandonando la propria sessualità (64%), evitando di stimolare il partner (55%), e anche di parlargli (51%). Si tratta di un atteggiamento frequente quando il partner ha la tendenza a ripetere all’infinito gli stessi tentativi di penetrazione, ormai privi di qualsiasi carattere erotico. Se l’uomo si mostrerà non preoccupato (34% degli uomini) ed eviterà l’argomento, entrambi i partner tenderanno a rinchiudersi nel loro silenzio elaborando il lutto della loro sessualità, spesso in una sofferenza reciproca e silenziosa.

3) Partner positiva. Di fronte a un uomo che adotta un atteggiamento adeguato di fronte alla DE, cercando di esprimere la sessualità in altri modi (30% degli uomini con DE), la partner è rassicurante (97%) mostra un atteggiamento attivo di cooperazione, anche a livello sessuale (86%), e non ha problemi nel sollevare la questione con lui per risolvere il problema (79%). In questo caso il il rapporto in genere non si deteriora, l’uomo non si rifugia nel silenzio, (36% di loro), può ancora essere positivo, rassicurante (90%) e rimanere in un dialogo costruttivo con la partner (89%).

Gli inibitori della PDE5 possono essere considerati farmaci pericolosi dalla partner, oppure la partner potrebbe essere spaventata da una ipersessualità del partner (“dopo lo vorrà fare tutto il tempo”), soprattutto perché non è raro che lei soffra di scarso desiderio. Ci può essere anche un senso di rivalità con il farmaco (“E’il farmaco che permette l’erezione, non il suo desiderio per me”). Altre preoccupazioni riguardano il timore di una dipendenza. Ognuna di queste preoccupazioni deve essere identificata ed espressa, per trovare soluzioni adeguate.

L’uomo con difficoltà erettile non ha perso solo l’erezione. Tutta la sua funzione sessuale è stata a poco a poco distrutta, avendo perso ogni motore erotico o sensuale, a furia di senso di scoraggiamento, inibizioni, ansia anticipatoria e timore del fallimento. L’obiettivo terapeutico non può essere solo quello di recuperare l’erezione. Occorre andare oltre e ritrovare la complicità di coppia. E su questo obiettivo la partner si mostra in genere collaborativa.

Il farmaco deve essere inizialmente prescritto con uno scopo e una durata definita. Il recupero della funzione sessuale può essere solo graduale, e entrambi i partner devono esserne consapevoli, in modo da non cedere allo scoraggiamento in fase di elaborazione.

Nulla sarà fatto contro i desideri della partner e nulla può essere fatto senza la sua collaborazione. Occorre quindi prendere atto che la sua collaborazione è essenziale.

Il sessuologo deve creare un clima rassicurante ma sessualmente stimolante; il farmaco può svolgere un ruolo chiave per permettere l’erezione, ma ha bisogno di essere accompagnato dalla eccitazione sessuale di entrambi.

Come abbiamo visto, solo il 30% degli uomini sa adottare un atteggiamento positivo nei confronti della DE. Le donne dovrebbero essere incoraggiate a svolgere il loro ruolo di partner a pieno. Esse dovrebbero ad esempio rassicurare il partner che ha fretta di usare l’erezione finalmente ottenuta e lasciare che si prenda il tempo necessario per la penetrazione. Se lui si sente scoraggiato da un’erezione instabile, la partner può riprendere la stimolazione ed incoraggiare l’uomo a riprendere l’attività sessuale in altro modo.

Molte coppie tendono a limitare l’attività sessuale ad una penetrazione precoce, soprattutto coloro che temono di perdere l’erezione. La terapia di coppia è l’occasione per cercare una maggiore diversificazione nell’attività sessuale. Questo potrebbe provocare una grande rinascita della vita sessuale di una coppia, o addirittura suscitare nella donna una maggiore motivazione verso la sessualità che in precedenza era per loro troppo stereotipata e scarsamente divertente. La terapia potrà essere pensata anche analizzando il profilo di personalità della partner.

Quando la partner è ostile e nella coppia si sono vecchi conflitti o ostilità, mancanza di dialogo, senso di isolamento dei partners, può essere difficile per il terapeuta focalizzarsi sulla DE. In questi casi il terapeuta dovrà riconoscere i propri limiti e semplicemente rassegnarsi alla impossibilità di risolvere i casi in cui il problema sessuale è solo uno dei tanti problemi della coppia.

Quando la coppia è segnata dal ruolo del maschio dominante, come è stato dimostrato da Widmer e Levy nel 2003 [34] , la donna si limita a ruoli passivi e raramente prende l’iniziativa o una decisione. Quando l’uomo incontra una difficoltà sessuale, è spesso difficile per lui adottare un atteggiamento attivo di problem solving. I comportamenti sessuali di queste coppie sono spesso stereotipati e poveri, con poche strategie alternative in caso di difficoltà.
E’ importante incoraggiare la partner ad una maggiore partecipazione alla sessualità della coppia, aiutandola a superare i tabù e le inibizioni. La donna dovrà essere sempre meno accudente e sempre più seduttiva, rafforzando il ruolo femminile.

Se la partner è positiva, e si tratta del caso più comune (il 70% per Lording nel 2000 [13]), ciò promette un migliore trattamento (Hawton e catalano, 1992 [35] ), e migliori risultati. Ma una partner positiva non sempre è una persona che prende l’iniziativa (solo il 60% di coloro che vengono considerate “positive” lo sono. Vedi Colson 2005 [14]). Si può avere paura di aggravare la situazione, o di non sapere cosa fare per aiutare il partner.

Il ruolo del terapeuta in questo caso è quello di rafforzare il ruolo della partner che può essere rassicurante di fronte ai comportamenti ansiosi del paziente con DE.

Nel caso la partner non esista, specialmente nel caso in cui l’uomo dichiara di non avere una partner a causa del suo disturbo erettile, siamo di fronte ad un problema di identità virile (Lording [13]). Starowicz e Lew [36] ritengono che in questo caso siano più efficaci le iniezioni intra cavernose. A volte l’uomo chiede una terapia individuale perché non vuole far conoscere il problema alla partner (il 40% in uno studio di Mirone del 2002 [37] , o il 47% dei casi in Klotz [38] ). E questo ci porta di nuovo ad una identità maschile ferita e all’uomo solo con se stesso nell’affrontare il problema.

Può anche accadere che la partner non sia unica. Jackson e Lue hanno pubblicato nel 1998 uno studio relativo a uomini con DE che avevano più partner sessuali e una certa dipendenza da farmaco [39] .

Vi sono poi le coppie dello stesso sesso, ma questi soggetti sono generalmente esclusi dagli studi scientifici.

Conclusione

A lungo ignorato o frainteso il ruolo della partner è considerato oggi una delle principali strategie terapeutiche per la disfunzione erettile. La relazione di coppia è lo spazio dove compaiono i sintomi sessuali, ma è anche lo spazio dove essi possono essere risolti. Il vero obiettivo, nella DE come in altre disfunzioni sessuali, non è solo un sollievo sintomatico, ma piuttosto il graduale recupero della funzionalità sessuale, e la rinascita della complicità di coppia. A lungo ignorata, sempre coinvolta, la partner può essere il fattore chiave della guarigione da una DE. Una strategia terapeutica ben condotta deve dunque tener conto non solo della partner ma anche della relazione di coppia.

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Adattato da: Dysfonction érectile, et la partenaire ? FF3sS

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:
Tamara de Lempicka

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