recuperare il rapporto
Salve, la mia situazione è molto critica. Ho 36 anni, sono sposata da 8 anni con un uomo con cui sto da 15 anni, abbiamo una bambina di cinque anni.

Ho un ottimo lavoro, con delle possibilità importanti in termini di carriera, sono indipendente economicamente e mi faccio carico di tutte le spese riguardanti nostra figlia e buona parte delle spese della gestione domestica, perchè tra i due, io ho uno stipendio più alto e un contratto dipendente a tempo indeterminato, mentre mio marito è meno costante come introiti.

 

Da 4 anni il rapporto con mio marito è entrato in una crisi profonda e non so come uscirne. Il problema principale sono io, tutto è iniziato con un’insoddisfazione latente per la nostra vita, per la mancanza di feeling tra noi e le scarse attenzioni che mio marito mi rivolgeva, essendo un carattere molto chiuso.

 

In realtà, lui è sempre stato così, non ha mai avuto l’urgenza fisica di stare con me, potevano passare settimane senza fare l’amore e per lui non era un problema; il mio entusiasmo in passato bastava ad entrambi ed è stato il motore del nostro rapporto. In pratica, ho fatto sempre tutto io…persino la decisione di sposarci è partita da me, quasi dovessi convincerlo. Sono sempre stata forte ed indipendente e per carattere tendo a fare tutto da sola e non chiedere aiuto.

 

Da quando è nata nostro figlia, però, questa mia autosufficienza è venuta a mancare e fare tutto da sola mi faceva sentire, effettivamente, sempre più sola. Mio marito sembrava non vedermi, non si accorgeva di quanto fossi fragile, perchè troppo preso dai suoi problemi di lavoro. Per lui il nostro rapporto era perfetto, anche se passavano mesi senza che ci toccassimo. Io dovevo affrontare analisi, le ecografie, le mie infinite paure, i problemi al lavoro da sola, perché prima lui era depresso per la mancanza di lavoro, poi il lavoro è arrivato ed è sparito perché assorbito e stressato dal troppo lavoro.

 

Mi ricordo come fosse ieri la prima ecografia, aspettare due ore con il terrore di sentirsi dire che è tutto un errore, che non c’è nessun bambino. Poi è andato tutto bene e gli ho telefonato sopraffatta dalla felicità…e lui? “Ah si, ok, scusa ma adesso ho da fare…” E’ strano come queste piccole cose siano tornate a galla tutte insieme, cose a cui pensavo di non aver neanche fatto caso.

Ci svegliamo la mattina ad orari diversi, ci vediamo solo la sera a cena, il tempo di cenare (per lo più con lo sguardo di lui fisso sulla TV) e lui se ne va sul divano. Questa è la nostra vita di tutti i giorni, che a me non andrebbe bene neanche se avessi 80 anni, figuriamoci ora che non ne ho neanche 40.

 

Ho provato in passato a sollevare il problema e a parlarne con lui in modo pacato, ma lui cadeva dalle nuvole, come se fossi una insoddisfatta cronica, per lui andava tutto bene e non c’era nessun problema, era anzi normale che stando insieme da tanti anni non ci fosse più quell’attrazione fisica che c’era all’inizio (che a me sembrava carente anche all’inizio, tra l’altro).

 

Tutto tranquillo, insomma, fino a quando questa mia insoddisfazione non si è trasformata in un mio malumore quasi costante, apatia e insofferenza. Tutto questo ha iniziato a ripercuotersi su mio marito, a cui mi trovo spesso a rispondere male, senza rendermene conto.  Questo atteggiamento scontroso, che non riesco a controllare, lo fa stare male, mi dice sempre che sono insopportabile, che lo tratto sempre male, che non sono più la donna che lui ha sposato, che stare con me è quasi un incubo…credo abbia ragione. Da parte mia, la situazione è degenerata, fino a provocare un vero e proprio distacco, un rifiuto. Non riesco più a provare attrazione nei suoi confronti e le poche volte che lui prova ad avvicinarsi, mi da quasi fastidio. Quando provo a chiedergli cosa possiamo fare, lui non fai altro che attaccarmi, come se fossi pronta con una causa di divorzio a portargli via tutto. Invece di chiedersi cosa può fare per tenermi con lui e magari provare a farmi felice, sembra quasi abbia già deciso che è finita, che me ne andrò e gli porterò via la figlia e la manipolerò per fargli del male. Non ha proprio capito niente di me…anche se lo odiassi, non farei mai una cosa del genere, non me ne frega niente dei soldi e se decidessi di andarmene, l’unica cosa che veramente avrebbe importanza sarebbe la gestione di nostra figlia e cercare di farla soffrire il meno possibile. 

Nel frattempo, due anni fa ho rincontrato un vecchio amico, a cui sono sempre stata profondamente legata, con cui è iniziata una relazione. Abbiamo una profonda affinità mentale e sessuale, potremmo passare ore a parlare e fare l’amore. Con lui io sono un’altra persona, mi sento viva. Premetto che la relazione in questione non ha alcun tipo di futuro, solo che mi fa vedere in maniera ancora più netta quanto sia carente il rapporto con mio marito, dal punto di vista intellettuale e fisico.

 

Il punto è che so di poter recuperare il rapporto con mio marito, basterebbe che mi sforzassi di essere più entusiasta, più propositiva e riuscissi a controllare il mio malumore…ma non ci riesco, credo di non volerlo abbastanza. Vorrei che qualcuno mi aiutasse a trovare la forza e la lucidità per salvare il rapporto con mio marito, forse per senso di responsabilità nei confronti di nostra figlia e per il futuro che potremmo avere…ma non riesco a sbloccarmi e la mia mente continua a rifiutarlo.

Grazie in anticipo per la vostra attenzione al mio caso.

Gentilissima,

Come lei stessa dice, suo marito è sempre stato così: da quello che capisco lei lo ha conosciuto quando aveva 21 anni e lo ha sposato quando ne aveva 28, poi siete stati una coppia senza figli per qualche tempo e solo quando lei aveva 31 anni è nata vostra figlia. Mi sembra dunque di capire che la scelta di vivere con lui e di costruire con lui una famiglia non sia stata una scelta avventata, fatta quando lei non aveva ancora la maturità per capire che tipo di uomo voleva accanto, ma sia stata una scelta matura, assolutamente consapevole, che si è rinnovata ogni volta, nei vari passaggi di vita che avete affrontato.

Mi viene dunque da pensare che sia stata piuttosto lei, in questo ultimo periodo di tempo, a cambiare, probabilmente dopo aver avuto la bambina. Il fatto che lei racconti questo episodio dell’ecografia e la sua paura che tutto si risolvesse in un’illusione mi fa pensare che non sia stato facile rimanere incinta e che lei abbia veramente avuto paura di non farcela a coronare questo sogno.E’ in questo momento probabilmente che ha avuto bisogno di una persona diversa accanto, di qualcuno con cui condividere le ansie e le gioie. Suo marito invece, preso dal lavoro, prima perché non c’era, poi perché ce n’era troppo, non riusciva a investire tutta la sua energia nel progetto genitoriale e passava da uno stato depressivo ad uno stato di stress.

Probabilmente lei in suo marito in questo periodo ha visto più la persona egoista, che pensava a realizzarsi sul lavoro anziché in ambito familiare, che il compagno di vita adatto a lei e ha interpretato il suo atteggiamento distaccato come un segnale di disinteresse.Del resto è possibile che per lei sia stato anche difficile capirlo,dato che viveva una situazione opposta di successo lavorativo, con prospettive di carriera.

Stando al suo racconto, dopo la nascita della bambina la situazione è degenerata: lei comincia a rifiutarlo, la sua ricerca di contatto fisico la infastidisce, i vostri ritmi di vita sono sempre più diversi e la sera a cena, unico momento della giornata in cui vi vedete, avete ben poco da condividere. E’ evidente che, in questo quadro, una figura esterna anche non particolarmente brillante possa sembrare un stella luminosissima.

A mio avviso questa relazione con il suo amico è una sorta di tranquillante che lei ha scelto di somministrarsi, che ha lo scopo di renderla più serena sul momento, ma che non la aiuta (e non la aiuterà) a cambiare l’ambiente intorno a sé, né a darle la forza per fare quello che lei capisce sarebbe giusto fare, anche per il benessere della bambina. In più ci sono gli effetti collaterali da prendere in considerazione: portare avanti una situazione così altamente rischiosa potrebbe chiudere definitivamente anche quell’ultimo spiraglio rimasto aperto, che porta ancora ossigeno e tiene in vita la vostra coppia. Ma per quanto?

In conclusione, a me sembra che lei stia semplicemente attraversando un momento di demoralizzazione, anche perché è riuscita a realizzare tutti gli obiettivi che si era data nella vita privata, e questo potrebbe averla svuotata di quella energia e di quella motivazione che, come lei dice, era il motore del vostro rapporto. Se lei cade, evidentemente suo marito cade con lei. Se lei si rialza, anche suo marito potrà rimettersi in piedi. Credo che lei sia consapevole di questo anche se al momento non può pensare di smettere di assumere quella tisana calda che è il rapporto col suo amico.

In realtà di obiettivi da raggiungere ce ne sarebbero molti altri: c’è una figlia da crescere e tanti altri progetti comuni da poter mettere in cantiere insieme a suo marito (nel tempo libero, nel lavoro, negli hobbbies, nella casa, nelle frequentazioni sociali…).

Penso che, per ritrovare l’energia necessaria per far riavvicinare la vostra coppia sia importante ricevere un aiuto psicologico, che le permetta, in questo momento di stordimento, di capire meglio cosa lei voglia fare della sua vita e, soprattutto, quale significato voglia darle.Molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti
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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti


● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post

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Dr. Giuliana Proietti Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa 

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